Puzone come Maradona

Le difficoltà di Pietro Puzone, per droga e altro, hanno di recente fatto notizia nonostante l’attaccante napoletano (di Acerra) cresciuto nel Napoli sia stato un personaggio onestamente minore del calcio degli anni Ottanta, con un ritiro precoce a soli 27 anni e mai inserito nel teatrino della nostalgia se non per noi fanatici, che su Indiscreto già avevamo ricordato la sua lisergica partecipazione a Quel ragazzo della Curva B, l’unico film con Nino D’Angelo che si possa vedere e rivedere.

Veniamo al punto. In quale Napoli nel 1984 era venuto a giocare Diego Maradona, cioè il più grande calciatore di tutti i tempi (o giù di lì) a 24 anni e arrivando da una delle squadre più ricche del mondo? Ce lo ricordavamo, quel Napoli di Marchesi, ma ci ha scaldato lo stesso il cuore dopo una facile ricerca d’archivio trovare l’elenco dei convocati per il ritiro estivo di Castel del Piano.

Portieri Castellini e Di Fusco. Difensori Bruscolotti, Ferrario, Marino, Carannante, Boldini, Napolitano. Centrocampisti Bagni, De Vecchi, Dal Fiume, Caffarelli, Celestini, Casale. Attaccanti: Maradona, Bertoni, De Rosa, Penzo e, appunto, Puzone, che fu uno di quelli più in sintonia con Maradona pur essendo la definizione di ‘amico di Maradona’ inflazionata.

Una squadra da retrocessione, che con Bertoni, Maradona e Bagni, appena arrivato dall’Inter dopo il non metaforico schiaffo dato a Pellegrini, diventava da centroclassifica (infatti sarebbe arrivata ottava in campionato). Questo era il calcio italiano nel suo decennio più bello, a poter sognare erano in tanti e nessun giornalista doveva impegnarsi per trovare motivi di interesse in quello che accadeva in campo. Ridate a noi e a Puzone quella meravigliosa frangetta anni Ottanta, in cui c’era davvero tutto.

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8 commenti

  1. Direttore, a proposito di calcio anni ’80, ho parlato da poco con un mio amico che nella stagione 79-80 inizio’ ad andare al Sant’Elia e le prime cinque partite che vide furono cinque 0-0. Mi diceva che il livello tecnico in quella stagione (con le frontiere chiuse e col record negativo di gol segnati a partita) fosse arrivato ad un livello molto piu’ basso di quello che si ricordi.

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  2. A corredo dell’articolo di Dagospia su Puzone vi è un video impressionante: Maradona & co. che effettuano il riscaldamento prima di un’amichevole in un parcheggio sterrato (e fangoso), roba che oggi verrebbe rifiutata anche da una squadra di terza categoria

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    1. Era un’amichevole contro una squadra davvero di terza categoria (o seconda, o prima al massimo), credo l’Acerrana: lo storytelling vuole che l’avesse organizzata lo stesso Puzone per raccogliere fondi per un bambino del luogo in difficoltà, che il Napoli si fosse opposto e che lo stesso Maradona si fosse messo di traverso affinché la partita si giocasse. Poi non so se andò davvero così.

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  3. credo sia questo il video:

    https://www.youtube.com/watch?v=1CavW8ODe54

    oggettivamente fa impressione.

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  4. Un po’ come se ti trovassi al campetto del paese coi canestri sbullonati e vedessi al tuo fianco MJ…

    Cioè, Maradona… Se oggi chiedessero a un Berardi o ad un Chiesa qualsiasi di riscaldarsi in un parcheggio e di giocare in una palude?

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  5. Bellissimo, sembrano le scene di invictus, quando freeman-Mandela manda Matt Damon e compagni in giro per il paese reale ad incontrare la gente. Filmone tra l’altro…

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  6. Consiglio il documentario “Diego Maradona”, uscito l’anno scorso, di Asif Kapadia che qualche anno fa fece anche un bel documentario su Senna. Ci sono diverse scene che ricordano questo video, non solo per le strutture fatiscenti ma in generale per la vicinanza che mostrano fra l’ambiente calcistico ed il mondo per cosi’ dire reale. E’ una produzione internazionale ma molto concentrata sugli anni napoletani, quindi per un pubblico italiano dice poco o nulla di nuovo, pero’ la forza delle immagini e delle interviste lo rende interessante.

    Sul lato puramente calcistico mi colpirono due cose nel guardarlo: 1) Maradona che, commentando il suo primo non facile anno nel campionato italiano, dice che tutti giocavano al doppio della velocita’ a cui era abituato – il contrario di oggi, che in serie A quasi tutti passeggiano rispetto ad altri campionati; 2) la durezza, con gli occhi di oggi sconcertante, di certi interventi difensivi all’epoca normali.

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  7. Confermo il ricordo di Paolo Jeff, idea promossa da Puzone (che infatti giocò titolare con la maglia numero 9…) rifiutata dalla società e rilanciata da Maradona (uno dei tanti gesti con cui si conquistò il cuore dei napoletani).
    Ciò non impedì a Maradona di lamentarsi in seguito delle scarse misure di sicurezza della squadra di casa e dell’abbraccio soffocante della gente.
    I calciatori di oggi non accetterebbero una roba del genere ma anche i giocatori di allora farebbero cambio molto volentieri. Calcio di allora un pochino più vicino alla gente rispetto ad oggi ma non con molto gradimento, come dimostrano mille episodi di cui ho testimonianza diretta: da Platini che partecipa schifato ad una cena in uno Juventus club in cui l’avevano fatto sedere a fianco ad un ragazzino down a Gullit che sgomita un bambino che riconosciutolo all’uscita del parrucchiere della moglie aveva osato toccargli le treccine, ecc.

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