Musica

L’ultimo italiano in Champions

Alvaro Delmo 11/05/2011

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di Alvaro Delmo
Erano anni che non si respirava un’aria di attesa così forte per lo Eurovision Song Contest (ESC), noto in Italia anche come Eurofestival. A qualcuno magari interesserà poco, comunque l’evento che si tiene a Dusseldorf il 14 maggio (finale, diretta dalle 21 su Raidue), vinto lo scorso anno dalla tedesca Lena, andrebbe tenuto sott’occhio per diversi motivi.
Il primo dei quali è il più gradito: il ritorno dell’Italia, assente dal 1997 quando i Jalisse si classificarono quarti a Dublino. A rappresentarci questa volta sarà Raphael Gualazzi, fresco vincitore delle nuove proposte di Sanremo e prodotto da Caterina Caselli, ossia una garanzia di successo visti i precedenti come Andrea Bocelli, Elisa e Negramaro. Un progetto che Gualazzi sta portando in giro per l’Europa dove, a dire il vero, aveva già un certo seguito nel circuito del jazz. Sul palco dell’ESC il ventinovenne urbinate gareggerà con una versione ad hoc di Follia d’amore, ribattezzata Madness of love, con testo in parte in inglese, e della durata di tre minuti per rispetto del regolamento.
Sicuro della finalissima (l’Italia è ammessa di diritto con le altre big five, Germania, Spagna, Regno Unito e Francia) Gualazzi non è dato dai bookmaker tra gli strafavoriti visto che quest’anno puntano tutti sulla Francia che presenta in gara una canzone in lingua corsa, Sognu, interpretata da un novello Andrea Bocelli, tal Amaury Vassilli, sufficientemente affascinante da poter ammaliare i televotanti.
Tra i favoriti (i video di tutti i brani Ë possibile vederli su eurovision.tv ci sono anche i redivivi Blue, sui quali scommette parecchio il Regno Unito per riportare la finale in casa propria dopo la vittoria nel 1997 di Katrina and the Waves (altro ripescaggio di lusso). Del resto ultimamente non ha raccolto grandi soddisfazioni all’ESC, forse anche per un atteggiamento un po’ presuntuoso da prima della classe. Dovessimo puntare su un vincitore sicuro vedremmo più la Francia che il Regno Unito (scarsetta la canzone dei Blue, come del resto molte di quelle vincenti negli ultimi anni) ma attenzione alle logiche politiche e agli scambi di voti tra paesi confinanti, ormai abitudine consolidata che a molti fa storcere il naso. Tra gli outsider su cui puntare eventualmente qualche euro, noi ci metteremmo l’Ungheria, ma anche l’Italia.
La decisione della RAI è stata infatti a dir poco clamorosa e ha reso contenti moltissimi fan della manifestazione. La canzone è di buona qualità (secondo qualcuno fin troppo, per il palato della reality generation) e la musica italiana, volenti o nolenti, è una delle poche che riesce a tener testa in Europa al mainstream dilagante di matrice anglosassone. Fuori dai giochi, a meno di sorprese clamorose, invece i vincitori degli ultimi anni, a cominciare dalla Germania che rigioca la carta Lena. Non sono più i tempi dello storico “three in a row” irlandese. Dimenticavamo: la finale sarà commentata in Italia nientepopodimeno che da Raffaella Carrà, con un talk show ad hoc che speriamo non snaturi troppo la fase delle votazioni in tempo reale, sempre divertente da seguire. Ricordando, lo scopo del post in fondo era questo, che in Europa esiste una musica pop anche fuori dal giro delle radio di presunta tendenza e di quello dei revival televisivi.
Alvaro Delmo
(in esclusiva per Indiscreto)

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