Lo spirito dell’Eurovision

Questa sera a Rotterdam avrebbe dovuto svolgersi la Grand Final dell’Eurovision Song Contest, con in gara per l’Italia Diodato e la sua Fai rumore. Invece, causa Covid-19, la manifestazione è stata da tempo cancellata e l’EBU (Eurovision Broadcasting Union) ha messo in piedi uno show televisivo che andrà in onda anche su Raiuno.

Intitolato Europe Shine a Light, con il commento affidato per l’Italia a Flavio Insinna e Federico Russo, lo show prevede una lunghissima serata che comincerà alle 20.35 e si chiuderà tre ore dopo comprendendo anche anteprime e code al programma curate direttamente dalla RAI. E a seguire una (quella sicuramente sì) immancabile puntata di Techetecheté dedicata appunto all’ESC.

Non essendoci la curiosità della gara ci chiediamo quanto il pubblico italiano riuscirà a seguire un programma del quale si sa ancora poco oltre al fatto che ci saranno i contributi dei 41 Paesi tra i quali appunto l’Italia con Diodato, che si esibirà dall’Arena di Verona, ovviamente vuota. Detto questo c’è una riflessione più ampia che si può fare in un momento in cui l’idea di Europa unita sta a tratti scricchiolando.

L’Eurovision Song Contest è di fatto una competizione dalla storia lunghissima, con la prima edizione del 1956 e soli sette Paesi partecipanti, Italia inclusa. Poi è diventato un evento sempre più ampio, con il moltiplicarsi delle nazioni in gara, l’allargamento a Est, periodiche defezioni (compresa quella italiana per diversi anni, due le nostre vittorie: Gigliola Cinquetti e Toto Cutugno) e infine l’invito all’Australia. Una grande festa, inizialmente molto cerimoniosa seguendo lo stile dell’epoca, poi via via andata a traino delle mode musicali (e variopinti abiti di scena) dei diversi decenni. Con alcune esibizioni entrate nella storia.

Nel frattempo i complottisti hanno periodicamente alimentato i sospetti delle alleanze geopolitiche, quelle dei Paesi nordici contro quelli del Sud, e così via, insomma gli stessi ragionamenti sulle rivalità manifestatesi in occasione della pandemia che stiamo ancora tutti vivendo, con il piccolo problema che non si parla di canzoni ma di economia. Detto questo, una manifestazione come l’Eurovision Song Contest, con tuti i possibili pregi e difetti, un minimo di spirito di gruppo è sempre riuscita a trasmetterlo. E di questi tempi non è poco.

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3 commenti

  1. Senza l’effetto ‘Giochi senza frontiere’ rimane solo il festival del trash… ma ci saremo, anche se Insinna è di un’antipatia spaziale…

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  2. io punto sull’immancabile mignottificio dell’est

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  3. Con i video è ancora più terribile, incrociato mentre facevo zapping il video di uno che pareva filippino che andava in giro a portar la spesa ai vecchi in mezzo ad infermieri con mascherina con la band che suonava in mezzo alla strada: agghiacciante.

    Ps: conduttori da passargli sopra con uno schiacciasassi…

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