Televisione

The Crown 5

Stefano Olivari 27/11/2022

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La quinta stagione di The Crown, che abbiamo appena finito di guardare su Netflix, è stata dominata da Lady Diana, già protagonista nella quarta e che sicuramente lo sarà nella sesta visto che la reazione alla sua morte è stata un momento fondamentale del regno di Elisabetta II. Del resto Diana, che noi del popolo abbiamo visto da vicinissimo in due occasioni (un concerto a Londra nel 1990 e l’inaugurazione di una piazza a Birmingham nel 1993) aveva un carisma naturale che le consentiva di essere un’icona planetaria senza avere qualità particolari. Un carisma sopravvissuto anche ad un’attrice, Elizabeth Debicki, che ne fa quasi una caricatura con quel suo continuo guardare dal basso verso l’alto.

Certo The Crown 5 è stato lanciato non dalla morte di Diana, ormai 25 anni fa, ma da quella della Regina Elisabetta, con conseguente ascesa al trono di Carlo. Che dalla fiction di Peter Morgan esce abbastanza male (molto meglio Camilla), stritolato fra una madre con nessuna voglia di morire (e del resto nei primi anni Novanta non era nemmeno settantenne) ed un matrimonio quasi soltanto mediatico. Ne esce male anche politicamente, per la sua velleitaria ambizione di essere un monarca attivo, in sintonia con il già emerso Tony Blair. Uno scenario un cui l’astuto leader dell’Ulivo mondiale (chi si ricorda questa geniale formula?) non credette mai, al di là del fatto che la Regina godesse di buona salute.

Tornando alla quinta stagione di The Crown, fra i dieci episodi il migliore è secondo noi il terzo, quello sull’ascesa di Al-Fayed padre, partito dal niente in Egitto, emerso insieme al cognato Kashoggi (per noi sempre quello del diamante a Lory Del Santo), e desideroso di essere più inglese degli inglesi, al punto di ingaggiare come valletto l’ex valletto del Duca di Windsor, cioè Edoardo VIII (lo zio di Elisabetta, che abdicò in favore del fratello), e di spendere cifre folli per sponsorizzare eventi graditi alla Famiglia Reale. Il figlio Dodi nella sua vita pre-Diana sognava di fare il produttore cinematografico con i soldi del padre e per qualche anno ci riuscì anche, con molti flop ma anche un capolavoro assoluto come Momenti di gloria.

In definitiva The Crown 5 è inferiore alle stagioni precedenti, perché sulla Regina tutto è già stato detto e alcune storie sono così conosciute (tipo quella dell’inganno con cui Martin Bashir fece l’intervista a Diana che portò al divorzio) da non destare curiosità, ma è una serie sempre di alto livello. E poi ogni personaggio apre un mondo: da John Major alla casa di Ipatiev, dalla Guy Fawkes Night a Eltsin, per arrivare al Britannia amatissimo dalla Regina (e da noi famoso anche per le privatizzazioni delle aziende pubbliche italiane discusse nel 1992: a bordo anche Mario Draghi...) e al suo ultimo viaggio nel 1997, per la triste restituzione di Hong Kong alla Cina.

stefano@indiscreto.net

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