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Gli ignoranti degli anni Sessanta

Stefano Olivari 19/03/2013

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L’enfasi mediatica su tablet, eBook, Amazon, in un circuito autoreferenziale in cui sembra che tutti siano interessati alla lettura e che il problema sia solo il ‘come’, fa perdere di vista un dato fondamentale che potremmo sintetizzare così: la gente non legge un cazzo. Il dato più pesante del ‘Rapporto sulla promozione della cultura in Italia’, effettuato su input (in italiano: soldi) del Dipartimento per l’informazione e l’editoria del Consiglio dei Ministri, è  infatti che prendendo in considerazione tutto il 2012 più di un italiano su due (esattamente il 54%) non ha preso in mano nemmeno un libro. Non un dato sorprendente: nella maggior parte delle case in cui entriamo (stiamo cercando casa e ne stiamo vedendo a decine) non troviamo nemmeno un libro di ricette. mentre l’home theatre troneggia come il monolite di Odissea nello spazio. Quelli del bicchiere mezzo pieno citerebbero invece  il 46% che invece almeno un libro l’ha letto e con buona pace dei passatisti siamo anche noi fra questi. Nella mitizzata Italia di una volta, quella senza mille canali televisivi e siti web a rovinare le menti dei nostri geniali ragazzi, a metà anni Sessanta (c’erano solo Rai Uno e Rai Due, con poche ore di programmazione, e la popolazione era già alfabetizzata: la riforma Gentile, con l’obbligo scolastico portato fino ai 14 anni, è del 1923) non più del 15% degli italiani leggeva almeno un libro l’anno. Leggere libri non è un obbligo e chi agita il libro, cartaceo o elettronico, come se fosse un feticcio non rende un gran servizio all’editoria ma solo alla propria autostima.

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