Cinema

The Fabelmans, il genio medio di Spielberg

Stefano Olivari 30/06/2023

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Fra i film nuovi arrivati sulle piattaforme uno dei migliori è senza dubbio The Fabelmans, che avevamo visto al cinema poco prima dello scorso Natale all’Odeon (di Milano, precisiamo, perché almeno una volta l’Italia era piena di cinema Odeon, oggi diventati Zara e Sephora): forse l’ultimo film che abbiamo visto lì, in una sala che fra poco chiuderà per essere trasformata nell’ennesimo centro commerciale difficile da spiegare, pieno di negozi in perdita dove multinazionali e mafiosi potranno riciclare il loro denaro, per la gioia del turista norvegese criptogay cashless e dell’aspirante trapper omofobo della Barona.

The Fabelmans, dunque, appena rivisto su Amazon Prime Video e che ci sentiamo di consigliare perché Spielberg, secondo alcuni critici nato come De Zerbi (ah, signora mia, vuole mettere Duel?) ma adesso considerato quasi un Allegri, anche da vecchio ha la capacità di trattare temi pesanti senza avere paura della medietà delle sue considerazioni e soprattutto delle nostre (illuminante il giovane Sammy quando studia l’effetto dei suoi film sulle facce di chi li guarda). Certo il pubblico non ha premiato quest’opera quasi autobiografica sull’adolescenza di un boomer americano (Spielberg è nato proprio nel 1946) segnata dai trasferimenti della famiglia, da sogni cinematografici in apparenza troppo grandi e da bullismo antisemita, subito non da uomini della Wagner ma da liceali californiani dei primi anni Sessanta.

Inutile recensire un film recensito da un milione di siti, diciamo quindi come al solito la nostra, in breve e con una domanda quasi esistenziale: perché non esiste quasi più il cinema medio? Perché non è che quel tipo di creatività si sia trasferito nelle serie televisive, che puntano a nicchie magari anche grandi ma non a una massa indifferente all’affirmative action. È un cinema in via di scomparsa come le sale che lo ospitavano, stritolato fra gli eroi Marvel per l’adolescente di periferia che ogni due minuti legge ‘Gagliardini: parla l’agente’ ed il cinema d’essai per il fuoricorso molisano che ascolta solo musica urban. E così noi Italia del tenente Colombo (memorabile l’episodio proprio con protagonista uno pseudo-Spielberg) si rimane sempre di più in casa, ad osservare i tumulti in televisione come se fossero un videogioco.

stefano@indiscreto.net 

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