Televisione

Il giovane Berlusconi e la rivolta dei Puffi

Stefano Olivari 07/05/2024

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Su Il Giovane Berlusconi abbiamo letto quasi soltanto critiche negative, ma a noi il documentario in tre parti appena visto su Netflix è piaciuto. Il lavoro di Simone Manetti ci sembra infatti staccarsi dalla quantità enorme di libri e ricordi video di Silvio Berlusconi che stanno uscendo, a quasi un anno dalla sua morte. Perché non è un’agiografia in senso stretto, anche se le interviste più importanti (Dell’Utri, Freccero, Dotti) sono di suoi collaboratori, sia pure diventati a un certo punto ex (Freccero e ovviamente Dotti), mentre alcuni fedelissimi (Confalonieri e Galliani) sono sembrati un po’ bolliti. E perché il grande materiale video, scelto con cura, in un certo senso parla da solo: Raimondo Vianello che durante Pressing invita a votare Forza Italia è imbarazzante anche a trent’anni di distanza, vale più di mille pistolotti dell’Augias o del Giannini della situazione.

Insomma, lo consigliamo. Ma non ci importa di fare recensioni, quanto di ricordare un episodio citato nel documentario, che fece epoca: la cosiddetta ‘Rivolta dei Puffi’. Molti conoscono o ricordano la storia principale, cioè la sospensione delle trasmissioni di Canale 5, Italia e Rete 4 in diverse regioni, tra il 13 ed il 16 ottobre 1984, per ordine di pretori che ritenevano illegale il mandare in simultanea (non in diretta, erano cassette mandate in onda alla stessa ora: il meccanismo della syndication, né più né meno) trasmissioni nelle varie regioni italiane. Craxi, allora presidente del Consiglio, fece in modo di ripristinare le trasmissioni con un decreto e qualche mese dopo blindò la sua iniziativa con quello che è ricordato come Decreto Berlusconi, reiterato fino a diventare legge.

In quei giorni convulsi dell’ottobre 1984 in molte città italiane ci furono manifestazioni, molte spinte da Berlusconi ma molte anche no, di persone che chiedevano di poter vedere di nuovo i tre canali sul loro televisore. Ma soprattutto i centralini della Rai e dei giornali furono intasati da ragazzini si lamentavano di non poter vedere i loro cartoni animati, in particolare i Puffi. Proteste ingigantite ad arte e non tutte genuine, come abbiamo detto (in stile marcia dei quarantamila), ma che in molti casi arrivavano dal profondo ed esprimevano sentimenti reali. Ovviamente sbeffeggiati da chi non capiva che stava nascendo, o forse era sempre esistita, una generazione fondamentalmente apolitica (e quindi di destra, secondo una certa visione), disposta a protestare per motivi che alla allora classe dirigente sembravano inconcepibili.

stefano@indiscreto.net

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