Atletica

Ehunmilak Ultra Trail, esagerazione basca

Silvana Lattanzio 25/05/2015

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Tutti gli appassionati di corsa tendono ad esagerare. Nei racconti, insopportabili per chiunque sia fuori da questo trip, ma anche nella ricerca di gare superiori alle proprie possibilità. Di solito ce ne rendiamo conto durante o dopo, ma ci sono casi in cui anche il senno di prima dovrebbe funzionare. Ma non ha funzionato quando istintivamente ho risposto positivamente a un collega spagnolo, Sergio Garasa, conosciuto a una 100 km del Sahara, quando mi ha invitata allo Ehunmilak Ultra Trail. Già il nome avrebbe dovuto farmi riflettere, non fosse altro che per la parola ‘Ultra’. E invece no: il 10-11-12 luglio sarò a Beasin, il paese di dodicimila anime dove si terrà la manifestazione (info@ehunmilak.com). Siamo in Spagna, Paesi Baschi, Nord. Non si pensi alla solita Spagna turistica, al binomio sole-mare: qui sembra più l’Irlanda, umida ma rigogliosa nella vegetazione, una festa del verde.

Per fortuna la gara prevede tre distanze e io sceglierò, ovviamente, la più breve, che poi tanto breve non è: la Marimurimendi Marathon, 42,195 km appunto, con 2.300 m di dislivello positivo. Queste le altre: la Ehunmilak Ultra Trail, 168 km, con 11.000 m di dislivello positivo, e la G2haundiak, 88 km, più 6.000 m. C’è poco da scegliere. L’Ultra prevede la partenza alle ore 18 di venerdì; il primo arriverà, presumibilmente, 23 ore dopo, l’ultimo dovrà farcela entro 48 ore, dopo di che il “cancello” della gara chiuderà i battenti. Nella 88 km partenza alle 23 dello stesso giorno, arrivo presunto del primo 11 ore dopo, a 22 il tempo massimo per l’ultimo; per la maratona, partenza alle 9 di domenica, con arrivo del vincitore circa 4 ore scarse dopo e chiusura della gara 8 ore dopo. Per tutte e tre lo start è dalla piazza centrale del paese, la piazza del Municipio.

La regola fondamentale di questa manifestazione e di altre analoghe, come abbiamo detto più volte (ma non sono mai troppe), è il rispetto. Per tutto e tutti: se stessi, i volontari, i giudici, gli altri corridori, gli spettatori, ma, soprattutto l’ambiente. Mai correre fuori dalle zone contrassegnate e mai buttare spazzatura, sembrano discorsi scontati ma le tante gare vissute da dentro mi hanno detto che non lo sono affatto (e gli italiani non sono certo i più maleducati, anzi). Sarà un’avventura alla quale partecipare con umiltà; avvicinarsi alla natura, correrci dentro rispettandola. Gli obbiettivi sono i soliti due, al di là di discorsi maniacali su tempi, attrezzatura e alimentazione: arrivare alla fine, conoscere un po’ di più se stessi.

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