Favero e i gregari di Coppi

Pino Favero è morto tre giorni fa nella sua Settimo Torinese e la notizia ci ha sorpreso non tanto per il fatto in sé, pur triste, visto che l’ex corridore aveva 89 anni, ma per il fatto che per l’ennesima volta abbiamo letto della scomparsa di qualcuno definito ‘l’ultimo gregario di Coppi’. Quanti ultimi gregari di Coppi sono ancora viventi? Favero era davvero l’ultimo?

Forse Favero, da non confondersi con il Vito (oltretutto con accento diverso, Fàvero) della sua stessa epoca, maglia gialla al Tour, era davvero l’ultimo a potersi definire compagno di squadra di Coppi, ma non sappiamo che fine abbiano fatto quelli della Carpano e della Tricofilina. Di certo i monumenti come Carrea, Milano e Gismondi sono morti, fra l’altro anche pochi anni fa a riprova che non sempre il ciclismo (per non dire il doping) fa male.

Ricordare Favero significa anche ricordare, come ha fatto Gian Paolo Ormezzano sul Corriere della Sera, che Fausto Coppi è stato una leggenda dello sport italiano, forse il numero uno di tutti i tempi come icona, ma anche uno sceriffo del gruppo. In senso negativo, come quello che tranquillamente usiamo per Moser e Saronni: ma questa durezza fa parte quasi sempre del bagaglio di un campione, l’importante è saperlo. Molto spesso Coppi dava ai gregari come Favero il compito non tanto di lavorare per lui, quanto di non far vincere corridori che gli erano antipatici. Su tutti Loretto Petrucci, ex gregario di Coppi colpevole di insubordinazione e forse anche altro, al quale, su mandato del Campionissino, Favero impedì nel 1954 di vincere la sua terza Milano-Sanremo consecutiva prendendolo prima per la maglia e poi per la sella.

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2 commenti

  1. Non stento a crederlo. Al mio paese c’era uno che correva in bicicletta, bravo, passato pro ha vinto anche una tappa al tour ed è stato vicecampione italiano. Però dicevano tutti che era uno stronzo, nel senso buono del termine, cioè fra i dilettanti era spietato con compagni e rivali. Penso che per emergere in uno sport individuale un po’ stronzo lo devi essere, al netto delle qualità tecniche e individuali.

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    1. Uhm…..no, non necessariamente.
      Spesso la stronzaggine è indotta dai risultati che danno alla testa. Anquetil non era Coppi.
      Nel caso in questione poi lo sceriffismo ciclistico è dato da particolari situazioni di potere, la cosa che fa pensare è che la personalità e la leadership che lo caratterizzavano in quell’epoca era data soprattutto dal fratello.
      Mancato lui tutto sbiadì lentamente…

      Ps: in proporzione, i gregari di Coppi sono pari ai milanisti che hanno assistito a Milan-Cavese. Comunque io ne ho conosciuti uno, o meglio lo conosceva mio nonno (coppiano e bianchista) che da lui (divenuto concessionario Bianchi) comprava le bici (mai avuto bici di marche diverse prima di diventare maggiorenne, e mio nonno ci restò comunque male…). Ricordo quasi niente, ero un bambino. Mi è rimasta in mente solo una discussione in negozio, in cui spiegava di provare fastidio per come la gente lo ossequiava per essere stato gregario di Coppi e per come se la tirava dicendo di conoscere un gregario di Coppi. Quanto invece a lui sta cosa gli stava sulle palle perché mentre agli altri andava bene fare gli zerbini perché in quell’Italia un mestiere che ti permettesse di mettere assieme il pranzo con la cena era tanta roba, ma lui avrebbe tanto sognato di fare la propria carriera e correre per vincere.

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