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Voglia di Decibel e di vecchi eroi

Paolo Morati 15/12/2016

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Enrico Ruggeri ha annunciato la reunion dei Decibel, la band dei suoi esordi con la quale insieme a Silvio Capeccia e Fulvio Muzio farà uscire un nuovo album il prossimo 10 marzo. Intitolato Noblesse Oblige, includerà 12 brani inediti e 3 classici, un’edizione in vinile completa di memorabilia, e un minitour. Questa la cronaca. Passando alla storia, i Decibel sono noti al mainstream soprattutto per la loro partecipazione al Festival di Sanremo del 1980 con Contessa, canzone che impressionò anche noi, all’epoca ancora bambini ma già ben decisi a seguire un certo tipo di musica ossia quella che ci piace indipendentemente dal genere e successo, e inclusa nel loro secondo album (e ultimo nella formazione con l’allora ossigenato Ruggeri) contenente anche un altro brano leggendario, la title track Vivo da re (“Sentiamoci ogni tanto, per ricordare noi, i vecchi compagni di scuola e i nostri vecchi eroi”) diventata poi un inno del cantautore milanese e per certi versi un po’ anche il nostro. Niente a che vedere rispetto al loro primo lavoro, chiamato Punk dalla scritta sulla cover, provocatorio nei temi (un esempio su tutti, Col dito… col dito…) e nelle immagini e legato anche all’annuncio del finto concerto che provocò scontri tra fazioni opposte, favorendo però anche il primo contratto discografico per i ragazzi. Dopo la separazione dal leader e cantante, la band pubblicò ancora due dischi per poi sciogliersi.

Il ritorno dei Decibel, anticipato con grande… anticipo, viene raccontato dallo stesso Ruggeri che spiega (in base a quanto riportato da RollingStone) come non si parli comunque di un disco pop lanciando anche alcune sferzate contro il genere (o piuttosto il termine), legato nella sua idea a un bisogno disperato di piacere agli altri. Saremmo felici di confrontarci su questo direttamente con lui, dell’origine del termine popular e del fatto che non è detto che chi fa pop debba per forza studiare a tavolino una formula che piaccia al pubblico ‘pop’ come del resto non è escluso che chi fa ‘rock’ non abbia pensato a priori la ricetta per mirare a quel determinato tipo pubblico in cui (forse) si rispecchia. Già la scelta di un genere del resto pare come una dichiarazione per certi versi commerciale e noi, che giudichiamo in base a quanto sentiamo e non alle etichette, non siamo convinti che chi si dà in pasto a un pubblico non cerchi a priori di fare qualcosa che possa arrivare il più possibile. Basta che non stravolga la propria natura e mantenga sincerità e convinzione, perché la giusta ambizione se supportata dal talento alla fine non è peccato.

Uno dei nostri fari letterari fin dall’adolescenza, Ruggeri ci ha comunque sempre dato l’impressione di godere del suo mondo musicale senza fare troppi calcoli, dimostrandosi persona intelligente e arguta con una capacità di analisi dell’ambiente che lo circonda decisamente superiore (tra i nostri brani preferiti Fantasmi di città, La carta sotto, e Ulisse). Ma siamo anche convinti che il pop possa benissimo essere arte se trattato e lavorato in modo corretto, e diventare fattore di eleganza e distinzione. Vero anche anche che il nostro puntualizza “credo che oggi nelle radio passino solo pezzi dal disperato bisogno di piacere”. Ecco, ma allora il riferimento potrebbe riguardare solo il contesto odierno e siamo più tranquilli… o forse passano solo quelli che ‘devono’ vendere. Del resto questo è un discorso che va oltre i generi, anzi che va proprio oltre la musica e che vale per tanti altri mondi e media, al di là dei doveri dei decibel e degli obblighi della nobiltà, quella di un tempo.

Pensi che ogni cosa di concreto sia da riferire a te, tu fai la misteriosa per nascondere un segreto che non c’è…

 

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