Giornalismo

Il Superbasket di Aldo Giordani

Stefano Olivari 28/02/2024

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Il centenario della nascita di Aldo Giordani è stato ricordato e giustamente celebrato da tanti, per la gioia di noi lettori di Superbasket fin dal primo numero. La collezione dei Superbasket dal 1978 al 1992 è sacra: dopo il 1992 non ci sarebbe più stato Giordani, dopo il 1996 non ci sarebbe più stata una pallacanestro italiana in grado di farci sognare e quindi conservare i suoi giornali, o forse eravamo soltanto diventati troppo vecchi per stalkerizzare edicolanti già il lunedì pomeriggio. La cosa che ci fa male è che della nostra collezione di Superbasket non vogliamo dire fra 50, ma anche soltanto fra 10 anni, ai nostri eredi fregherà zero perché anche se magari ameranno la pallacanestro avranno riferimenti diversi dai nostri. Come spiegargli le squadre estive di McGregor o le designazioni dei finitimi?

Incredibile, come ha ricordato Dan Peterson, che senza internet e con le partite NBA di fatto invisibili, per non parlare di quelle italiane quasi tutte in contemporanea, si potesse avere una visione così globale, critica e al tempo stesso aggiornata, grazie ai mille informatori di Giordani: chi non ricorda quando alla Domenica Sportiva chiudeva l’angolo del basket, quasi dieci minuti strappati non soltanto al calcio ma anche agli altri sport, dando il parziale del terzo quarto del Celtics-Sixers della situazione? E così era Superbasket, un settimanale di attualità ma di attualità davvero, che per tre quarti era impossibile preparare prima della domenica. Si integrava perfettamente con il Giganti mensile, quello con la copertina in cartoncino invece che plastificata, che aveva altro respiro (è lì che abbiamo conosciuto Oscar Eleni) e foto molto più belle.

Ci violentiamo e rinunciamo alla chiusura nostalgica, arrivando all’attualità. Ponendoci e ponendo una domanda: perché in un momento storico favorevole all’approfondimento e alla critica, visto che per le pure notizie il quotidiano è superatissimo dal web, non esiste in Italia un solo settimanale di successo? Resiste qualche grande marchio come Tv Sorrisi e Canzoni, sia pure con numeri modesti rispetto a un tempo, ma l’Espresso e Panorama sono quasi scomparsi e gli stessi allegati, pur essendo trainati dal quotidiano, sono poco letti, poco citati, poco interessanti per gli investitori pubblicitari. Gli ultimi numeri di Sette, il settimanale del Corriere della Sera, al di là della carta indegna anche dei cessi di un treno merci, erano leggerissimi, quasi inesistenti.

Qualche buona idea come Internazionale, che comunque non è un prodotto originale, non cancella il discorso di fondo: il settimanale generalista e quello di settore, come era Superbasket (diventato mensile, come il Guerin Sportivo e gli altri giornali sportivi che resistono), non ha successo. Nessun editore ci crede e non ci sono manifestazioni di piazza per riavere in edicola i settimanali, quindi è probabile che entro qualche anno non ne vedremo nemmeno uno se non in formato digitale. La nostra opinione è che sul web ci siano tante voci interessanti e gratuite, su tanti argomenti ma anche riferite alla sola pallacanestro: non le si trova tutte in un solo sito o in un solo account social, ma chi è appassionato sa quali sono i dieci da seguire. Detto questo, secondo noi un Superbasket settimanale in digitale, basato ovviamente solo su analisi e interviste e non sui tabellini, avrebbe ancora senso. Certo Aldo Giordani è morto e “Da quando Senna non corre più – Da quando Baggio non gioca più” (cit.) non è più domenica.

stefano@indiscreto.net

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