Cosa guardare su Netflix: Diana In Her Own Words

Diana: In Her Own Words è un documentario molto particolare, uno dei migliori visti in questi giorni su Netflix, e la sua particolarità risiede nell’avere in gran parte la stessa Diana come voce narrante. Grazie alle famose interviste concesse all’inizio degli anni Novanta al suo biografo Andrew Morton, che scrisse il libro (dal titolo leggermente diverso: Diana: Her True Story in Her Own Words) sostenendo che quelle di Diana fossero parole ‘rubate’. Solo dopo la morte della principessa avrebbe spiegato che l’operazione era stata gestita da lei.

Trasmesso per la prima volta da Channel 4 due anni fa, nel ventennale della morte di Diana, il documentario non è il solito polpettone sui Windsor e colpisce per l’angoscia che trasmette. È fondamentalmente la storia di un matrimonio sbagliato, quello fra Diana e Carlo d’Inghilterra, sbagliato fin dalle premesse visto che già prima della cerimonia era chiaro anche alla stessa Diana il fatto di essere una soluzione di ripiego rispetto a Camilla ormai sposata Parker Bowles.

Ma un conto è essere un ripiego, un altro essere la numero due con il marito che quasi non si nascondeva. Non una Cenerentola, Diana Frances Spencer, ma una ventenne appartenente a una famiglia nobile e più preparata di qualunque altra alla vita di corte. Che però la travolse lo stesso, portandola a depressione e bulimia mentre all’esterno la sua maschera era sempre sorridente e perfetta, tra figli e occasioni mondane.

Ma se la versione di Diana, con il racconto delle piccole e grandi crudeltà di Carlo, è appunto una versione di parte, un’altra cosa sono le immagini. Fin da subito si nota una ragazza tutt’altro che del popolo, sposa del futuro (così si credeva nel 1981) re d’Inghilterra, che però fu considerata quasi in automatico la principessa del popolo.

In maniera naturale, senza marketing o particolari strategie della stessa Diana: nelle strade, agli eventi ufficiali, nelle visite di Stato, tutti volevano vedere, ascoltare, sfiorare lei. Che nei suoi pochi anni rimanenti di vita avrebbe rivaleggiato per popolarità con la Regina Elisabetta, oscurando tutti gli altri membri della famiglia reale.

Il documentario è particolarmente efficace, forse involontariamente, nell’evidenziare questo mistero: una donna senza studi, senza una professione, senza una grande bellezza e senza dichiarazioni forti, emanava un carisma straordinario che soggiogava persone di ogni ceto sociale. Un carisma che, caso più unico che raro, si accompagnava alla capacità di far scattare l’identificazione anche in chi non aveva in comune con lei nemmeno l’1% della propria vita. Documentario per i tanti lover, noi fra questi, di Lady Di.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 8.2/10 (5 votes cast)
Cosa guardare su Netflix: Diana In Her Own Words, 8.2 out of 10 based on 5 ratings

1 commento

  1. >>>È fondamentalmente la storia di un matrimonio sbagliato, quello fra Diana e Carlo d’Inghilterra, sbagliato fin dalle premesse visto che già prima della cerimonia era chiaro anche alla stessa Diana il fatto di essere una soluzione di ripiego rispetto a Camilla ormai sposata Parker Bowles.

    che palle ‘sta storia della principessa triste… credo che ci sia di ben peggio nella vita (anche dei commentatori di indiscreto)! fare la regina consorte seppur cornuta d’inghilterra (d’altronde un vecchio adagio recita “Il re fa corna ma non ne vuole fatte”) evidentemente era abbastanza allettante, dato che i matrimoni in europa ancora si fanno in due (domani con l’invasione muslim in atto non posso giurarlo)…
    E anche dopo non le era andata male, visto che non si mise col metallurgico della FIAT sempre sul filo della cassa integrazione, ma col figlio di Al Fayed, uno dei più ricchi uomini del mondo…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 2 votes)

Lascia un commento