Sabatini e le dimissioni per Cancelo

Walter Sabatini è sfuggito alla morte e intervistato da Emanuela Audisio su Repubblica ci è sembrato ben diverso da un uomo che sette mesi fa era in coma. Il direttore sportivo della Sampdoria guarda al futuro, che quasi certamente (da togliere il ‘quasi’ nel caso Ferrero venda il club a Vialli e soci) sarà altrove. Non all’amata Roma, viste le parole riservate a Totti (“Deve smetterla di fare l’uomo immagine”), ma a quasi 64 anni il mercato certo non gli manca. Fra le altre cose Sabatini ammette di avere sbagliato con Zhang, di avere avuto all’Inter poca pazienza anche se con i cinesi e le loro modalità decisionali, una riunione dietro l’altra, avere pazienza è difficile.

Sabatini non lo dice, perché nella vita non si sa mai, ma Indiscreto nella sua miseria morale e materiale può dire quale sia stata una delle principali cause dell’addio all’Inter, nel marzo dell’anno scorso, dopo nemmeno un anno da consulente globale del gruppo Suning. Questa causa fa di nome João e di cognome Cancelo. Non certo il laterale più forte del mondo, come è diventato per i media italiani mezzo secondo dopo avere firmato per la Juventus, ma un giocatore da Champions League e un gravissimo errore della dirigenza dell’Inter anche con il senno del prima. Non è stato riscattato per il fair play finanziario UEFA, recitano i ragionieri prestati al non giornalismo, che ancora stanno cercando di spiegare il finto prestito da 180 milioni di Mbappé e le mille operazioni fra parti correlate (alcune riguardanti anche l’Inter, tipo la Pinetina ribattezzata Suning) passate in cavalleria.

L’idea di Sabatini, ben cosciente che sul giocatore c’era la Juventus, era quella di riscattarlo entro il 31 maggio dal Valencia per i 35 milioni pattuiti nel quadro dell’operazione che coinvolgeva anche Kondogbia. Non era sicuro di poterlo trattenere per il fair play e per altre considerazioni (Spalletti che inspiegabilmente pressava per Nainggolan, il suo Jugovic, che peraltro già a Roma era in netto declino) di mercato, ma era sicurissimo di poterlo rivendere per più dei 35 milioni entro fine giugno e di sicuro non alla Juventus. Le strategie per crescere passano anche, se non soprattutto, dal mancato rafforzamento della concorrenza. Da notare che a marzo Cancelo stava rientrando in forma dopo essere tornato tre mesi prima da un grave infortunio: Sabatini lo aveva preso rotto, a maggior ragione lo avrebbe tenuto risanato. Ricevuto un no, o più verosimilmente nessuna risposta, dal mondo Suning e constatata la freddezza degli altri dirigenti interisti, quelli che fra qualche mese Marotta non vorrebbe-dovrebbe rivedere più, Sabatini ha salutato la compagnia. Un’occasione persa per lui ma anche per l’Inter.

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5 commenti

  1. z

    A quante occasioni perse siamo arrivati? Secondo un rapido conteggio a partire dal 1985, anno in cui ho cominciato a seguire il calcio, siamo a circa 3568387517481. Una più una meno.

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  2. A

    coi soldi che Suning ha investito negli ultimi 2 anni, credo che avrebbero ottenuto lo stesso numero di esposizione pubblicitaria di 1-2 film di fascia alta (di solito un film da pompare mediaticamente può costare anche 3-400M in pubblicità)… con la differenza che quelle durano un mese e poi te li dimentichi, qui hanno ottenuto una pubblicità esagerata (adesso tutti sanno chi è suning)

    semplicemente siamo diventati gli uomini-sandwich di qualcuno che dell’Inter e del calcio in generale gliene fotte un cazzo.

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  3. A

    ah, notevole il passaggio “Io volevo Cancelo per venderlo a 1€ in più il giorno dopo” e non per costruire una squadra migliore…

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    1. D

      E chi può escludere che le due cose siano collegate?

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  4. L

    Trovo che Sabatini sia un personaggio per certi versi pittoresco ma più verace di Marotta e meno “pericoloso” perché meno “ambizioso”; mi spiego: Sabatini è un uomo mercato e fa e disfa squadre, solitamente facendoci un guadagno che parzialmente ritorna al suo datore di lavoro e parzialmente utilizza per aumentare la girandola di giocatori. Marotta è uno che fa mercato in modo differente in primis, ma inoltre ha ambizioni da CEO/manager a 360 gradi di una società.

    L’addio di Sabatini mi fece dolore fisico. Non perché fosse l’unica salvezza per la squadra, ma perché appunto, significava accettare qualsiasi compromesso. Accettare i “40/50 milioni di plusvalenze” che vengono ribaditi OGNI anno dai giornali (previsti anche questo giugno). Accettare di giocare per un piazzamento e tutto il resto è business (fare uno stadio, mettere nomi cinesi a qualsiasi cosa..).
    Marotta per me accetterebbe ogni cosa se in cambio gli venissero dati pieni poteri e un ruolo più lontano dal calcio e più dentro la “finanza” che il calcio.

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