Moser o Saronni?

23 Marzo 2023 di Stefano Olivari

Francesco Moser o Beppe Saronni? Un Di qua o di là che avevano già proposto su Indiscreto ma che ricicliamo visto che negli ultimi giorni con due cazzute interviste al Corriere della Sera i due grandi del ciclismo italiani anni Settanta e Ottanta hanno riaperto vecchie polemiche su vari temi, primo fra tutti la genuinità della seconda carriera di Moser, quella dei record dell’ora e del Giro d’Italia 1984. Sarebbe comunque stupido, soprattutto per noi che quella rivalità l’abbiamo vissuta in diretta, negare che gran parte della rivalità derivi non dalle corse, dove tutti sono rivali, ma da un’antipatia di pelle che poi gli anni e l’educazione hanno stemperato.

Il ciclismo di Moser e Saronni, divisi da 6 anni di età ma ritrovatisi a battagliare a causa della precocità di Saronni, era un ciclismo in cui i soldi veri erano soprattutto in Italia, molte grandi squadre erano italiane, e trainare il movimento erano soltanto quattro o cinque nazioni europee. Nulla di paragonabile al ciclismo dei decenni successivi ed in particolare a quello di oggi, decisamente più spettacolare senza mettersi a distribuire patenti di pulizia che magari saranno smentite. Era di sicuro un ciclismo in cui gli italiani più forti dovevano farsi vedere soprattutto in Italia, in particolare al Giro d’Italia.

Una corsa che per almeno dieci anni fu costruita su misura per far fare bella figura a Moser e Saronni, penalizzando altri italiani forti (su tutti Baronchelli) e creando un ambiente ostile per i campioni stranieri: Hinault partecipò soltanto tre volte, con tre vittorie fischiettando. Quindi poche montagne, pochissimi (in proporzione ad ere successive) arrivi in salita, pochissimissima lotta nelle fasi delle tappe non coperte dalla diretta televisiva. Al di là delle vere e proprie porcherie contro lo ‘straniero’, Knudsen 1979 e soprattutto Fignon 1984.

Moser e Saronni erano straordinari campioni, con caratteristiche diverse, nelle corse di un giorno, ma al Tour de France non ci sono di fatto mai andati: Moser una volta sola da giovane, Saronni una volta sola da vecchio. Nei loro anni d’oro non lo avrebbero vinto, ma una buona figura magari l’avrebbero fatta: il problema era che lì non si correva all’italiana, con gli sceriffi (ben raccontati da Simone Basso nel suo libro ‘In fuga dagli sceriffi’) che dettavano le regole al resto del gruppo e condizionavano anche gli organizzatori.

Pur ritenendo beceri alcuni tifosi di Moser la nostra preferenza va leggermente al campione trentino perché riteniamo la Roubaix LA corsa, ma in generale non è un ciclismo da rimpiangere. E dei patron intervistati da Adriano De Zan per ore rimpiangiamo le loro aziende costruite con il lavoro, non certo le logiche del loro ciclismo. Ma certo Moser e Saronni sono dentro di noi più di Pogacar e Van der Poel: chi se ne frega di Pogacar e Van der Poel? È come seguire Arsenal-Manchester City invece di Inter-Juventus. Il Di qua o di là rimane quindi valido: Moser o Saronni?

Chi preferite, come ciclista e come uomo, tra Francesco Moser e Beppe Saronni?

stefano@indiscreto.net

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