Steve Jobs è vivo

Steve Jobs è vivo o morto? Non è una domanda che si presti a risposte ambigue e purtroppo la risposta esatta è che uno dei più geniali imprenditori della storia è morto il 5 ottobre del 2011, a soli 56 anni ma ben 8 dopo la prima diagnosi di tumore al pancreas. Una risposta che non tutto il mondo accetta, visto il rilievo che ha avuto la notizia di un presunto Steve Jobs ancora vivo e fotografato in Egitto.

Da devoti di Apple e nemici di tristissimi e brutti prodotti tecnologici low cost ci piacerebbe crederlo, ma la nostra passione per il complottismo non arriva fino a questo punto. La storia delle cure a cui Jobs si sottopose, e soprattutto di quelle a cui non si sottopose (la sua formazione post hippie gli aveva lasciato in eredità una mente libera e quindi anche una fascinazione a volte ottusa per le medicine alternative), è stranota ed è stata raccontata anche in più libri.

Di recente abbiamo letto quello, davvero equilibrato e critico il giusto (si sta parlando in ogni caso di un genio, non di un teorizzatore del 4-3-1-2), di Walter Isaacson, assolutamente da consigliare. Lo diciamo adesso essendo un po’ indietro con le recensioni, che comunque fanno meno click di un qualsiasi post su Icardi o Sarri. E noi scriviamo per i click, non per i posteri. Per questo saremmo saremmo stati disprezzati da Jobs, ovviamente (oltre che da noi stessi).

Insomma, fra trapianti e altro l’inventore della Apple insieme a Steve Wozniak (con Ronald Wayne in proporzione più sfigato, ma per colpa sua, dei tanti ‘Quinto dei Beatles’) è riuscito a sopravvivere 8 anni a un tumore aggressivo e a preparare la successione di Tim Cook con largo anticipo.

Attingendo dal serbatoio della retorica potremmo dire che Steve Jobs è ancora vivo perché ha creato un’azienda pazzesca, che nessun manuale di marketing potrebbe spiegare: il ‘Think different’ associato a un bene di consumo di lusso farebbe ridere in qualsiasi altro contesto ma non in quello Apple dove l’aria dei primi anni Settanta ha prodotto un’ossessione per il bello (da noi Prima Linea e i NAR, estremizzando un minimo il paragone) e per l’eccellenza. Che non necessariamente è innovazione, anzi nessuno dei prodotti bandiera di Jobs è stato in senso stretto un’innovazione, ma sempre rende più piacevole la vita.

Steve Jobs è dunque morto nel 2011, ma per la Apple l’addio (senza morte biologica) più grave è stato forse quello di Jony Ive, l’incredibile designer inglese che in tutto ciò che di Apple conosciamo è stato così importante da essere stato una delle poche persone trattate da Jobs con un minimo di empatia. Ive ha lasciato l’azienda qualche mese fa, non per motivi finanziari (è mega-iper miliardario) ma perché non si riconosceva più in una Apple che ha mantenuto la passione per il prodotto ma perso il sogno, quindi la capacità di far sognare. Un’azienda comunque solidissima, almeno fino a quando un altro Steve Jobs riuscirà a cambiare il mondo.

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5 commenti

  1. Non è morto, deve solo scaricare l’aggiornamento.

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  2. Io invece sono d’accordo a metà con il romanzo di Isacsson. O meglio, è una occasione sprecata.

    Perchè se è tanto accurato nella “prima parte di vita” di Jobs (diciamo, fino al ritorno in Apple) in cui davvero lo ho trovato ottimo e abbondante, vede tremendamente semplificarsi nella “seconda parte di vita”.

    Il motivo è forse da ricercarsi nel dover fare uscire il libro subito post-mortem, ma il modo in cui Isacsson racconta la nascita di alcune invenzioni (vedi l’Ipod…) in modo così rapido… dà un sapore amaro in bocca.

    Sia chiaro, resta un grande libro, ma la seconda parte non è all’altezza della prima

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    1. Secondo me per essere un’opera semi-autorizzata (in certe parti comunque Jobs ne esce come un uomo misero…) è un grande libro… parte sull’iPod secondo me giusta, anche con il capitolo sull’industria musicale… semmai meno spazio (in proporzione a quanto ci teneva Jobs, che lo riteneva il prodotto definitivo, quello che sognava fin dai Settanta) all’iPad…

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      1. d’accordo sul ritratto di Jobs; essendo una opera appunto “semi-autorizzata” immaginavo una maggior benevolenza da parte di Isacsson relativamente al Vate di Cupertino. Certo è che altre figure (Sculley o ancora peggio Gil Amelio) vengono davvero fatte a pezzi…

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  3. jobs che era in lista trapianto di fegato in pressoche’ tutti e 52 gli stati,
    alla fine direi che l’hanno trapiantato a memphis

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