Rifiutando la morte di Kobe Bryant

Oscar Eleni sperduto in un fiordo islandese per non rispondere alla coscienza sporca che ci ha fatto rifiutare un commento sulla morte di Kobe Bryant, rubato dagli dei, portato via nel rogo del suo elicottero privato. Eravamo sotto choc quando è arrivata la chiamata dal capo dello sport al Giornale. Non riuscivamo a pensare. Destino infame, ma perché? Insomma tutti tormenti che ti prendono quando trovi che la morte ha un suo codice e non rispetta niente, l’età, il censo, insomma la livella.

Erano le stesse cose che pensavamo quando ai tempi della Voce montanelliana  eravamo stati precettati nel giorno in cui i giornali non escono perché il pilota che amavamo di più, Ayrton Senna, bravo al volante, stupendo come essere umano, era andato oltre una curva maledetta. Da quel giorno era rimasto il rifiuto per interventi dove la vita era stata rubata, un po’ come quando al carcere di Bollate presentarono una bella squadra di calcio, ma se andavo in giro a chiedere la pena che dovevano scontare ricevevi risposte tremende: ergastolo, trenta, vent’anni.

No, lo sport ci aveva abituato a raccontare storie con un bel futuro ad esaltare la reazione di Zaniolo a quegli striscioni anche più infami di quelli che Napoli ha dedicato al Sarri esiliato da o presidente che ne ha sempre parlato malissimo. Invece c’era questo rogo, c’era lui il Mamba delle meraviglie, ma anche sua figlia tredicenne che  per tutti avrebbe fatto grandi cose. Niente, non se ne parla. Il cuore non ve lo diamo più.

Ci teniamo il magone, ritroviamo la strada di Sky che per tutta la sera lavora sulla tragedia. Bravissimi tutti, c’era l’anima, c’erano storie meravigliose raccontate anche bene, traduzioni simultanee con il groppo in gola. In un attimo il riscatto per tutte le telecronache urlate senza senso, dove chi commentava era molto più interessato al niente di tanti giocatori in campo come avviene nella NBA del barnum chiamato stagione regolare e ringraziamo chi ci ha girato il meraviglioso pezzo di Tavcar, l’uomo nato a Trieste, nella comunità slovena, sulla strada per Vienna, aiutandoci a pensare e a ragionare.

Un’altra scusa per non sfiorare il bambino con una calza su e una giù che a Reggio Emilia correva con la leva del ’77-’78 per il Menozzi che plasma da anni i talenti nella scuola più interessante nella caverna del basket che alleva i suoi pipistrelli e i suoi serpenti e ha dimenticato che il passato non è una stazione che lasciamo alle spalle, ma ciò che, nonostante tutto, continua ad essere presente come diceva il grande filosofo Emanuele Severino che ci ha detto addio da poco tempo.

Ma è la morte di Kobe e di sua figlia che ci ha rubato la voglia di guardare nella bottega dei barbieri di cestolandia, in Italia dove cercano il mago di Oz per qualche dollaro in più e lasciano morire i vivai dove imparò il Bryant delle meraviglie, dei 5 titoli NBA, dei 2 ori olimpici, il tifoso del Milan che amava Maldini, ma si era pure invaghito del Del Piero artista e del Totti campione, ma anche splendido compagno di viaggio.

Certo anche nell’Eurolega il pesce sembra puzzare dalla testa e Tomas Van den Spiegel, bravino sul campo, ora presidente dell’ULEB, l’unione delle leghe europee che Porelli regalò al grande basket, primo presidente, poi sostituito da Portela, ha fatto sapere che se non saranno difesi i diritti sportivi allora scoppierà la guerra come desidera ormai da tempo la FIBA anche dopo Baumann. Certo fra i dobloni è difficile che i soci dell’eurolega di oggi mollino per ammettere chi si è guadagnato il diritto sul campo, anche se  l’Eurocup in effetti già promuove i meritevoli.

Discorsi per distrarsi un po’ nel fiordo di Grundar, ma ecco che quelli di Sky ti mandano Kobe sul palco alla premiazione degli Oscar dove riceveva il premio per il suo docufilm, costruito sulla struggente lettera  del magnifico al basket come amore per le splendide ossessioni. Chiude in tuxedo grigio, sorridendo alla sua maniera, il Mamba accidenti, salutando alla fine le sue donne, la moglie e le figlie, usando l’italiano come faceva con Messina ai Lakers quando voleva conversazioni riservate.

Non ce la facciamo più a guardare il nero di quel fumo vicino a Malibu e non ci consolano neppure le nostre sciatrici, così brave, così, forti, così squadra anche in uno sport individuale perché forse hanno allenatori più considerati e protetti dalla federazione  rispetto al povero Cipressa che la scherma ha lasciato nella gabbia di due tigri che si guardano in cagnesco come è quasi sempre accaduto in uno sport dove in troppi avrebbero la tentazione di togliere il salvapunta e affilare le lame, come ci disse ad un Mondiale qualche atleta che viveva la sua infelicità.

Figurarsi se  con uno stato d’animo del genere ci perderemo a guardare dentro una giornata di basket del campionato che pure qualche  scossa deve averla data se in giro c’è tanta tensione, non soltanto per quello che decideranno i tre “saggi” scelti dalla Lega per sostituire il sorriso confortante del Bianchi con chissà quale fusto del pretorio capace di far sganciare un dollaro in più alle televisioni che, come abbiamo visto a Quelli che il calcio, da sempre, vanno dove c’è miglio ed ecco perché il biliardo, le freccette in abbonamento, per cui uno come Pizzul, uno bravo davvero, veniva mandato ai campionati di sci nautico piedi nudi, alle bocce.

Niente contro queste discipline, ma è per farvi capire che se il basket pretende di più quelli cercano altrove federazioni che regalano la canoa fluviale pur di andare in diretta. Temiamo che sia così anche per la povera atletica, che vediamo in tutte le versioni per le gare su strada, in montagna, rimpiangendo i giorni in cui la Cinque Mulini era evento e non passatempo, ma siamo influenzati negativamente dalle brevi viste dopo una bella presentazione in casa della Banca sponsor, con Paola Pigni scatenata come ai tempi in cui il Turri portava artisti veri al Meraviglia, trovando persino un fenomeno come Akii-Bua da far correre dove l’Olona già era color del coronavirus. Cambia tutto, ma adesso che a Sport e salute ci manderanno uno che sa giocare a golf, dicono, siamo più sereni, almeno non ci dirà, come il predecessore, che non ha mai praticato.

Salutando Bryant che gli Stati Uniti onoreranno come sanno fare loro, che il mondo dello sport piange davvero perché era nel cuore di tutti, vi dico che rinuncerò alle pagelle. Sarebbero ridicoli viaggi nel nostro piccolo  mondo, tanto più adesso che i like sono sempre meno.Diremo soltanto che la ventesima giornata ci ha regalato qualche sorpresa intrigante.

Trento che vince a Sassari con Ale Gentile mattatore al buzzer, cosa?, insomma sulla sirena, dimostra che Brienza ha ritrovato uomini dopo il bagno casalingo con l’ex Buscaglia.

Brindisi che aspetta Milano a fauci aperte, non certo impressionata dal raid dell’Armani in casa della Trieste con poco savor, ha fatto un partitone chiudendo la striscia vincente di una Brescia che sul doppio fronte si è un po’ esaurita.

Siamo stupiti che Johnson-Odom, ma anche Fontecchio, abbiano imbroccato due belle gare in fila nel nome di Reggio Emilia, la culla di Kobe.

Difese aperte a Cremona, ma la gente deve essersi divertita vedendo tanti canestri, 192 punti in due, Roma resiste nonostante tutto, certo più dei francesi che s’incazzano se l’Amerique lo vince un trottatore italiano come ai tempi di Varenne.

Mentre rimuginavamo sulla vigliaccheria nel rifiuto a scrivere di Kobe ci siamo consolati con la battaglia  vinta in trasferta da Treviso che sbancando Pistoia si è garantita la permanenza in A1 dove starebbe benissimo anche se dessero a Menetti una squadra più solida evitando che il fesso di turno ubriaco di calciomercato si avventurasse sull’ultima spiaggia per il nostro caro chef friulano.

Bella chiusura serale nella Bologna che rispondeva alla sua maniera a citofono selvaggio mostrandoci l’anima della Fortitudo di Antimo Martino contro la bella Varese di Caja che, forse, sarebbe anche più interessante se Mayo funzionasse in trasferta come a Masnago, se all’allenatore interista già provato dall’isteria di San Siro nel dopo Cagliari, faranno guidare una  squadra senza maglia rossonera adesso che si avvicina anche il derby.

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25 commenti

  1. “Difese aperte a Cremona, ma la gente deve essersi divertita vedendo tanti canestri, 192 punti in due”

    Ni,anzi no.

    Brutta partita

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  2. Questa foto è straziante. Ci mancherai Kobe, sei stato davvero troppo forte e troppo bello da vedere.

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  3. Ecco, Senna.
    Ieri ho provato le medesime sensazioni di quel giorno a Imola.
    Sgomento, incredulità, rifiuto della realtà.

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  4. Marco Belinelli: I giornali sportivi in Italia NON SONO giornali sportivi. Vergognatevi

    https://sportando.basketball/marco-belinelli-i-giornali-sportivi-in-italia-non-sono-giornali-sportivi-vergognatevi

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    1. L’Equipe: L’Etoile Bryant
      Marca: Dolor y Gloria
      As: Kobe es eterno
      Mundo Deportivo: Eterno Kobe
      Gazzetta dello Sport: Ringhio riapre tutto. ❤️

      Un giorno questa cosa varrà miliardi come una riedizione della c.d. “Merda d’autore”

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  5. Agevoliamo:

    https://mobile.twitter.com/RobMaida/status/1221744869699411968

    Mamma mia, che pena 😕

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    1. Il commento di Zapelloni (per chi non lo ricordasse ex vicedirettore – segato – alla Gazza di Monti/Cairo) non ha prezzo. Non sanno fare una ribattuta alla 9 di sera? Ma nemmeno con la fotocomposizione sarebbe successo con un “culo di pietra” vero!

      Dicasi “culo di pietra”, la figura del caporedattore centrale che…

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    2. La cosa allucinante è che nel mondo sono stati Gazzetta e corriere sono stati tra i primi a rilanciare tmz. Cioè inseguono le autoambulanze mai poi non fanno informazione. Cose da pazzi

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  6. meanwhile, la Lega Calcio, la stessa che non ha indetto il minuto di silenzio per la sua ex-gloria Anastasi su tutti i campi, ha NEGATO la richiesta dell’AC Milan di osservare un minuto di silenzio in ricordo di Bryant (squadra di cui era tifoso)… sempre peggio…

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  7. hanno fatto marcia indietro fortunatamente

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  8. Spero che non ci siamo accorti ieri mattina di ciò che sono i tre quotidiani sportivi italiani.
    Carta unta da bancone Sammontana e puro veicolo pubblicitario.

    Il problema non è certo aver messo la notizia di Kobe Bryant in un taglio più o meno defilato. La stessa cosa avvenne (almeno sul Corriere dello Sport, la Gazzetta non uscì per uno sciopero) quando morì Johan Cruyff, ovvero uno dei primi dieci giocatori all time dello sport accusato di cannibalizzare tutto il resto. Il problema non è calcio vs altri sport.
    Il problema sono i contenuti che vengono proposti giornalmente, la forma, il linguaggio, tutto.
    Per me poi il difetto più grosso è che non sono mai divertenti e questa sarebbe l’unica strada da percorrere in mancanza di vera informazione e di autorevolezza (in qualsiasi accezione si consideri questa parola).

    In definitiva, non potevamo aspettarci che facessero come l’Equipe, che ha una storica visione multidisciplinare, e tutto sommato nemmeno come i quattro spagnoli, che da anni hanno scelto di catturare l’attenzione mettendo spessissimo in prima pagina una sola notizia (ricordo atletica e tennis, non solo in occasioni di grandi vittorie).
    Guardando qua e là ho visto che ieri anche Diario Olé, brillante quotidiano sportivo di un paese in cui il basket ha ottenuto grandi successi recentemente e con tanti giocatori in NBA, non ha dedicato tutta la prima pagina a Kobe.

    I nostri fogliacci fanno schifo, ma non per lo spazio dedicato alla tragica morte di un campione amatissimo.

    P.S.
    E in ogni caso, è meglio fare – ed eventualmente sbagliare con la propria testa – piuttosto che far postare al proprio social media manager un messaggio freddo e preconfezionato tanto per allinearsi all’onda emotiva in cerca di facili like.
    Magari accettando pure che lo stesso messaggio venga per errore copiato su più profili…

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  9. Pensavo di aver sentito male nell’intervallo di Napoli-Juve, quando Caressa ha parlato di esempio nella lotta della malattia.
    Inizialmente pensavo di aver capito male, poi di non sapere che fosse anche malato.
    Poi ho capito che l’aveva confuso.
    Imbarazzo vero.
    Segnalo anche diversi profili social listati a lutto di molti top team europei di calcio.
    Il social media manager della Juve insiste sulle reactions di Zuliani in Napoli-Juve.
    Da Cialtronia é tutto.

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  10. Coffee però Kobe Bryant per l’Italia dovrebbe avere un’importanza superiore rispetto agli altri Paesi fuori dagli USA.
    Parliamo di una persona che è cresciuta in Italia, ha cominciato a giocare a basket in Italia, si è sempre sentito (ed in una certa misura lo era) italiano, ha dato alle 4 figlie nomi italiani, alla premiazione agli oscar si è rivolto alla famiglia in italiano, è tornato più volte in Italia ecc.ecc. e i nostri giornali gli hanno dedicato al massimo un terzo della prima pagina, perchè era fondamentale scrivere che Ringhio riapre tutto….
    Allucinante

    ps: e comunque diversi giornali sudamericani lo hanno messo a tutta pagina

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    1. Davvero.
      Vi consiglio di leggere “lo sfogo” di Roberto Crivelli della Gazza.
      Allucinante.
      Quando la toppa è peggio del buco.
      Come se l’Italia fosse l’unico paese dove si è giocato un posticipo.
      Come se l’insulsa Napoli-Juve fosse l’evento più importante della galassia.
      Boh, sembra che vivano in una realtà parallela.

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  11. Jer, Corsera che nel primo rilancio su twitter ha postato la foto di Lebron James….

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    1. Avranno cercato su Google “giocatore nero con la maglia dei Lakers”…

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      1. Hanno sbagliato la ricerca, dovevano cercare giocatore nero morto…

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  12. Ecco, questo evento e la sua gestione mediatica nello stivale, meriterebbe qualche riga a parte del direttore solo come lui sa fare, tanto per farsi nuovi amici.

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  13. Tutto vero quello che dite sui giornali

    Mi permetto di aggiungere una cosa che mi ha suggerito un mio conoscente

    Siamo sicuri che se lo avessero messo a tutta pagina non ci sarebbe stata una parte,anche importante, di lettori che avrebbe protestato per il troppo spazio?

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    1. Potevano fare una doppia prima pagina, quella esterna solo per Kobe, quella interna per i canottati che magari non sanno nemmeno chi fosse “Kobbe Brian “.
      D’altronde Caressa l’ha confuso con magic e il corriere online ha messo la foto di LeBron.

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  14. Tanto per parlare chiaro. Se in redazione hai bimbiminkia laureati in scienza delle comunicazioni da pagare a riga o regalandogli un praticantato questo è il risultato. Ma è una precisa linea editoriale stabilita dall’editore. E infatti Monti firma probabilmente la peggior Gazza di sempre, sicuramente la più approssimativa.

    E il Corriere… Vabbé!

    La toppa di Crivelli non merita neppure un commento: non concepisco che, davanti a un lancio del genere, non ci si sia attaccati al telefono (come ha fatto il capo dello sport del Giornale con Eleni). Smontare una pagina con un progetto grafico come quello della Gazza è una roba immediata. Forse in redazione non c’era uno capace di scrivere in battuta, forse non sono riusciti a parlare con Pessano per avvisare, forse nessuno della redazione basket era presente (tanto lo coprono con le agenzie), forse non sanno neppure fare una ricerca veloce (ah i bei tempi del Centro Documentazione che si prendeva tutte le colpe mentre si discuteva alla macchinetta del caffé), forse non sanno organizzare un mini gruppo di lavoro per buttare giù 30 righe, forse non gliene frega una fava di fare un giornale decente…

    Se volete continuo.

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  15. @merdmann

    Sono quasi certo che la “doppia” sia proprio impossibile tecnicamente (dal punto di vista industriale, non giornalistico) 🙂

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  16. Oggi la gazza tenta di rimediare mettendo la maglia di Kobe quasi a tutta pagina…coprendone poi l’angolo in basso a destra con l’immagine di uno sponsor.

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    1. ahahahhahah, oddio, non ci credevo e sono andato a controllare…

      https://static2.rcsobjects.it/images/gazzettafc_nazionale_web-Big.jpg

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  17. Non so sei peggio il titolone su Eriksen o la pubblicità per anzianotti (unico vero customer della gazza oggi)

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