Con Spalletti il miglior Totti

L’autobiografia di Francesco Totti, ‘Un capitano’, non brilla per retroscena e verve, ma dal punto di vista giornalistico ha avuto il merito di riaccendere le ormai antiche polemiche con Luciano Spalletti, uno dei pochi esseri umani non invitati alla presentazione del libro al Colosseo. In realtà anche a mente fredda sembrano normali questioni, parliamo della seconda incarnazione romanista di Spalletti, fra un giocatore finito, ormai ingombrante icona locale, e un allenatore al quale il club aveva dato il mandato di andare oltre Totti. Senza dimenticare che l’ultima partita di Spalletti con la Roma è stata anche l’ultima apparizione giallorossa per Totti. Ma al netto delle antipatie personali, chi è stato l’allenatore con cui si è visto il miglior Totti? Risposta semplice: Spalletti.

Da notare che Totti è stato allenato da Spalletti dai suoi 29 anni ai 33, poi dai 39 e mezzo ai 41. Non certo i periodi migliori, in generale, nella vita di un calciatore. Ecco, con Spalletti sono arrivati per Totti e da Totti 98 gol e 51 assist a beneficio della Roma in 13.674 minuti totali: significa una giocata decisiva, per gli attaccanti questi ragionamenti grezzi hanno un senso, ogni 91 minuti. In altre parole, il Totti in versione Spalletti ha segnato o fatto segnare un gol a partita. Le statistiche vanno integrate con l’osservazione e si riferiscono a versioni della Roma che tutti ricordiamo: con il primo Spalletti giallorosso Totti ha molto spesso giocato da centravanti arretrato, alla Hidegkuti (falso nueve, per i bimbiminkia dello storytelling), per se stesso ma anche per favorire gli inserimenti dei Perrotta, dei Taddei e dei Mancini della situazione. Senza dimenticare Vucinic, Giuly, Julio Baptista, eccetera… Insomma, un grande Totti che predicava calcio circondato da una serie di mezzi giocatori (mezzi ad alto livello, chiaramente).

Con Capello, per citare un’altra versione di lusso di Totti, il giocatore più forte nella storia della Roma giocava regolarmente alle spalle di una o due punte (Batistuta e Delvecchio, per dire, con Montella come alternativa): in queste cinque stagioni, dai suoi 23 ai suoi 28 anni, quindi il massimo dello splendore per un atleta, e in un numero di partite molto simile, Totti ha segnato 76 gol (e ci sta, visto che era più lontano dalla porta) e dato però soltanto 10 assist. Essendo i minuti capelliani 14.609, significa che con Capello le giocate decisive sono state una ogni 169 minuti. I numeri dicono che come incidenza sulle partite il Totti allenato da Spelletti valeva quasi il doppio di quello guidato da Capello, pur essendo più vecchio.

Curioso osservare che con un allenatore amatissimo da Totti, come Zeman, le giocate decisive siano state una ogni 166 minuti. E peggio ancora era andata con Mazzone, una ogni 325. Mentre molto meglio le cose sono andate con Rudi Garcia (una giocata pesante ogni 113 minuti) e Ranieri (una ogni 108). Insomma, con Spalletti si è visto il miglior Totti e con Totti il miglior Spalletti, anche se a nessuno dei due piacerà ammetterlo. Un’ulteriore prova che non serve essere amici per lavorare bene insieme.

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169 commenti

  1. r

    Il mitico guerino gottardi

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  2. D

    Coffee: Zambrotta è la miglior ala della storia del Bari…

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  3. M

    Il vero eclettico degli eclettici è stato ad esempio Dirk Kuyt.

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    1. C

      E fontolino fontolan?

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      1. M

        E Danielino Massaro.

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  4. D

    Paolo Rossi, Mancini era una seconda punta di fantasia esattamente come Baggio e Del Piero, altri due che (dediti sia al gol che all’assist, come tutte le seconde punte di fantasia) esattamente come Mancini hanno provato ad essere impiegati come numeri 10 puri e come centravanti, con risultati alterni esattamente come per Mancini.
    La media gol di Mancini non c’entra un cazzo, Platini ha vinto per 3 volte consecutive la classifica cannonieri nell’Italia del catenaccio in cui la zona la facevano solo due allenatori stranieri.
    Totti (a differenza di Mancini) era un numero 10 puro eccome, se poi mi dici che lo erano di più Antognoni e Pirlo ho capito che non conosci le differenze tra regista, metodista, numero 10 è secondario punta di fantasia.
    L’avessi capito prima avrei evitato di perder tempo…

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    1. P

      Mancini e Totti sono 10 (offensivi) a tutti gli effetti, Del Piero e Baggio dei 9 e mezzo (seconde punte di fantasia).
      Qualcuno (non ricordo chi) ha detto che il 10 è quello che retrocede anche in mezzo al campo, che imposta l’azione. Antognoni e Pirlo li ho citati per questo motivo, perché sono 10 (registi) di centrocampo, con il secondo che nasce 10 offensivo per giunta.
      E Mancini non era quello che stava sulla “mattonella” ad aspettare il pallone in zona goal, come ha sempre fatto Del Piero, ma nemmeno quello che giocava solo per se stesso come Baggino. Totti ne è l’evoluzione calcistica a tutti gli effetti, quindi per me Mancio resta un 10 pieno.
      Platini è fuori concorso, troppo superiore rispetto a tutti i giocatori qui citati.

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      1. C

        Del Piero ha sempre aspettato il pallone in zona goal, sulla mattonella?
        In quale fase della carriera?
        Quella australiana o quella indiana?

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    2. z

      La spieghi a me la differenza tra metodista, regista, mezz’ala di regia (il numero 10) e rifinitore? Anche in breve, oppure con dei link. Grazie.

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      1. P

        Il metodista è De Rossi.
        Il regista è Pizarro.
        La mezz’ala di regia è Seedorf.
        Il rifinitore Rui Costa.

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        1. z

          Si, i giocatori sono quelli più o meno. Chiedevo quali sono le peculiarità dei singoli ruoli, quali sono i caratteri che li definiscono.

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          1. P

            Il metodista è un centrocampista bravo soprattutto ad interdire, ma anche nel rilanciare l’azione (De Rossi, Casemiro, Leiva, Badelj, per citare alcuni esempi pratici).
            Il regista è quello che fa soprattutto gioco, quello da cui passano quasi tutti i palloni nella costruzione della manovra (e per come la vedo io non è il 10) se schierato in mezzo al campo. Per dire Veron non era un 10, era un regista/mezz’ala di regia.
            La mezz’ala di regia non è la mezz’ala “alla Berti”, “alla Vidal”, “alla Nainggolan”, ma un centrocampista con ottimi piedi, bravo dunque soprattutto con la palla nei piedi. Seedorf per me ne è l’esempio migliore. Ma anche gente come Lampard, Gerrard o Stankovic possono essere catalogati in questo mondo, seppur con meno tecnica del professore olandese.
            Il rifinitore classico è uno come Rui Costa, in grado soprattutto di mandare in goal i compagni dalla metà campo in giù. Ma anche in grado di fare goal egli stesso. In questo senso, per me, Mancini e Totti sono stati rifinitori a tutti gli effetti (da qui la loro maggiore completezza e universalità secondo il mio parametro), con molti più goal nel sangue rispetto a Rui Costa che era decisamente più centrocampista per mentalità. Ma questi per me sono numeri 10, gente che ha saputo o ha voluto anche arretrare il proprio raggio d’azione.
            I Baggio, i Del Piero, i Di Natale, etc, etc, sono delle seconde punte, sono dei 9 e mezzo.
            Che poi oggi come oggi catalogare certa gente in determinati numeri o parametri è difficilissimo vista l’evoluzione del gioco. Ma di base la penso così.
            Spero di averti reso maggiormente il mio pensiero.

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            1. z

              Si, grazie

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              1. A

                condivisibile, ma IMHO i vari Lampard, Gerrard… sono più “box to box” o centrocampisti di quantità

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                1. P

                  Infatti ero restìo ad inserirli in tale categoria. Ma per non aggiungere ulteriore carne al fuoco li ho catalogati come “mezze ali di regia” perché hanno una tecnica decisamente migliore rispetto alla “mezz’ala di pura corsa” (Vidal, Nainggolan, Berti, etc) e sostanzialmente restano delle mezze ali. Ma anche per me sono i classici esempi di “box to box” (idem Stankovic).

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  5. f

    Ecco di Del Piero si può dire tutto fuorché fosse uno che aspettava il pallone sulla mattonella mi pare…
    Anzi nella terza parte della sua carriera era quasi un “playmaker offensivo”

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    1. P

      Del Piero playmaker offensivo? Quando? Forse giusto gli ultimissimi scampoli in bianconero.
      Decisamente seconda punta.
      Playmaker offensivi allora molto più Mancini e Totti nella loro carriera.

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  6. L

    Mancini e Totti hanno fatto più o meno tutti i ruoli dell’attacco, ma solo Totti può anche essere definito vero e proprio 10. Mancini è più accostabile a Baggio Zola del Piero, gente che da 10 dietro le due punte non rendeva per ciò che era il massimo del potenziale (a baggino che pensava solo a sé stesso e i suoi numeri ammetto che sia io che i vari 9 che gli han giocato accanto non siamo stati in grado di tornare su questo post per 3 giorni)…

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  7. D

    Paolo Rossi, tu confondi il ruolo di un giocatore occasionale o durante la sua evoluzione con quello dettato dalle sue caratteristiche. A sto punto Tassotti era un metodista, visto che ci ha giocato due partite a fine carriera, oppure un libero visto che Liedholm lo impiegava lì quando mancava Baresi.
    Poi nel momento in cui mi citi come metodista De Rossi e Antognoni regista stiamo parlando di due sport diversi, meno ailaiz da vhs è più partite intere please…

    Zinzanbrocco, Pablito ne ha scritte talmente tante (il goleador Rui Costa…) che devo riprendermi, dopo arrivo con calma con la solita lezioncina con cui rendermi antipatico…

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    1. z

      Se chiedo una cosa o una opinione e’ perché sono interessato a sapere, dove sta l’antipatia nel rispondere? Casomai la cortesia.

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      1. D

        Nel mio stile?! 😂

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    2. L

      Effettivamente Antognoni non è un regista, non c’entra proprio niente col regista. E Rui aveva nel tiro in porta la sua pecca.

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      1. D

        Antognoni ha avuto la sfiga di nascere nel calcio sbagliato, in Zozzonia avrebbe fatto faville…

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    3. P

      Di grazia dove avrei scritto “Rui Costa goaleador”?
      Fai come Franco con Renzi da Floris?
      De Rossi non è un metodista? E cosa sarebbe? Una punta?
      Classico centrocampista che gioca davanti alla difesa, bravo anche ad abbassarsi sulla linea dei difensori. Più metodista di così…
      Vero parliamo di due sport diversi…

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      1. D

        Hai dato una definizione ed hai fatto un esempio: unisci i puntini.
        Abbiamo regole d’ingaggio severissime qua dentro…

        Ps: quindi i giocatori si dividono in metodisti e punte. Tu confondi ruoli con posizioni ed attitudini. Desailly era un metodista, certo…

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        1. P

          Appunto, mi vuoi dire che De Rossi non sia un metodista quindi?
          (Il metodista è un centrocampista bravo soprattutto ad interdire, ma anche nel rilanciare l’azione).
          Questo ho scritto. Praticamente la descrizione fedele del numero 16 giallorosso.
          E ti ripeto trovami dove avrei scritto “Rui Costa goaleador”…
          P.s.: da cosa deduci che i giocatori si dividerebbero in metodisti e punte secondo il mio ragionamento? Solo per aver preso questi due ruoli come esempio per farti capire la diversità fra De Rossi e il resto? Bravo, vedo che ti piace fare ironia.
          Io confonderò ruoli e attitudini (a detta tua), ma te travisi o addirittura inventi di sana pianta pensieri e parole altrui, pontificando dall’alto del tuo (presunto) sapere.

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          1. D

            No, sto semplicemente trollando. Del resto non posso restare serio di fronte ad uno che mi mette Rui Costa Mancini e Totti dentro la medesima categoria di giocatore.
            Pirlo era bravo soprattutto ad interdire, ma ANCHE a rilanciare l’azione.
            Rido…

            Ps: “…De Rossi non è un metodista? E cosa sarebbe? Una punta?…” (cit.)

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            1. P

              Quindi per te Pirlo sarebbe un metodista, deduco.
              Mi sa che sei davvero te quello che confonde ruoli, attitudini e posizioni.
              Rui Costa era un 10, come lo sono stati Mancini e Totti. Il primo con decisamente più assist (molto più centrocampista), i secondi con anche tanti goal nelle corde (molto più completi).
              Più chiaro di così si muore.
              O mi vuoi dire che Rui Costa fosse un metodista? O magari una mezz’ala di regia? O no aspetta, era un esterno. Sì, decisamente un esterno…
              Anche all’interno di una catalogazione per grandi linee ci possono essere sfumature.

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              1. D

                No, Pirlo era un numero 10. Giocava davanti alla difesa perché era pigro e non aveva voglia di raggiungere la trequarti.
                Guarda, lascia perdere le sfumature che fatichi già coi colori primari (aiutino: cyano, magenta, giallo primario); parti da lì, quando poi arriverai ai contrasti di Itten ti sarà tutto più chiaro…

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                1. P

                  Wow, non sapevo fossi anche uno studioso dei colori, lo terrò a mente.
                  Pirlo un numero 10? Sì, fino a quando faceva il fenomeno con i pari età dell’Under-21.
                  Poi han capito che a certi livelli “da numero 10” avrebbe fatto la carriera di uno Sgrò qualunque e lo hanno messo in cabina di regia, suo vero ruolo finale.
                  No perché seguendo questo tuo astruso ragionamento allora va da sé che Zambrotta fosse un’ala, non un terzino/tornante…
                  Tu lascia perdere la catalogazione di ruoli e attitudini dei calciatori, non sapresti distinguere nemmeno le caratteristiche tecniche e calcistiche dei gemelli Zenoni dai gemelli Filippini…
                  Ripassa quando avrai studiato le dimensioni delle porte e del terreno di gioco.

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                  1. D

                    AH AH AH AH AH!!!!!! Manco le battute capisci!
                    No, ma veramente stai spiegando a me l’evoluzione di Pirlo?! REALLY?!
                    Hai scritto tu che Pirlo nasce numero 10, sveglia!

                    Ps: non lo hanno messo in cabina di regia, ci è sempre stato: sia quando faceva il numero 10 nell’Under21, sia quando faceva il centrale nel Brescia, sia quando faceva la mezzala a tutto campo nella Reggina, sia quando ha fatto il metodista nel Milan. La regia è un’attitudine, non un ruolo o una posizione.

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            2. P

              A questo punto, definiscimi tu la collocazione, ruolo, posizione (chiamala come vuoi) di De Rossi, da me citato come esempio di metodista, vista la tua enorme conoscenza della materia.
              Perché a leggere te sembra davvero giochi di punta.
              P.s.: bada bene, non ho detto che il calcio si divida in “metodisti” e “punte” eh.
              Sto facendo dell’ironia.

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              1. P

                Per me 10 e regista sono due ruoli ben diversi, soprattutto nel calcio moderno.
                Se per te sono la stessa cosa, ripeto o sei ancorato ancora al calcio degli anni’30, oppure ti conviene davvero studiare da capo regole e dimensioni del campo.
                Per renderti ancora meglio l’idea Pirlo:Falcao=Totti:Platini.

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                1. D

                  Si, anche svedese e biondo sono due aggettivi diversi…

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  8. z

    Hai il mio permesso😁 anche di papireggiare

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    1. D

      🤣

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  9. m

    Paolo Rossi impreciso ma competente. Bravo.

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  10. D

    Zinzanbrocco: arrivo con la lezioncina saputella da maestrino antipatico! 😝
    Pochi sport hanno una terminologia sterminata come il calcio, anche grazie a tagliatori di brodo tipo Brera, la cui dinamicità ha fatto sì che quelli che vengono erroneamente recepiti come “ruoli” indichino in realtà peculiarità varie dei giocatori (succede anche in altri sport, vedi nel basket la differenza tra guardia e guardia tiratrice o tra ala grande ed ala piccola, etc.).
    Nel calcio riassumendo possiamo dire che i termini indichino attitudine, ruolo, posizione: tre cose che spesso vengono confuse o identificate tra loro. La prima indica le caratteristiche peculiari del giocatore, il secondo il compito che gli viene assegnato in base a queste, la terza
    Esempi, posizione: metodista, mezzala, trequartista, ala, etc. Ruolo: mediano, numero 10, tornante, centravanti, seconda punta, etc. Attitudine: incontrista, regista, rifinitore, cursore, fantasista, attaccante, etc.
    In base alla combinazione di questi tre fattori si ottiene l’identikit di un giocatore, come quando si incrociano le coordinate di ascisse ed ordinate su un grafico, solo che qui gli assi sono spesso tre. Per questo catalogare i giocatori in base alle risultanze di solo una di quelle tre categorie è fuorviante, peggio ancora se si mischiano i discorsi separando i giocatori in base a definizioni che attengono a categorie diverse.
    Esempio: Domenghini, Donadoni e Robben hanno la stessa posizione: ala. Ma non sono lo stesso tipo di giocatore, perché Domenghini era un tornante, cioè un ala (quindi una teorica punta esterna) arretrata per dare una mano al centrocampo e non sbilanciare troppo la squadra, che “torna” appunto. Donadoni invece è un fantasista, cioè un’ala che fa gioco e che con finte e dribbling disorienta le difese per aprirsi un varco e servire le punte. Robben è un attaccante, cioè uno che punta la porta per andare al tiro, anche se lo fa partendo dall’esterno.
    Quindi ognuna delle definizioni che ho tirato in ballo per descrivere la confusione dell’amico Fritz indica cose diverse, non sempre in contrasto tra loro.

    Metodista (posizione) abbreviazione di “centromediano metodista”, cioè il centrocampista centrale davanti alla difesa del “metodo”, uno dei sistemi di gioco che han fatto la storia del calcio, poi arretrato dietro i difensori per creare il libero (che infatti dei difensori è generalmente quello con più qualità di costruzione). Da allora l’espressione indica il giocatore messo davanti alla difesa (posizione) con compiti di costruzione dell’azione quando lo si vuol distinguere dal mediano (ruolo) che ha medesima posizione ma con compiti prettamente difensivi poichè è un incontrista (attitudine), nei casi più eccelsi il metodista è un regista (attitudine). Esempi da manuale: Falcao, Rijkaard, Redondo, Guardiola, Albertini, Pirlo, etc.

    Regista (attitudine): indica in un giocatore l’istinto di condurre il gioco, guidando lo svolgersi dell’azione. A seconda di come e dove sposta il pallone determina come e dove si spostino i compagni, da qui la definizione, motivo per cui possiede piedi buoni e visione di gioco. Può essere un metodista (Pirlo, Redondo, Guardiola), un numero 10 (Zidane, Detari, Valderrama, Scifo), o una mezzala (Sani, Bulgarelli, Modric). Oppure tutte le cose assieme, come Suárez che era un numero 10 che faceva il regista giocando davanti alla difesa per lanciare i compagni in contropiede.

    Numero 10 (ruolo): è il giocatore che dovrebbe più di tutti ispirare e servire gli attaccanti, difatti vi gioca solitamente poco dietro (ma non necessariamente, vedi Suárez che giocava in posizione da metodista oppure Zidane che era una sorta di mezzala a tutto campo) ma davanti al centrocampo (ed ha il compito di metterlo in collegamento in l’attacco). Generalmente ha fantasia, piedi buoni, velocità di pensiero e di esecuzione.
    Esempi classici: Rivera, Zico, Maradona, Savicevic.

    Seconda (ruolo) punta (posizione) di fantasia (attitudine): è un numero 10 che non ha il passo e la visione di gioco di un centrocampista. Un giocatore cioè che ha le skills del 10 (piedi buoni, fantasia, dribbling, intuito per l’assist) ma riesce a “vedere” solo la parte finale dell’azione ed accendendosi ad intermittenza non riesce a stare a ritmo col centrocampo, per cui per essere utile deve fare la seconda punta ma non classica (cioè un attaccante che non ha il fisico e l’indole per fare il centravanti come punto di riferimento dell’attacco e quindi lo affianca puntando la porta ma da più distante svariando per allargare la difesa) bensì fantasista, per proporre giocate imprevedibili per le difese che vadano a vantaggio proprio o del centravanti.
    Esempi classici: Sivori, Mancini, Baggio, Del Piero.

    Poi è chiaro che ogni giocatore è un unicum e fa storia a sè, però delle linee guida per identificare un giocatore ci sono, a patto di non prendere in esame particolarità eccezionali o vicende contingenti. Catalogare un giocatore in base ad un periodo particolare della sua carriera o della sua evoluzione è fuorviante (Pirlo nasce regista, il 10 e la seconda punta glieli han fatti fare in A per sacchismi vari, ma è dovuto arretrare perché come Matteoli o Pecci non aveva il guizzo e la velocità per fare il 10 puro), sentire definire Mancini numero 10 per 9 partite a fine carriera (quando un campione peraltro acquisisce un’esperienza che lo porta oltre il proprio ruolo, vedi le due partite giocate benissimo da Tassotti da metodista a cui facevo riferimento i giorni scorsi…) dopo che nel suo periodo di picco ogni tentativo in tal senso (tipo cercando di aggiungere una punta a Vialli – vedi Ganz, Branca, etc. – per arretrare appunto il Mancio) è fallito per il disagio del giocatore nell’allontanarsi dall’area, fa ridere.
    Stesso disagio peraltro di Del Piero, quando provato da Lippi come 10 puro (finché si infortunò e Zidane, inizialmente preso per sostituire Paulo Sousa, si candidò per quel ruolo) o messo da Zoff e il Trap in coppia con Totti dietro una punta (quando sarebbe bastato mettere Totti numero 10 dietro Del Piero e un centravanti) faticava perché quel tipo di giocatore “vede” solo la parte finale dell’azione e quindi tende a saltare l’uomo per puntare la porta (con tiro o assist per il centravanti) ma partendo a 40 metri dalla porta la strada si fa lunga e quindi devi saper fare anche altro.
    Idem Baggio, che da numero 10 finiva regolarmente col trovarsi più avanzato di almeno uno dei due attaccanti che in teoria avrebbe dovuto servire, dando il LA ai Sacchi di sto cazzo e ai Pistocchi di sta minchia per triturarci i maroni con la storia che “nel calcio moderno non ci si può permettere il numero 10 perché sbilancia la squadra…”
    Mi fermo qua per il momento, poi ci sarebbe una lunga digressione su certe bestialità lette in merito a certi nomi (Seedorf mezzala di regia paragonato a Verón è delirio puro, Rui Costa non era un vero numero 10 bensì un cursore di qualità – questo equivoco gli ha zavorrato la carriera – e mettere questo giocatore “verticale” nella categoria di Mancini che invece si muoveva in “orizzontale” in coppia con un centravanti 20 metri più avanti del portoghese fa sganasciare dalle risate…) ma lasciamo perdere.
    Del resto se parlando di metodisti e registi i primi nomi che vengono in mente sono quelli di De Rossi e Pizarro (e perché non quelli di Corini e Walem, visto che siamo così di becco fino?!) capisci che…

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    1. z

      Lectio magistralis impeccabilis !

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    2. A

      ooooh, dopo il pezzo sulle lollipop a sanremo, dane pubblica un’altra lenzuolata promessa da quasi un decennio…

      gentilemente, completalo con quello che manca (in primis box to box) così il direttore lo sticka fisso in home!

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  11. t

    De Rossi e’ un mediano, non certo un metodista. E’ un gattuso che e’ bravo a inserirsi e ha un buon tiro, ma non puo’ certo rilanciare l’azione.

    Mancini, Del Piero, Baggio e Zola giocavano tutti nello stesso ruolo, con qualita’ abbastanza simili, Mancini e Del Piero superiori atleticamente mentre Baggio e’ stato il piu’ bravo davanti alla porta.

    Totti ovviamente giocatore diverso, l’ultimo 10 d’alto livello sopravvissuto al sacchismo.

    Per favore evitate di citare Di Natale insieme a questi.

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    1. D

      Si, Di Natale in effetti è stata una chicca in mezzo a tutto quel folklore…

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  12. t

    Il problema della discussione e’ che il sacchismo ha ucciso praticamente i ruoli piu’ importanti: il libero e’ morto, e regista/fantasista/seconda punta sono stati sintetizzati in un unico giocatore di qualita’ in campo.

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    1. D

      Esatto! Le seconde punte di fantasia sono sempre esistite, il sacchismo vi ci ha costretto tutti i numeri 10 per trovargli un posto in campo.
      Un delitto…

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  13. L

    Unico appunto alla lectio magistralis: Rui costa è una roba tra l’8 e il 10, e il meglio probabilmente lo ha dato l’anno di terim dove interpretava questo ruolo, ma una volta arrivato al limite dell’area o alla trequarti pensava da dieci.

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    1. D

      Sicuro pensasse da 10?!
      Di certo non eseguiva da 10, non ha mai avuto il lampo, il guizzo, il genio.
      Sempre stato molto lineare, un cursore di qualità che portava palla da una metacampo all’altra per poi servire gli attaccanti ma in maniera geometrica, senza strappi.
      Per capire cosa sia un numero 10 si guardi l’azione di Zico nel gol di Sócrates contro l’Italia nell’82: chiuso da due difensori (e che difensori, non esattamente Bonucci e Chiellini…) finta, dribbling di tacco e tocco d’esterno nello spazio vuoto che mette il compagno praticamente davanti al portiere.
      Non esattamente un’azione nelle corde di Rui Costa…

      Ps: per dire, il portoghese fece meglio nella stagione con Malesani da centrale di centrocampo del 3-4-3 che non nel Milan da numero 10 puro…

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      1. D

        Meno Uno ricorda Rui Costa fare la rabona al limite dell’area…

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        1. L

          Da centrale con Malesani fece benissimo ma si spompava al 50 esimo e al 60esimo era regolarmente sostituito. Ripeto non faceva tacchi o rabone, ma assist geniali sì.

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  14. U

    “il sacchismo vi ci ha costretto tutti i numeri 10 per trovargli un posto in campo.”

    ma perchè lo spartito è più importante degli interpreti

    siete de coccio eh

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  15. A

    ricordo che già una volta ci eravamo incastrati nella suddivisione dei centrocampisti quindi ben vengano i papironi che spiegano bene le differenze (anche una seconda puntata se Dane vuole, che pure a me Seedorf accostato a Lampard e Gerrard mi ha fatto trasalire tutto)
    se poi non si concorda con qualcosa si può rispondere nel merito, che nonostante le fake news qua non si è mai mangiato nessuno

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  16. t

    Il libero poi se la é vista ancora peggio, oltre al ruolo é stata uccisa la parola stessa , che ha subito quasi una dannatio memorae
    Dire di giocare con il libero in quegli anni equivaleva ad una bestemmia, venendo derisi e bollati trogloditi calcistici dall invasato e dai suoi seguaci tra gli allenatori e i media (il pistocchiame vario)

    Mamma mia i danni fatti e provocati dall quell uomo…magari ci fosse stato il famoso cambio sacchi -sonetti, quanti danni in meno ci saremmo risparmiati e (cosi mi evito anche le assurde accuse di rosicone) ne avrebbe beneficiato anche l albo d oro rossonero

    Ps; complimenti a dane anche da parte mia, un commento che vale quanto tutti gli articoli dell ultimo uomo aventi come argomento il centrocampo

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  17. A

    no aspettate, leggete un po’ qua (AHAHAHAHAH le grandi redazioni sportive!)

    L’evoluzione del ruolo di mediano
    In più Nainggolan ha delle doti negli inserimenti, armi da stoccatore che lo fanno essere un prezioso assist man ma anche un uomo gol dal limite dell’area o all’interno dei 16 metri, tutte caratteristiche che l’ex calciatore rossonero non poteva vantare. Gattuso giocava in un Milan stellare dove il suo ruolo era fondamentale per garantire filtro ed equilibrio alle stelle che aveva intorno a sé, da Seedorf a Kakà. Era una pedina essenziale, ma nel calcio di oggi può bastare un lavoro del genere? La risposta non è così scontata perché negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione del ruolo di mediano. Quantità sì ma abbinata alla qualità, corsa ma anche piedi buoni, falli tattici e interdizione ma anche lanci e aperture. Insomma, ai giocatori di altissimo livello si richiede di abbinare questi ingredienti e il prototipo del centrocampista moderno è proprio Radja Nainggolan.

    https://it.eurosport.com/calcio/serie-a/2018-2019/gattuso-trova-nainggolan-da-erede-ad-avversario-l-evoluzione-del-ruolo-di-mediano_sto6974185/story.shtml?fbclid=IwAR3DgrkktqlAT80wkrFekps4oSRZz6XqkzHFg9NTMgtDOfGZ9FwEHIdl70k

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    1. D

      Quindi il Ninja prototipo del mediano moderno è l’evoluzione di Gattuso perché fa oggi quello che Dino Baggio faceva 20 anni fa, Berti 30 e Tardelli 40.
      Interessante…

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      1. A

        il Ninja è il prototipo del mediano moderno e infatti gioca trequartista, con Spalletti che lo arretra nei 2 davanti alla difesa solo in caso di modulo a spermatozoi

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