Bobby Robson – More than a manager

Bobby Robson – More than a manager, ci ha fatto piangere. Non tanto per la storia, pur emozionante, dell’allenatore della nazionale inglese (dal 1982 al 1990) e di tante altre squadre, con un posto speciale per l’Ipswich Town anche se il cuore era per il Newcastle. Ma per ciò che ha lasciato in tutti quelli che hanno lavorato per lui: raramente abbiamo sentito Mourinho e Guardiola, strapresenti nel documentario, essere così d’accordo su qualcosa e su qualcuno.

La chiave di Bobby Robson – More than a manager, appena visto su Netflix, è tutta qui: non una storia di grandi innovazioni tattiche o piena di aneddoti clamorosi, ma di un rispetto guadagnato sul campo senza bisogno di esibire una pur clamorosa bacheca di trofei vinti in mezza Europa: c’è comunque chi ha vinto molto di più e non ha lasciato niente. Da sottolineare, il documentario fa solo qualche accenno ed è un errore, che Robson era stato anche un ottimo centrocampista, presente in due Mondiali (ma giocante solo nel 1958) con l’Inghilterra di Winterbottom.

“Giocavamo per lui – dice Guardiola, che l’ha avuto un anno al Barcellona -, era il tipo di allenatore che ti porta a giocare per lui. Al punto che quando andò al Newcastle io gli proposi di farmi un’offerta: per lui ero pronto a lasciare il Barcellona”. Suo assistente ed interprete al Barcellona, ma prima ancora allo Sporting Lisbona e al Porto fu Mourinho, che a distanza di decenni conserva per Robson una devozione assoluta: “Mai visto un allenatore resistere così bene alla pressione e guadagnarsi la stima di tutti, per me non è morto. Si muore quando muore l’ultima persona che ti ha amato”.

Fra chi lo ha amato senz’altro la moglie Elsie, presente con molti interventi, una moglie cosciente fin dall’inizio di avere sposato un uomo ossessionato dal calcio (così era Robson, al di là delle apparenze) e in casa quasi sempre assente, come ricordato dai figli, che nelle sostanza sono stati più suoi ammiratori che suoi figli.

Dal punto di vista stilistico i salti cronologici avanti e indietro aumentano la vivacità di una storia di cui tanti appassionati di calcio pensano di sapere tutto. Nel film di Gabriel Clarke e Torquil Jones, girato nel 2018, eccellente la parte sul Barcellona, nell’anno di Ronaldo (presente nel film), ma ben fatta anche quella sui Mondiali 1986 e 1990. Per Robson due enormi ferite, la prima ricordata con rabbia (e Maradona definito testualmente ‘rascal’, mascalzone) e la seconda con il dolore di chi ha visto tanto calcio e sa che con la Germania si può perdere anche giocando meglio.

A proposito di Italia ’90, nemmeno le persone più aride possono rimanere insensibili a tante immagini di cazzeggio giovanile nel ritiro dell’Inghilterra e a ciò che Paul Gascoigne è oggi, dimostrando 30 anni più della sua età anagrafica. Robson era per Gascoigne una figura paterna, in ogni senso, alternando carezze a durezza. L’unico che lo ha saputo prendere, come ha ricordato lo stesso Gazza, fino agli ultimi suoi giorni di vita cercato al telefono da Robson, che pur distrutto dal cancro, quasi 15 anni di lotta, provava con discrezione a fare qualcosa per lui.

Quando in sedia a rotelle, prima di una partita per beneficenza a pochi giorni dalla morte avvenuta a 76 anni, Robson si rivolge a un quarantaduenne Gascoigne non gli fa la morale ma solo una richiesta: “Gioca bene, Gazza”. Gazza piange e noi con lui.

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10 commenti

  1. Ottima recensione su un documentario che mi guarderò con piacere.

    Post che meritava più attenzione, ma purtroppo gli ayatollah di Indiscreto hanno deciso che il calcio si gioca solo nelle strade di Zagabria o Baires.

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    1. Niente, pure in post innocuo devi fare la testa di cazzo. Buffone

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  2. Ah ecco, Indiscreto monopolizzato dalla mafia argentino-croata, che notoriamente conta un numero sterminato di adepti qua dentro. Si vede che i #CroaziaMerda e gli #ArgentinaMerda che leggo ogni giorno sono mie allucinazioni. Ma non è che il Muro si è perso l’articolo perché ancora vittima di ebbrezza da Rubrica su Recoba?!…
    BelinBelin666, restituisci l’account a quella testa di minchia di Gatto se no parte coi gnegnegnè e dà la colpa alla Banda!…

    Ps: non avevo voluto commentare perché il tema mi pareva più umano che tecnico e non avevo nulla da dire, altrimenti mi sarebbe toccato far notare come Guardiola e Mourinho saranno pure restati colpiti da quanto “Robson è un signore!” (quasi-cit.) nel senso morattiano del termine ma il resto del mondo l’abbia sempre considerato una sorta di Ranieri che ce l’ha fatta. Ai tempi del citato Barcellona di Ronaldo si sprecavano i commenti su come sarebbe finita la Liga ad allenatori invertiti.
    Ecco, non volevo scriverlo perché mi pareva poco elegante dato il sapore di documentario ed articolo, però si, l’ho ammetto, una volta provocato l’ho scritto solo per far venire allo scoperto il cretino di turno ad accusarmi di giudicare tutto solo in base ai risultati scritti su Wikipedia. Entrino i nani e le ballerine…

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  3. Loggia, banda, ayatollah… io intravedo più logiche da caserma, coi nonni graduati che sbranderebbero volentieri dal sito le schegge irrispettose. Una roba tipo 365 all’alba. Anzi, Soldati 365 all’alba, fortuna che c è la bibbia Wikipedia a soccorrermi.

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    1. Piu una cosa tipo rambo e polizia di Hope……

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    2. Ma di quale cazzo di logiche da caserma stiamo parlando?!
      O minoranza rumorosa o nonni graduati, mettetevi d’accordo…

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    3. Art
      Citi un capolavoro
      “E un esercitazione vero tenente ?” (Cit)

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  4. visto il documentario, molto gradevole, peccato per averlo tirato un po’ troppo per le lunghe (gli ultimi 20 minuti sono un po’ inutili ma vabbè) ma resta un buon prodotto e forse un po’ troppo Barcelona-centrico (meritava un po’ di più parlare della sua legacy all’Ipswich…)

    lui comunque un po’ di campionati nella sua carriera li ha vinti, con l’Ipswich fece benissimo con i mezzi a sua disposizione e in fondo a Barcellona non fece malissimo (comunque conquistò 4 coppe, e nella Liga arrivò a 2 punti da un Real Madrid che non era proprio un dopolavoro ferroviario…) in un contesto difficile

    era una brava persona, ma nel senso più puro, difficile non volergli bene

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  5. di Robson ricordo sempre un suo aforisma: quando gli chiesero come avesse fatto a risollevare il Newcastle (mi pare fosse il 2002 o giù di lì), lui rispose “Ho messo i difensori in difesa e gli attaccanti davanti; i destri a destra e i mancini dall’altra parte”

    Ok, forse lo riduce a “Er Fettina d’Albione” (parliamo pur sempre di uno che ha allenato la Nazionale e il Barcellona!), però vedendo certi alchimisti in panchina non è nemmeno una cosa così scontata, tipo quelli che giocano con gli esterni invertiti, o i centrocampisti in difesa, o gli attaccanti a centrocampo, che avanzano solo facendo retropassaggi e che l’unico che ha licenza di verticalizzare verso le punte è il portiere (che non para)…

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  6. La smettete di impedire alla gente di commentare questo post?
    Fascisti!

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