De André o Battisti?

I vent’anni dalla morte di Fabrizio De André, scomparso l’11 gennaio 1999 per un tumore, hanno ispirato tanti articoli e tanti servizi. Non si può dire, nel suo caso, che sia stato rivalutato dopo la morte perché il cantautore genovese era oggetto di culto anche da vivo, in un contesto mediatico che lo aveva elevato a santino. Di sicuro De André è stato uno dei grandi della musica italiana ed è curioso che sia morto a soli quattro mesi e pochi chilometri (a Milano) di distanza da Lucio Battisti, altro carattere difficile ma senz’altro molto più popolare di De André nonostante l’autoreclusione dell’ultimo ventennio di vita. Giusto accomunarli per l’epoca, ma De André e Battisti avevano pubblici differenti e spesso in contrasto, come di solito avviene fra le tifoserie degli artisti. Il ‘Di qua o di là’ ci sta quindi tutto, anche uscendo dal clima anni Settanta che contrapponeva i cosiddetti impegnati, con De André come simbolo, ai presunti disimpegnati come Battisti. Sinistra contro destra, in senso lato. Significativo che, almeno a nostra memoria, non abbiano mai fatto niente insieme e che raramente si siano anche solo incrociati.

La contrapposizione ha superato le generazioni, al di là dei gusti musicali e di una minoranza illuminata che apprezza entrambi, ed è arrivata fino ai giorni nostri in cui la tecnologia consente di parlare del passato come se fossimo nel 2019, come se ai nostri tempi ci fossimo messi a discutere di Modugno e Tony Dallara, cioè della musica dei genitori. Senz’altro differente è la gestione della loro memoria da parte degli eredi: De André è dappertutto, iperinflazionato oggetto di manifestazioni e di rievocazioni, mentre Battisti viene quasi nascosto come era da vivo, generando per questo anche polemiche (da ricordare quella recente di Mogol) non disinteressate. Una scelta vile potrebbe essere De André come testi e Battisti come musica, ma un artista è un pacchetto unico, con elementi non separabili, e quindi bisogna schierarsi. Di sicuro Battisti è stato un grande innovatore, sganciando la musica italiana dalla sua traduzione melodica, ma soprattutto uno che ha cavalcato con successo generi diversi, arrivando addirittura a sfiorare la disco music e il rap. E di sicuro De André, che musicalmente non ha inventato nulla partendo da Brassens e arrivando a una sorta di folk molto personale, è stato quel grande poeta che Battisti non è stato nemmeno per interposti Mogol e Panella. Scelta semplice: De André o Battisti?

De André o Battisti?

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27 commenti

  1. L

    Votato Battisti ma farei parte della minoranza (non illuminata). Sul fatto che li ascoltiamo e ne parliamo la risposta è sempre la stessa, colpa della sovraesposizione dei talent e di chi gli dà credibilità. Quando un’artista si forma ed esce “da solo” e si rende credibile, è sempre stato ascoltato, comprato, visto, scaricato, ecc… In tutti i decenni.

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  2. B

    mi piaccio entrambi ma oggi, dato il mio mood, scelgo De Andrè.

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  3. M

    Non sto con nessuno dei due.
    Per me i testi sono secondari per giudicare “la musica” e nessuno dei due faceva musica che mi piace ascoltare (tranne il tempo di morire).

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  4. L

    Ieri leggendo delle varie commemorazioni sono incappato in The André. Fenomeno abbastanza singolare direi, anche se non conoscendo gli originali delle canzoni che canta non riesco a riderne.

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  5. m

    Ovviamente tutti e due. Poi Battisti ha fatto i dischi bianchi e parliamo del paradiso.

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  6. A

    de andrè, per mero gusto personale di vicinanza al cantautorato italiano più tradizionale.

    fra le varie commemorazioni esprimo un po’ di tristezza per l’eccessiva deriva imitativa del figlio cristiano, autore pure di un paio di dischi solisti assai pregevoli e agli esordi alla ricerca di una strada più legata ad un certo rock americano (alla dire straits con il primo gruppo ” tempi duri” e alla bob dylan/tom petty con gli album a proprio nome).

    però se ci sguazzano personaggi ai confini dell’essere improponibili, perché non dovrebbe farlo il legittimo erede?

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  7. A

    >>> come se ai nostri tempi ci fossimo messi a discutere di Modugno e Tony Dallara, cioè della musica dei genitori

    perfetto, facevo giusto stamattina la stessa riflessione su come in ambito musicale a partire dagli anni 60 ci siamo cristallizzati: oggi non è difficile sentire in radio Beatles e Rolling Stones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison ecc…

    ma voi vi immaginate un ragazzo degli anni 60 che ascoltava… boh, chi c’era in voga negli anni 20 e 30?

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  8. P

    Voterei entrambi, perché artisticamente li apprezzo molto entrambi e possono benissimo coesistere.

    Ho votato Battisti in segno di protesta contro la santificazione deandreiana. Tenete presente che qui a Genova De André viene tirato fuori ovunque e per qualunque motivo: ogni settimana, almeno in un recanto* della Liguria, c’è un tributo a De André o un’iniziativa su De André. Se sei un musicista dilettante, il tributo a De André è una tassa da pagare, letteralmente, prima o poi. E anche i professionisti prima o poi devono versare l’obolo artistico: quelli che ci credono e quelli che ci credono meno ma tanto bisogna farlo.
    Così, anche se apprezzi il repertorio di FdA, dopo un po’ ti esce dalle orecchie e vorresti avere con la sua opera un rapporto meno morboso, più distaccato.
    Per Battisti c’è il problema opposto, ma i dischi ci sono, si possono ascoltare tutto il giorno, volendo, senza che si creino conventicole di tifosi devoti come con De André.

    *angolo nascosto

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  9. I

    bella la citazione di Brassens che, a parte i baffi, in molte cose assomigliava a de andrè. personalmente gli preferisco Brel, ma sono giudizi personali.
    fra i due Battisti

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  10. C

    L’unico che ha scritto qualche pezzo un po’ più rock, quindi Battisti.

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  11. G

    Decisamente Battisti. De Andrè, a parte una manciata di brani mi fa venire due palle così come tutti gli altri cantautori italiani.

    In più detesto De Andrè per ciò che rappresenta: figlio di papa’ alto-borghese, radical-chic che gioca a fare l’anarchico, sferzando la borghesia della quale invece era parte integrante. Fossi stato un borghese della sua eta’ a Genova la chitarra gliel’avrei spaccata sui denti…

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  12. r

    Lo spezzino che viene fuori 🙂

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    1. A

      no è il socialdemocratico liberale di sinistra

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      1. G

        Che appunto non c’entra un cazzo col radical-chic anarchico alto-borghese.

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    2. G

      Anche 😉

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  13. E

    Se Battisti non avesse fatto più nulla dopo Mogol, il mio voto sarebbe molto tormentato ma vincerebbe di una incollatura Battisti per la sua carica innovativa rispetto alla stagnante tradizione melodica italiana. Siccome dopo Mogol (a parte la parentesi Velezia) sono arrivati con Panella Don Giovanni e la sequenza degli “album bianchi”, il tormento è superato e Battisti vince a mani basse.

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  14. M

    Li ascolto entrambi e mi piacciono entrambi. Due mostri della musica mondiale. In Italia gli si avvicina soltanto il grande Vasco, uno che ha sempre fatto grande musica e grandi testi di vita vissuta.

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    1. M

      Ecco…che Vasco abbia sempre fatto grandi testi di vita vissuta non ne sarei convinto.
      A parte che “secondo me” è bollito da quasi 30 anni, “passami l’asciugamano, quello bianco li sul divano…dai che c’ho freddo….” non mi è mai sembrata tutta questa poesia….

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  15. E

    Vorrei sinceramente sapere dagli appassionati di Vasco quali sarebbero i suoi grandi testi di vita vissuta. Mi basterebbero anche citazioni di singoli versi. O anche singole parole.

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    1. A

      a me è sempre piaciuto quell'”eeeeeeh!”

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    2. M

      Ambarabaciccicoccò è vita vissuta, soprattutto l’impiego statale del figlio del membro di partito.

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      1. I

        asilo republic 😉

        siamo soli capolavoro assoluto

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    3. z

      “Eh già, sono ancora qua”.

      Più vissuta di così…

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  16. L

    Voi competenti state solleticando noi incompetenti.
    Sapevatelo 😀

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  17. t

    Colpa d’Alfredo 😃

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  18. M

    La vita vissuta è vita vissuta. Quando chiedi il sale a tavola mica dici “Taci, sulle soglie del tavolo non odo parole di cloruro di sodio” (quasi Vate(r) cit.) ma dici “passami il sale per favore”. Idem in quella richiesta dell’asciugamano o in tutte quelle tutte quelle bollicine c’è tutta la poesia della semplicità della vita.

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  19. G

    Nell’incertezza voto Eleonora Dini, per la quale continuo ad avere una cotta.

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