La difesa britannica di Froome

Chris Froome correrà quindi il Tour de France, che inizia sabato 7 luglio, da cui fino a qualche giorno fa gli organizzatori lo volevano estromettere. L’UCI, cioè la federazione internazionale, con un tempismo sospetto lo ha infatti assolto  dall’accusa di doping, rimettendolo quindi in gara. I mezzi di informazione per saperne di più, colpevolisti o innocentisti, non mancano e noi da ex appassionati di ciclismo abbiano solo notato qualche incongruenza, che sottoponiamo ai lettori di Indiscreto più addentro di noi alla materia.

Tutto parte dallo scorso settembre, dalla Vuelta vinta su Nibali e Zakarin. In uno dei tanti controlli antidoping a cui fu sottoposto in Spagna, immaginiamo almeno 19 visto che prese la maglia gialla già alla terza tappa, Froome risultò con un valore di salbutamolo doppio rispetto a quello massimo permesso dal regolamento. Il salbutamolo è il principio attivo del Ventolin, prodotto da banco usato dagli asmatici ed in generale da chi ha problemi di respirazione. Notifica della positività a Froome e alla sua squadra, la potentissima Sky (che per la difesa del campione ha speso, si è letto, una somma superiore al budget annuale di alcune squadre concorrenti), ma non sospensione né tantomeno squalifica: quella viene riservata alle positività, confermate da controanalisi, a sostanze chiaramente dopanti e il salbutamolo non lo è. Ci sono addirittura pareri contrastanti sul fatto che migliori le prestazioni, anche se noi al bar pensiamo che respirare meglio di un vantaggio rispetto al respirare peggio. In sostanza l’atleta anche in caso di positività ha il tempo di organizzare una difesa nel merito continuando a correre sub iudice, per la gioia di organizzatori, avversari e appassionati. Inutile ricordare il modo straordinario in cui ha vinto il Giro d’Italia, con 82 chilometri di fuga nel tappone che arrivava a Bardonecchia: chiaramente il ciclismo, più di altri sport, è legato ad un atto di fede. Fede che noi abbiamo perso, senza con questo mitizzare il passato: anzi malediciamo le tante giornate buttate via a guardare quelli che Aldo Giordani definiva sfregaselle. Veri eroi, per i sacrifici fatti e i pericoli corsi anche durante semplici allenamenti, ma eroi di uno sport che dal punto di vista dello spettatore non è vero.

Di chiaro c’è il vuoto normativo: ci sono sostanze che non puoi prendere (o non puoi prendere oltre un certo limite) ma che non sono inserite nella lista WADA delle sostanze dopanti, quindi lo spazio per una difesa cavillosa (bisogna avere i mezzi finanziari e mediatici per sostenerla, però: evidentemente Petacchi e Ulissi, squalificati per lo stesso salbutamolo, avevano spalle meno coperte) è enorme. Strano che l’UCI abbia comunicato l’assoluzione a pochi giorni dall’inizio del Tour, stranissimo che la WADA non abbia fatto ricorso. WADA presieduta da Craig Reedie, britannico come Froome e come il Team Sky: giusto farlo notare, perché tutto il mondo è sciovinista tranne l’autoflagellante Italia. Aaahhh, signora mia, l’etica britannica: vuole mettere con i napoletani? E adesso Lappartient, il francese presidente dell’UCI, lo stesso Lappartient che negli scorsi mesi aveva chiesto a Sky di sospendere il corridore, chiede ai tifosi francesi di non tifare contro Froome e teme polemiche per la corsa di casa (è stato per 8 anni presidente della federazione francese). Alla fine il campione esce teoricamente vincitore dalla vicenda, così come Sky che non è assolutamente nuova a queste situazioni di confine (chi si ricorda delle esenzioni terapeutiche di Wiggins?) e che ha la pretesa di rappresentare un nuovo ciclismo.

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