Rafa Nadal è risorto, a certificarlo non solo la vittoria nel primo Masters 1000 della stagione a Indian Wells di fronte a un iper-abbronzato Larry Ellison (il boss di Oracle è anche proprietario del torneo), ormai quasi un clone di Bruce Willis, e Bill Gates, ma un’esultanza che in chi a 26 anni ha vinto 11 tornei dello Slam (di cui 7 Roland Garros) è sembrata l’esplosione di gioia di chi per la prima volta nella sua vita ha avuto paura di non essere più al proprio massimo. La terra amica di Vina del Mar (finale persa da Zeballos), San Paolo e Acapulco (vinti, il secondo asfaltando in finale Ferrer), non vale ai suoi occhi come quel cemento a cui imputa buona parte dei suoi problemi alle ginocchia. Certo è che in California ha avuto un tabellone più facile di Del Potro, trovandosi nei quarti un Federer ai minimi termini (peraltro ai suoi tempi ha battuto anche quello ai massimi) e in semifinale uno degli sparacchioni di lusso che possono battere i quattro grandi, il suo antipatizzante Berdych, che però era in giornata no. Il Nadal extralusso si è visto soprattutto in finale, con una partenza sparata e la resistenza eroica a un Del Potro che dalla sua mattonella sparava diritti più violenti anche di quelli di Djokovic, da lui superato in semifinale dopo avere buttato fuori Murray nei quarti. Dopo un set e mezzo, quando Del Potro è inevitabilmente calato, Nadal ha conquistato break (va detto che anche nei momenti più difficili era riuscito a rispondere) e portato l’argentino all’interno dei suoi schemi pur essendo a tre quarti del vero Nadal. Ogni settimana vengono in mente considerazioni definitive (quante volte Federer è stato in declino, da cinque anni a questa parte?), destinate ad essere subito smentite, ma non si rischia molto affermando che un Del Potro sano può tranquillamente infilarsi nel posto lasciato libero dal lungo addio di Federer. Che vuole arrivare in qualche modo a Rio, quando avrà 35 anni, e per questo non si fa scrupoli di saltare il torneo a cui forse l’Atp tiene di più, cioé quello di Miami (Key Biscayne, anche se nel mondo si vende ovviamente meglio il nome Miami). Stessa scelta per Nadal, in una curiosa vita parallela con cinque anni di età di differenza che li fa considerare entrambi di un’altra generazione rispetto a Djokovic e Murray, che hanno solo un anno meno di Nadal, di Del Potro che ne ha due di meno o di Tsonga che è addirittura più anziano. Banalità vuole che solo l’assenza faccia capire l’importanza delle persone. E Nadal, quello fra i grandi che pensa di più (anche perché costretto a pensare), ci era mancato.
La Pasqua di Nadal,Devi essere identificato per pubblicare un commento Identificati
leo
18 marzo 2013 alle 18:18
Sto ragazzo è un autentico portento (al di là di altre considerazioni che potranno saltare fuori o no). Battere uno spento federer, berdich e del potro di fila a l primo torneo sul cemento dopo un anno è tanta roba.
C’è da dire che, a meno che non si giochi indoor, con questo tipo di giocatori ci va proprio a nozze.
GoogleUser28
18 marzo 2013 alle 18:24
Stefano,penso che Nadal sia almeno all’ottanta per cento della sua forma.
Rispetto a prima dell’Aventino serve benissimo,addirittura meglio.
La mentalità e l’intelligenza sono sempre le stesse,pure i recuperi – prodigiosi – da fondocampo.
Deve però guadagnare almeno un metro e mezzo nel posizionamento perchè,in condizioni normali,il Del Po che ha battuto il Djoker avrebbe risolto la pratica in due set.
Poi potremmo farci delle domande sulla consistenza reale di questa era del tennis,se dipende dalla sindrome di Hoffa(..)di un ventiseienne o dal mal di schiena di un quasi trentaduenne.
Del resto mi pare evidente che il reality sia il sogno ideologico dell’Atp:rimane di cattivo gusto l’esultanza di mister Oracle,da ultrà abbronzato,per i suoi cocchi…
Simone Basso
leo
18 marzo 2013 alle 18:31
Simo però federer e nadal sono l’ anormalità. I 92 e 93 dovrebbero prenderli a pallate (safin o hewitt su sampras e company) invece non riescono a farci partita. Vedremo se faranno come tsonga o ferrer, ovvero verranno fuori a 23-24 oppure salteremo una generazione intera. Per ora non è mai successo.
GoogleUser28
18 marzo 2013 alle 19:05
leo:si,sono due fenomeni,soprattutto l’elvetico.
Però siamo a un passo dal baraccone.
Le regole d’ingaggio li favoriscono:il sistema dei punteggi,i bonus,i sorteggi,la programmazione dei tabelloni,le condizioni tecniche,ambientali,etc.
Ed è sempre più difficile,dal punto di vista economico,supportare un numero 250 del mondo,magari giovanissimo.
Ripeto,il meccanismo(infernale)è quello del reality.
Simone Basso
Luke Holywater
18 marzo 2013 alle 20:09
@GoogleUser28:
…vedere, soprattutto nel terzo set, Nadal freschissimo e Del Potro boccheggiante, che nei due incontri precedenti aveva eliminato il numero TRE ed il numero UNO, è stato imbarazzante ….
marcopress*
18 marzo 2013 alle 20:16
Quanto ci era mancata Rafa. Articolo del direttore perfetto. L’unico dettaglio che mi permetto di non condividere: è la seconda volta che pensava di non essere al massimo, quando Djoko gli mangiava in testa. Per me, il più grande di sempre (Rafa, non Djoko).
ricca
18 marzo 2013 alle 21:33
@marcopress*: veramente la prima fu quando ritornò nel 2010 dal primo infortunio.
Comunque mancava molto anche a me.
Leonto
18 marzo 2013 alle 21:54
@marcopress*: Dai Arguto…Il tennis e altra cosa…E chi come te ha visto l’orso svedese, JP Mc Enroe, Stefanello Edberg e altri la tua affermazione e delittuosa….
Lorenzo Zanirato
19 marzo 2013 alle 05:12
@Leonto: Leonto, non farti ingannare dal solito romanticismo di quando eravamo giovani. Nadal e’ un fenomeno di talento, abnegazione e tecnica. E lo dico da fan sfegatato di Roger Federer. Al fantatennis Edberg farebbe 3 giochi al massimo contro Nadal. E’ incredibile quello che puo’ fare, gli altri giocano al massimo e lui ti tira fuori quel qualcosa in piu’.
Al netto del discorso doping, che’ tanto io parto dal presupposto che tutti siano piu’ o meno dopati li’. Djokovic e Nadal piu’, Federer meno (x grazia ricevuta).
E chi dice che Nadal e’ solo un ribattino pallettaro da fondocampo, non ha mai visto una partita di Nadal.
Ricordo l’aneddoto piu’ incredibile di questo ragazzo: non e’ mancino ! Usa l’arto superiore sinistro solo per giocare a tennis…
Di testa e piedi il numero 1 di sempre col secondo che arriva quinto.
Stefano Olivari
19 marzo 2013 alle 09:48
@leo: Fra l’altro rimane quello che, fra i quattro grandi, è maggiormente capace di difendere (in senso breriano) la sconfitta. Domenica nella stessa situazione (non per il punteggio, ma per come stava comandando il gioco Del Potro) ad inizio secondo set forse Federer, Djokovic (soprattutto il Djokovic post 2011) e Murray ci avrebbero creduto di meno. @GoogleUser28: A me questa era del tennis piace molto, di sicuro sarà ricordata come la terza Golden Age dell’era Open. Rispetto alle precedenti i protagonisti giocano un tennis più logorante, ma lo giocano su tutte le superfici (merito delle palle a peso e dimensioni variabili, oltre che del taglio dell’erba e delle vernici sopra il cemento) e si concentrano su meno tornei. Anche perché di fatto la legalizzazione degli ingaggi ha quasi azzerato le esibizioni…@marcopress*: Vero, ma quello era un Nadal sano, che temeva solo l’ingiocabilità con il miglior Djokovic. Questo Nadal aveva dubbi più ampi, un po’ come quando rientrò dal primo grande infortunio. @Lorenzo Zanirato: Vorremmo tutti giocare come Federer ma la forza mentale di Nadal è l’essenza stessa del tennis. A livelli borghiani, solo che Borg è scoppiato a 25 anni mentre a quasi 27 Nadal è ancora lì, accettando di non essere il numero uno.
Lorenzo Zanirato
19 marzo 2013 alle 10:43
“Vorremmo tutti giocare come Federer ma la forza mentale di Nadal è l’essenza stessa del tennis”
Perfetto. As usual.
leo
19 marzo 2013 alle 14:18
Mi accodo: vorremmo tutti giocare come federer, ma il più difficile da battere, probabilmente della storia del tennis, è nadal.
ricca
21 marzo 2013 alle 19:12
@Lorenzo Zanirato: perfetto. Sarebbe ora di finirla con sta storia del Nadal scarsetto che compensa solo grazie alla corsa e alla potenza.
Sa fare bene (alcune cose benissimo) tutto.
E, come solo i grandi, quando i punti contano (e la pressione aumenta) sale di livello in meniera evidente.