Giornalismo

I tanti Giampaolo Pansa

Stefano Olivari 13/01/2020

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La morte di Giampaolo Pansa ci insegna una volta di più le persone cambiano a seconda di chi le guarda. Ognuno di noi suoi lettori ha quindi il Pansa che preferisce: il grandissimo cronista di Stampa e Giorno, l’inviato del Corriere della Sera (suo lo scoop sullo scandalo Lockheed), l’inviato sulla politica negli anni d’oro della Repubblica di Scalfari, il corsivista bruciante di Panorama ed Espresso quando questi due settimanali erano imperdibili, lo scrittore multiforme dal romanzo al saggio, il giornalista di sinistra ma poco ortodosso sia sulla storia sia sull’attualità.

Fra i mille libri di Pansa abbiamo particolarmente amato quelli sul giornalismo, visto che lui l’ha praticato sul serio e raccontato con più autoironia rispetto a un Bocca o a un Biagi. Comprati e venduti (1977), Carte false (1988) e Carta straccia (2011) dovrebbero essere letture obbligatorie per chi voglia capire come gli viene raccontato il mondo.

Abbiamo presto abbandonato i suoi romanzi e a dire il vero alla fine ci avevano un po’ annoiato i suoi saggi storici: sulla guerra civile italiana 1943-1945 e sui crimini dei partigiani aveva già detto tutto, secondo noi, Giorgio Pisanò. Anche se effettivamente la produzione per un pubblico di destra era sempre stata modesta e quindi sul mercato c’era un grande spazio per una rilettura (revisionismo, secondo chi pretende di dirci quali santini siano intoccabili) critica. Il migliore di tutta la produzione di Pansa su Seconda Guerra Mondiale e dintorni rimane Il Gladio e l’alloro, del 1991, sull’esercito di Salò.

Come analista politico Pansa raramente ci azzeccava, lui stesso ha ammesso la troppa fiducia nel PCI ‘socialdemocratico’ (tutto nacque dalla famosa intervista a Berlinguer, in cui il leader comunista si diceva contento che l’Italia facesse parte della NATO) o in ciò che poteva nascere dai movimenti referendari di Mario Segni, ma qualunque lettore del Bestiario ricorda le tante intuizioni giuste, su tutte quella del feeling fra D’Alema e Berlusconi che di fatto ha bloccato l’Italia per dieci anni. Senza mai nemmeno sfiorarlo abbiamo trascorso con Pansa davvero tantissimo tempo.

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