Musica

Fuori dai musei

Alvaro Delmo 20/01/2012

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di Alvaro Delmo
Tempo fa il Direttore, mentre come al solito si parlava di musica anni Ottanta, ci implorò quasi in ginocchio di scrivere qualcosa su Diana Est. La ragazza con i capelli dal taglio affilato doveva aver effettivamente lasciato un segno indelebile nella sua mente. Solo che, per trattare di un argomento sì importante, ritenevamo fosse necessario individuare lo spunto buono. E lo spunto è finalmente arrivato in questi giorni con la pubblicazione da parte di Enrico Ruggeri – del quale abbiamo tra l’altro parlato poco tempo fa – di una cover di Tenax, brano da lui composto per la parte lirica (musica di Stefano Preziosi), che nel 1982 spopolò per tutta la Penisola. Isole comprese, per dirla alla Guido Angeli.
Affiancato dai Serpenti, esponenti del nuovo corso della disco elettronica italiana, il Rrouge ha quindi risvegliato l’interesse per un brano in realtà mai dimenticato da chi in quegli anni viveva di pane, radio e meteore dalla carriera breve e fulminante. Come appunto quella di Diana Est, alias Cristina Barbieri nonché (scopriamo oggi grazie al web, allora lo ignoravamo) nipote di Mario Lavezzi. In realtà va detto che l’appellativo di meteora (a proposito, il suo cognome d’arte ci riporta alla mente l’indimenticata No East No West di Scialpi, anche se in realtà stiamo parlando di due est diversi: l’uno latino, l’altro geografico) le sta piuttosto stretto, considerato quanto la sua leggenda si sia mantenuta viva nei decenni a seguire, alimentata proprio da una repentina fuga dai palcoscenici protrattasi coerentemente fino ai giorni nostri.
Della sua carriera canora restano come testimonianza le copertine degli unici tre singoli registrati, Tenax e Le Louvre – successi datati 1982 e 1983 – e la meno nota Diamanti (1984), le relative side B, fino ad alcuni filmati d’epoca dove emerge un atteggiamento distaccato e intrigante, accompagnato a mimica e look del tutto particolari. Oggi con l’uscita di una nuova versione di Tenax, che sarà contenuta in un album tributo dello stesso Ruggeri, è indubbio che si scateneranno i paragoni con l’orginale. Da parte nostra, poco amanti in realtà delle cover di ciò che è già stato grande, quello odierno ci sembra un esperimento tutto sommato riuscito, capace di attualizzarne l’ambientazione senza stravolgere più di tanto l’andamento originale. In tutto questo il fascino di un personaggio come Diana Est resta comunque inarrivabile, probabilmente perché legato alla nostalgia di tempi migliori e spensierati, non solo nostri. La domanda è: chi mitizzeranno tra trent’anni i ragazzi di oggi? E ora tutti insieme a cantare: “Fuori dai musei, nuovi amici miei, si distruggerà, la civiltà delle banalità!”.

Alvaro Delmo, 22 dicembre 2011

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