Cosa succede in città

Trentacinque anni fa, o giù di lì, usciva Cosa succede in città, settimo album di Vasco Rossi. Schiacciato dalla fama del precedente e storico Bollicine, che aveva di fatto sdoganato presso le masse l’ex DJ di Zocca, e del successivo C’è chi di dice no, dove sarebbe avvenuto un importante passaggio di immagine, Cosa succede in città (rigorosamente senza punto interrogativo) rappresenta in realtà il disco di Vasco Rossi a cui siamo più legati.

Sarà per la morbida Toffee (“Passami l’asciugamano, quello bianco, là sul divano“) dal cui titolo prendemmo spunto proprio quell’anno per il nome della nostra gatta (sopravvissuta per i successivi 22), o per la trascinante title track, oppure per i messaggi di Domani sì adesso no o Ti taglio la gola, per un quattordicenne inesperto degli anni Ottanta ancora da decifrare bene, o per il piacere di chiudere gli occhi e riflettere sulla apparentemente scanzonata Ti immagini (“Fantasie, fantasie che volano libere, fantasie che a volte fan ridere, fantasie che credono alle favole“).

Ecco che Cosa succede in città noi ce lo ricordiamo ascoltato con lo stereo a palla (si diceva così?) nei pochi momenti in cui si poteva fare rumore in casa, partendo con Cosa c’è, vivendo l’allegria attorno a Bolle di sapone o intonando la struggente Dormi dormi, con “il sole che muore mentre i miei sogni crollano”. Poi magari Una nuova canzone per lei non avrà avuto la poetica di Una canzone per te, finendo a differenza di quest’ultima nel dimenticatoio. Eppure oggi come allora… “i brividi che senti salire sono quelli che ancora non riesci a capire”.

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Cosa succede in città, 8.2 out of 10 based on 6 ratings

24 commenti

  1. Uno degli album che dimostrano come la musica italiana non abbia nulla da invidiare a quella americane e inglese. Game set match.

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    1. Ma infatti, solo per prenderne uno per continente, Purple Rain o Unforgettable Fire scompaiono nel paragone.

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  2. Disco spettacolare.

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  3. buon album davvero

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  4. Me lo ricordo come un album un pò sciapo, dopo i bellissimi Bollicine e Va bene, va bene così. Mi sembra di ricordare che in quel periodo Vasco ebbe anche qualche problemino personale. Mi piacque molto di più C’è chi dice no, che fra l’altro è legato ai ricordi di una splendida estate (quella del 1987). Però mi fido di voi e vado a risentirmelo 🙂

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  5. Merdmann, credo che meno uno non ti abbia capito. Oppure, il che è lo stesso, ti ha capito fin troppo bene?

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    1. È solo perché non ho nominato Dream Into Action (che io adoro)…

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      1. Sei abbastanza vecchio da ricordarti la splendida esecuzione di No One Is To Blame al Live Aid?

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        1. Certamente!

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        2. E comunque era Hide and Seek…

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          1. era H&S, meraviglia…. di No One is To Blame ho su un nastro (in cantina forse) una dedica personalizzata di quando è venuto a registrare dei promo a RadioMontestella103 , facevo il tecnico durante gli anni a cavallo liceo/università…

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            1. Avete ragione! Allora perché mi ricordo una versione live di No One Is To Blame in un grande evento? Se comincio a confondere i ricordi di capolavori simili forse devo ritirarmi in dignitoso silenzio…

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  6. Il momento più alto della musica italiana quando a Lucio si aggiunse Vasco. Questo disco non a caso suona assontante a La faccia delle donne. Con Lucio un po’ geloso che impose il suo coro (spaziale).

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  7. sono stato un fan sfegatato di Vasco fino a “Liberi liberi” ma onestamente “Cosa succede in città” non è tra i miei preferiti e lo trovo abbastanza dimenticabile . Toffee l’ho sempre trovata una canzone abbastanza inutile anche nel mio momento di infatuazione vaschiana

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    1. Già Liberi Liberi era peggio dei lavori precedenti, da lì in poi è finito nell’abisso.

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  8. MenoUno decisamente autarchico sui gusti musicali.

    Tutto il Vasco fino a questo album è molto interessante, con continui riferimenti a rock, punk, reggae, italo disco e synthpop oltre ad alcune ballate che hanno fatto la storia del rock italiano. Fantastico anche il live ‘Va Bene Così’ che cattura il Vasco live ancora ruspante e non ancora ‘gonfiato’ dalle folle oceaniche.

    Già da ‘C’è chi dice no’ e poi definitivamente con ‘Liberi liberi’ Vasco virera’ su sonorità hard rock commerciale che lo lanceranno nel mainstream e i ‘riti’ dei tour nei grandi stadi, da Fronte del Palco in poi. Ultime cose interessanti con ‘Nessun Pericolo Per Te’ e ‘Canzoni Per Me’, gli ultimi 20 anni dimenticabili sia in studio che dal vivo.

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  9. Sonorità hard rock in Liberi Liberi non me ne ricordo onestamente

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    1. L’attacco di chitarra di Domani si, adesso no è un wannabe hard rock di metà anni ’80.

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  10. a proposito di Vasco, “Colpa d’Alfredo” é abbastanza politically uncorrect per i giorni nostri?

    é andata a casa con il n****o la t***a 😀

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    1. “L’ho vista uscire, mano nella mano, con quell’africano che non parla neanche bene l’italiano, ma si vede che si fa capire bene quando vuole”

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      1. Per me è la macchina che c’ha che conta….(si, come no…).

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        1. lessi una volta che “il negro” era un loro amico così chiamato per le dimensioni del pene e non veramente un africano: “Lavoravo in un locale, facevo il disc-jockey. Mi ero fermato a parlare con lui (Alfredo) e a giocare a “Space Invader”. Mi ero messo d’accordo con una per portarmela a casa, poi vedo che va via con un altro, un mio amico, un bassino, certo Santino, quello che cuccava le più carine. Inventai Colpa d’Alfredo proprio dopo quell’episodio, scherzando con la chitarra.” “Molti mi diedero del razzista, ma non sapevano che quel negro non era rivolto a una persona di colore, ma era il soprannome che in città avevano dato a un tipo che quella sera, in quel locale, mi rubò una ragazza. Ma era un razzismo al contrario al massimo, in lui c’era una superiorità rispetto a me, aveva vinto lui.”

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          1. Ecco Montanelli poteva inventarsi una boiata del genere

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  11. Eppure “Una nuova canzone per lei” per me è molto più espressiva di “Una canzone per te”, più accorata, meno ruffiana. Lì dentro c’è quasi tutto della mia adolescenza.

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