Musica

La trap fa schifo

Indiscreto 29/04/2021

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Non c’è dubbio che il fenomeno musicale degli ultimi anni sia quello della trap, un genere che in Italia ha trovato terreno fertile, amato particolarmente dai ragazzini e odiato viceversa dai loro genitori. Tanto che spesso si sente dire dagli adulti che “la trap fa schifo”, un giudizio magari dettato dalla superficialità dell’ascolto reso difficile soprattutto per via del famigerato auto tune. Ma anche un (forse) nuovo luogo comune del quale vogliamo discutere qui su Indiscreto.

In realtà quel “fa schifo” è spesso sostituito da parole che qui non siamo soliti usare, ma il concetto è quello. Ora, chi si avvicina ai cosiddetti trapper può trovare storie disagiate, turpiloquio, droga, soldi, sesso e chi più ne ha più ne metta, narrate in testi dove o ti esalti o accusi, o sei sfortunato o sei un grande. Con tanta depressione o euforia, che a volte contagia anche il mood di chi li ascolta con a volte rischiosa immedesimazione finale. Niente di nuovo, vista la derivazione dalle radici del rap, o almeno così si dice, dove almeno in taluni casi la musica è uno sfogatoio delle proprie frustrazioni e (veri o presunti) soprusi subiti.

Al di là del genere che effettivamente alla lunga appare piuttosto fastidioso alle orecchie di chi è cresciuto con altri suoni, quello che di cui si discute spesso è che la trap sembra dopo solo pochi anni vivere già di tante ripetizioni e cloni. In pratica dopo l’enorme successo di personaggi come Ghali o Sfera Ebbasta, molto diversi tra loro a dire il vero, sono spuntati come funghi decine di trapper che alla fine si somigliano un po’ tutti come se fosse stato fiutato l’affare del secolo. Noi non siamo qui per giudicare la sincerità o meno di una proposta ma per valutare se veramente la trap fa veramente schifo, oppure no. E perché, al di là dell’ovvia predilezione per la musica della propria adolescenza, discorso che vale per tutti i generi. La trap fa schifo? 

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