Brooks e il lutto dei secondi

Oscar Eleni fra cavalli, lottatori, aquile, grandi equilibristi, ai Giochi Nomadi nelle praterie kirghize. Voglia di libertà in riva ad un lago salato bevendo te aromatico in una yurta. Distacco, la cura che serve quando ti senti soffocare e vedi gente stupita per la deriva a destra anche della ricca, o ex ricca, Svezia. Ce ne parlava, nel secolo scorso, eh sì, il grandissimo Bengt Herman Nilsson, maestro di sci del re, straordinario uomo di neve che ci ha dato il Nones d’oro nelle Olimpiadi, che ha seminato per arrivare alla splendida squadra di fondisti nello sci governata dal maestro di sport Vanoi, valtellinese che sapeva fare a pugni con gli ignoranti.

Meglio le aquile dei nomadi, così come sarebbe meglio se non ci fossero le solite minacce di tagli allo sport, come stanno facendo adesso in Francia, così come sarebbe bellissimo se la scuola dei Maestri dello Sport italiana tornasse a vivere nel giusto splendore. Abbiamo tanto bisogno di maestri adesso che il battibecco domina il mercato delle pulci sportive e si resta male se un manager di indubbie qualità (chiedere ai suoi “ragazzi”) come Raiola può permettersi di dire che Arrigo Sacchi è fuso, e non perché viene da Fusignano, per le critiche al solito Balotelli che di certo sarà sempre attore protagonista in questa commedia dell’arte dove gli sportivi sono davvero interpreti fenomenali. Recite a soggetto anche per un gol fatto di natica, baci alle maglie da lavare e tingere sempre con nuovi colori, preghiere al vento, erba brucata e mai baciata. Ora il Balo sembra un po’ fuori peso. Gioca poco, dice Mancini che ha trovato Sacchi un po’ duretto con quel talentone che alla fine è rimasto a Nizza e aspetta nuove finestre a cui affacciarsi per dire eccomi, vi stupirò. Certo resti sempre sospettoso se lo vedi andare in campo per il riscaldamento con gli orecchini, ma succede in tanti sport e nessuno dice niente.

La libertà nello sport è proprio quella di non guardare al ceto, alla religione, alla razza, ma di fare squadre se hai scelto un gioco da fare insieme. Nelle discipline che premiano l’individuo c’è ansia di fare squadra comunque, guardate cosa ha fatto Tamberi agli assoluti di atletica nel regno pescarese del maestro D’Agostino che ha portato il suo sapere ovunque, ma non è riuscito a togliere lo striscione, o forse non voleva, bello chiaro alla pedana del salto con l’asta: Giomi vattene. Quando mai. Sta riflettendo. A fine mese saprete.

Non ci sarà invece tempo per altre riflessioni nella casa del basket che sposta la sua chiesa a Bologna, dove dovrebbe sempre stare. Turbolenze azzurre, sorrisi dei militesenti dalla tenebra, con il Gallo lodigiano che sente di dover ridare qualcosa alla “sua” Milano, il Belinelli che proprio non riesce a sintonizzarsi sull’onda di Romeo Sacchetti che qualcosa nel nostro basket ha fatto e non merita certo adesso di andare alla berlina o, addirittura, fuori dalla finestra, se andasse male con Polonia e Ungheria con un gioco di dame per arrivare a nuovi assetti come suggerisce malignamente dal Pelmo, il suo osservatorio d’altura, il Pea dei viaggiatori viaggianti.

Cominciamo dal venerdì con i polacchi al Madison di piazza Azzarita, nella città dove si è già vista una selezione di quella benedetta terra che per noi è regno di grandissima atletica leggera. Era calcio. Non siamo andati benissimo, anche se poi ci siamo raccontati le stesse bugie del prima e del dopo Svezia, mandando Ventura alle Maldive per fortuna con i soldi per meditare e non fare il bagnino. I polacchi a Bologna hanno mandato, molto prima dei cestisti e dei calciatori, il più grande, il Niccolò Copernico re del cielo e della terra, l’uomo dell’eliocentrismo che non trovando una laurea a Cracovia, pur raccomandato dallo zio vescovo, la cercò nell’alma mater bolognese studiando diritto canonico e medicin,a come ricorda una lapide nella viuzza dietro via Indipendenza.

Anche il nostro basket cerca il sole, intanto trova un nuovo naturalizzato in Jeff Brooks per la gioia di Milano e il lutto di avversarie che già immaginavano di dover correre per il secondo posto, un po’ come pensa Totti della Juventus nel calcio, ma si sa che Armani e casa Agnelli hanno affinità elettive che le rendono splendide e splendenti quando gli altri hanno finito viveri ed energie. Regalo da cardinale Mazzarino del Petrucci alla casa reale dello stilista più famoso. Lo sapevano tutti che Brooks poteva diventare italiano.

Ci è arrivata prima Milano che non è soltanto brava a studiare le partite in video come il Fioretti che ha incantato la platea organizzata dal lupo Bernardi nella Milano che sale, cercando di dare al basket nuove visioni e dimensioni, come sognano Chiabotti o Bassani, come ci dice il Corriere che ha avuto il privilegio di esserci, come l’anno scorso quando Pianigiani fu presentato alla stampa, e anche in questo caso la barriera era una invisibile lista dei personaggi non graditi e quindi neppure invitati. Giusto così. Perché non riconoscere che ora il pass libero te lo danno soltanto ai giochi nomadi? Il resto si paga. Tutto e anche caro come ha detto qualcuno dei presenti: sembra fossero non più di 80, ma in piena prestagione erano già parecchi.

Torniamo ad Azzurra, adesso che Melli ha sistemato i conti con la Germania del suo rilancio in ogni senso. Lo abbiamo mandato dal Trinchieri a Bamberg borbottante e poco sincero sui motivi dell’addio nella Milano dove comandava, sul campo, vicino al campo, a bordo campo, ancora il marchese del Grillo. Bambino di talento, regalato come giocatore completo ad Obradovic per i successi in Turchia, ora uomo fatto e testa quadra che ci sta bene nel gruppo. Peccato che alle prossime due finestre non ci possa essere e persino Petrucci dovrà ammettere che siamo davvero davanti ad una gara a chi vuole pisciare più lontano che inquina la sorgente basket più di quelli che hanno avvelenato i nostri fiumi, come direbbero sull’Olona, in attesa che riaprano i Navigli per creare la Versailles sull’acqua che ci mancava adesso che aumentano, non c’erano dubbi e non conta il colore o la fede, il prezzo dei mezzi pubblici.

La Milano che freme per le Olimpiadi apre a Bisceglie un centro sportivo che sarà affidato al comitato regionale lombardo della federcanestro, una piccola Coverciano del cesto, gioca pesante contro Cortina e Torino per sapere chi sarà il gallo nel pollaio olimpico. Se vanno avanti così, figurarsi se non replicheranno lontano da questa Madonnina, decideranno tutto i vecchi marpioni olimpici che non voglio grane, stanno già assorbendo male l’idea che le Olimpiadi sono un affare troppo caro per tutti, anche se restano sempre il massimo nella storia dello sport.

Torniamo a Bologna da Fremebonda Azzurra chiedendo amore per la Nazionale, anche se non è il massimo, adesso e pure con i due della NBA come vi giurerebbero Pianigiani e Messina, ma soprattutto di non lasciare spazio a chi vorrebbe boicottare il memorial Porelli che vivrà nel derby Virtus-Fortitudo, lasciamo stare le sigle di sostegno, soprattutto se non sono certezze come direbbero in San Felice. All’avvocatone che ci manca così tanta mancherebbero gli sfottò della Fossa e a tutti noi quel calore e colore di una sfida che, purtroppo, non si potrà vedere ancora, almeno per un anno, e speriamo che sia soltanto uno senza mancare di rispetto alle altre che vogliono la promozione in una campionato a diciotto squadre professionistiche che sembra già esagerato con sedici.

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Brooks e il lutto dei secondi, 7.5 out of 10 based on 8 ratings

2 commenti

  1. R

    1) Se lo sapevano tutti in cosa consisterebbe il regalo di Petrucci a Milano ?

    2) Se tra Armani e gli Agnelli esistessero affinità elettive Milano adesso avrebbe 31 scudetti almeno…

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    1. t

      almeno 35 direi!! 🙂

      ancora la banza che fu Gentile ad allontanare Melli? Non é che se si continua a ripetere diventa vera

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