Il Premio Tenco a Toto Cutugno

Qualcuno potrà prenderla come una provocazione, ma in realtà ciò che stiamo per proporre è molto serio. Diciamolo subito: sarebbe il caso di assegnare a Toto Cutugno il Premio Tenco. Non che noi riteniamo più importante quest’ultimo di una vittoria al Festival di Sanremo, sia ben chiaro. Anzi, siamo tra quelli che ascoltano ciò che piace e non ciò che deve piacere, per cui non pensiamo che un riconoscimento considerato di qualità sia simbolo di effettiva qualità. A parte il gioco di parole, crediamo che il nostro appello andrebbe accolto per motivi artistici concreti, decidendo di tirarlo fuori proprio mentre si è chiuso del Festival della Canzone Italiana numero 69, e lo stesso Cutugno è dal canto suo tra i protagonisti molto attivi, con le sue cortesi esuberanze così come con osservazioni competenti e precise, dello show Ora o mai più su Raiuno.

Come è ben noto, il Premio Tenco è una manifestazione organizzata dal Club Tenco, sul di cui sito leggiamo che “La ‘Rassegna della canzone d’autore’ comunemente chiamata ‘Premio Tenco’ è un festival di alta qualità artistica, culturale e tecnica, che dal 1974 si tiene annualmente a Sanremo. Una manifestazione unica in Europa e forse al mondo alla quale vengono invitati i più interessanti cantanti-autori italiani e stranieri. La rassegna è anche un’occasione di incontro e di amicizia fra artisti e operatori della musica per confrontarsi, discutere e stringere piacevoli rapporti umani durante tre giorni e tre notti di attività a tempo pieno. Ogni anno vengono assegnati i ‘Premi Tenco’ a uno o più grandi artisti di livello mondiale che si siano particolarmente distinti nel corso della carriera, e che partecipano alla Rassegna con un breve concerto. In alcuni casi i ‘Premi Tenco’ sono consegnati al di fuori della Rassegna di Sanremo, in altre iniziative del Club”.

Ora, al di là di alcuni commenti e delle possibili osservazioni che si potrebbero fare sul concetto di “alta qualità, artistica, culturale e tecnica” o sulle “tre notti di attività a tempo pieno”, riteniamo dal nostro ruolo di semplici ascoltatori che Toto Cutugno risponda a tutte le caratteristiche necessarie per dopo oltre 50 anni di carriera ricevere finalmente anche in Italia il riconoscimento che merita. Il suo è un nome che ha scritto canzoni di successo, popolari da noi così come all’estero, e che insieme a Cristiano Minellono ha disegnato uno dei più importanti quadri sull’italianità a cui tutti appartengono ancora oggi, anche se non vorranno mai ammetterlo, non volendo certo rinunciare per nessuna ragione al mondo agli spaghetti e alla moviola (l’autoradio nella mano destra si è ormai di fatto estinta…). Una canzone, L’Italiano appunto, sociale nella sua accezione migliore che ha fatto nel 1983 qualcosa di più cantautorale di cento altri messi insieme che passano le notti (magari proprio quelle “tre”) a inventarsi temi possibili che raccolgano il plauso della critica che conta pur senza crederci. E anche se forse l’ex ragazzo di Fosdinovo non è considerato abbastanza “interessante” per meritare almeno un semplice invito, i concetti di qualità e cultura andrebbero contestualizzati.

Certo farebbe specie vedere il pubblico del Tenco ascoltare in religioso silenzio e applaudire Le mamme o Figli, perché certi temi fanno paura, soprattutto se proposti da chi ha il timbro di nazional popolare. O magari battere le mani al ritmo della agreste Voglio andare a vivere in campagna, o alle tematiche europeiste di Insieme 1992 con la quale Cutugno vinse l’Eurofestival. E allora oltre a L’italiano potrebbe magari intonare Il tempo se ne va, Soli, o se anche queste sono troppo popolari (anche se non nazional) scendere su qualcosa di più raffinato, chissà magari L’ètè indien, o ancora La mia musica, una delle nostre ‘marcette’ preferite, oppure Solo noi o Gli amori, le ritmiche di Flash, e le atmosfere ‘francesi’ di Il treno va. Ecco, pensateci, voi del Club. Noi siamo convinti che Cutugno sia un musicista che meriterebbe attenzione. Anche perché altrimenti il vostro rischio è di apparire come una piccola cerchia che vuole apparire come élite senza esserlo.

Dare un riconoscimento a Cutugno significherebbe uscire da confini ristretti e dare la giusta visibilità anche all’altra canzone d’autore, che ha tanta voglia di “confrontarsi, discutere e stringere piacevoli rapporti umani”. Che esiste e resiste, e di cui lui è uno dei simboli, apparendo in questo momento storico in effetti senza un vero degno erede. Perché il famigerato e presunto giro di DO, che molti si mettono in bocca, alla fine bisogna comunque saperlo applicare, sviluppare… e premiare.

 

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5 commenti

  1. Sarebbe bello, anche perché il Club Tenco al di là di qualche nome stravagante ha fra i suoi artisti premiati gente popolarissima: da De André a Battiato, dalla Vanoni a De Gregori, da Gino Paoli a Vasco Rossi… insomma, un premio a Toto Cutugno ci starebbe…

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  2. A

    Cutugno per decenni vittima di pregiudizi e ironie da parte della critica e della famigerata sala stampa di Sanremo che qualche giorno fa ha dato il meglio (anzi il peggio) di sé. La vedo dura che venga riconosciuto dal Tenco, che mi dà l’idea del tipico circolo in cui ci si premia e ce la si canta tra amici. Stavo guardando intanto le targhe Tenco assegnate ai migliori album. Nomi che si ripetono…

    1984 – Fabrizio De André, Crêuza de mä
    1985 – Paolo Conte, Paolo Conte
    1986 – Ivano Fossati, 700 giorni
    1987 – Paolo Conte, Aguaplano
    1988 – Francesco De Gregori, Terra di nessuno
    1989 – Francesco De Gregori, Mira Mare 19.4.89
    1990 – Ivano Fossati, Discanto
    1991 – Fabrizio De André, Le nuvole
    1992 – Ivano Fossati, Lindbergh – Lettere da sopra la pioggia
    1993 – Paolo Conte, 900
    1994 – Francesco Guccini, Parnassius Guccinii
    1995 – Pino Daniele, Non calpestare i fiori nel deserto
    1996 – Ivano Fossati, Macramè
    1997 – Fabrizio De André, Anime salve
    1998 – Vasco Rossi, Canzoni per me
    1999 – Franco Battiato, Gommalacca
    2000 – Samuele Bersani, L’oroscopo speciale
    2001 – Vinicio Capossela, Canzoni a manovella e Francesco De Gregori, Amore nel pomeriggio
    2002 – Daniele Silvestri, Unò-dué
    2003 – Giorgio Gaber, Io non mi sento italiano
    2004 – Samuele Bersani, Caramella smog
    2005 – Francesco De Gregori, Pezzi
    2006 – Vinicio Capossela, Ovunque proteggi
    2007 – Gianmaria Testa, Da questa parte del mare
    2008 – Baustelle, Amen
    2009 – Max Manfredi, Luna Persa
    2010 – Carmen Consoli, Elettra
    2011 – Vinicio Capossela, Marinai, profeti e balene
    2012 – ex aequo Zibba & Almalibre, Come il suono dei passi sulla neve e Afterhours, Padania
    2013 – Niccolò Fabi, Ecco
    2014 – Caparezza, Museica
    2015 – Mauro Ermanno Giovanardi, Il mio stile
    2016 – Niccolò Fabi, Una somma di piccole cose
    2017 – Claudio Lolli, Il grande freddo

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  3. A

    Ospite dal David Letterman russo

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  4. D

    Ormai leggere gli articoli sulla musica di Indiscreto è come leggere Dylan Dog: zombies, fantasmi e cadaveri.

    Eh certo, il giro di Do bisogna saperlo applicare, mica come un Anatole qualunque.

    Ma si, contestualizziamo i concetti di qualità e cultura: “…battere le mani al ritmo della agreste Voglio andare a vivere in campagna…”

    What else?!

    Ps: ma una petizione su change.org? Anche per il pallone d’oro alla carriera a Recoba, per dire…

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