Conconi sullo Stelvio

Chi offre di più a Eufemiano Fuentes? Dubitiamo che il medico spagnolo possa aiutare fino in fondo nella comprensione dei suoi appunti, a meno di un aiutino (traduzione: soldi e/o impunità) da parte di squadre e atleti danneggiate dai rivali dopati. Meglio ancora se fossero le istituzioni sportive ad avere l’idea.

Non sarebbe scandaloso, visto che la Giustizia ha offerto questi benefit anche a chi ha sciolto bambini nell’acido. Impossibile che questo avvenga nel ciclismo e nell’atletica, dove tutti hanno qualcosa da nascondere, molto difficile che avvenga nel calcio o nel tennis: ma non si sa mai… Di certo i ‘pentimenti’ avvengono solo dietro corrispettivo. Sarà comunque sempre troppo tardi per una vera riflessione, a prescindere dai casi di doping, sulla figura del medico sportivo: uno che ti deve mandare in campo al massimo a qualsiasi costo o che deve pensare alla tua salute nel lungo periodo?

Pensiamo di conoscere la risposta del mitico professor Conconi: ex rettore dell’università di Ferraramaestro del dottor Ferrari, a un soffio dal diventare vice-ministro nel governo del suo amico Romano Prodi (!), ma soprattutto ‘facilitatore’ di tanti successi dello sport italiano negli anni Ottanta e Novanta. Prendendo spunto dal bellissimo libro di Sandro Donati Lo sport del doping parleremo di tutte queste vicende, approfondendo l’aspetto sportivo delle stesse (Donati invece tratta, con testimonianze dirette da pugno nello stomaco, gli aspetti medici e politici), per adesso sottolineiamo solo un tratto psicologico del medico sportivo. Che, vale per gli onesti come per i disonesti, vive della luce riflessa dei campioni che segue ed in molti casi è portato ad una identificazione che dà risultati impressionanti. Nel caso di Conconi, appassionato cicloamatore, Donati ricorda i suoi tempi nella scalata dello Stelvio, risultanti dagli appunti dello stesso Conconi. Il 30 luglio 1991 1h21’01”, niente male per un 56enne. Il 21 settembre dello stesso anno, dopo un ciclo di autosomministrazione di Epo scrupolosamente annotato, lo Stelvio viene scalato in 1h05’29”.

Ma c’è di più: nel 1994 percorre la stessa salita in soli 2 minuti più lento di Francesco Moser (!!!). Un medico 59enne contro un ex fuoriclasse, per quanto non certo uno scalatore, di 16 anni più giovane. E si potrebbe andare avanti, citando i suoi tempi sul passo della Futa e altre performance da atleta vero. Questo per dire che il doping, anche ammettendo di liberalizzarlo, non è che renda le competizioni più oneste (quante volte abbiamo detto ‘Sì, ma Armstrong avrebbe vinto comunque’…) perché c’è sempre qualcuno che ha un doping migliore e quindi non c’è mai parità di opportunità. E’ vero che il doping libero smetterebbe di far considerare sub judice praticamente ogni corsa e ogni campionato, per la gioia dei compilatori di albi d’oro, ma ci sembra un po’ poco per considerarlo un futuro auspicabile.

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16 commenti

  1. vince il “medico” più bravo.

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  2. Articolo esemplare Direttore, il concetto de “se non tutti dopati alla fine vince comunque il migliore” è una cosa che si fa fatica a levare dalla mente anche degli stretti appassionati e praticanti.
    Segnalo anche questo, in riferimento alla “bravura dei medici”:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/06/non-solo-epo-lex-ciclista-racconta-doping-coca-e-anfetamine-per-reggere/490741/

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  3. Ho letto anch’io l’articolo del “Fatto” – e su quale altro giornale poteva apparire un articolo così…? 🙂 – e mi è venuto un parallelo con la situazione italiana. come si può pensare di combattere un sistema criminale se quelli che lo alimentano sono gli stessi che dovrebbero contrastarlo? (direttori sportivi/allenatori etc.. come politici e organi di controllo vari). Secondo me l’unica strada è un drammatico inasprimento delle pene. Magari ci sarà sempre che la fa franca (come nella vita reale…) ma per chi viene beccato nessuna attenuante e squalifica a vita al primo episodio, che si tratti del giovane Riccò o del campione Basso, di un peone come Fiorito o di un vip come di Mussari.

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  4. Dimenticavo… stesse pene per i controllori di cui sopra….

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  5. Esatto, cominciamo a squalificare i DS in modo da impedirgli la recita del “mi sento tradito come uomo e come professionista”…..

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  6. Sempre in tema molto interessante anche questo articolo
    http://www.grantland.com/story/_/id/8904906/daring-ask-ped-question

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  7. Il processo a Fuentes è veramente spagnolo:pare un racconto di Monzò e siamo ben oltre il surreale.
    Rivelatori l’imbarazzo e l’indifferenza dei media iberici,solo El Pais sta coprendo con efficacia la faccenda.
    E quando c’è l’accenno alla Pallonara scattano gli allarmi del Palazzo di Giustizia.
    Basterebbe un’ingiunzione della Wada per richiedere quelle cento sacche di sangue e analizzarne il dna.
    Impossibile:le immaginate la Uefa e l’Itf che collaborano?

    Curioso che Donati abbia cominciato il suo rapporto difficilissimo coi federali dal caso Evangelisti.
    Non penso che le confessioni siano impossibili:l’ultimo esempio,Landis,è stato esemplare.
    Non l’ha fatto per i soldi ma perchè si sentiva sporco “dentro”.

    Solo il vero Passaporto Biologico,con una commissione indipendente,può mettere quasi sullo stesso piano dopatori e controllori.

    Simone Basso

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  8. …giù le mani da conconi, 😉 …ha avuto l’onore di darmi il diploma di laurea.

    personalmente ritengo impossibile sconfiggere il doping. Certo che se tutte le federazioni lavorassero in maniera seria e onesta si potrebbe arginare il problema.
    Inasprire le pene non so. Nel ciclismo sono già piuttosto pesanti, come nell’atletica. In altri sport ridicoli.
    Pena si senza sconti, ma non una pena sproporizonata rispetto al reato commmesso. Anche perchè poi si rischia di mettere sullo stesso piano uno schwazer con un riccò. Forse sarebbe iniquo.
    Ecco estendere le responsabilità a DS, allentori, staff medici quello potrebbe essere un deterrente più efficace.
    pensare che Rjis reo confesso sia DS di una squadra ciclistica…

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  9. murillo
    sconfiggere no,ma magari rovesciare le proporzioni,mettendo in netta minoranza chi fa uso di doping si
    E’ un fatto culturale,ci vuole tempo. Devi fare in modo che la gente faccia sport a tutti i livelli,dall’agonismo più spinto all’amatoriale della domenica,per il piacere di farlo.
    Bisogna ripartire dagli istruttori dei più piccoli,che devono trasmettere passione per lo sport
    La strada è lunga…quindi prima si inizia meglio è.

    Mi son sempre posto una domanda poi,sul doping.
    Ma è peggio Armstrong che si bomba col supporto dei medici più preparati del mondo,o il 40enne che per far bella figura nell’uscita domenicale in bici si riempie di integratori (tutti leciti)alla cazzo di cane?

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  10. gobbo
    d’accordissimo come prìncipi, ci mancherebbe.
    Cambiare cultura? è da quando esistiamo che l’uomo cerca di prevaricare l’altro (homo hominis lupo) non vedo come lo sport nel momento in cui ci sono interessi economici ma non solo (anche solo popolarità) come possa esserne immmune.
    Ci sarà sempre chi cerca di barare, è nella nostra natura.
    A mio avviso ci sono delle misure tecniche e mediche come possono essere il passaporto biologico e anche leggi, sanzioni, controlli condivise da tutte le federazioni, efficaci per arginare il problema .
    Il cambiamento culturale potrebbe essere sul come trattare i dopati a livello mediatico ,quello si.
    Ecco schwazer altro che intervista ossequiosa dalla bignardi. Per non parlare di armstrong. Vuoi parlare pubblicamente? tiri fuori nomi.
    Col cavolo che vai in tivù a piangere e a chiedere perdono.

    alla tua domanda, è peggio l’amatore, di molto. Un prof che si dopa almeno come motivazione i soldi e la fama. Un amatore lo fa per vincere e vantarsi con gli amici.
    Dane ti saprà sicuramente descrivere meglio di me la “fauna” che circola a livello amatoriale.
    P.s. non solo 40anni.. anche 50enni e magari 60enni purtoppo

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  11. murillo
    “Cambiare cultura? è da quando esistiamo che l’uomo cerca di prevaricare l’altro (homo hominis lupo) non vedo come lo sport nel momento in cui ci sono interessi economici ma non solo (anche solo popolarità) come possa esserne immmune. Ci sarà sempre chi cerca di barare, è nella nostra natura. ”

    Certo,però dobbiamo insegnare quanto sia bello cercare di prevalere sull’avversario…e non prevalere a qualunque costo. Sta cosa deve iniziare da bambini..e ai bambini non menti. Capiscono da soli se sei li ad “insegnare” per il piacere di farlo, o se lo fai perchè “vuoi arrivare”.L’esempio degli istruttori giovanili è fondamentale per me

    Poi c’è l’aspetto economico : il papà di un mio amico è stato una promessa del ciclismo dilettantistico italiano. Passato professionista,vedeva sfrecciare davanti a lui gente che da dilettante arrivava in fondo. Gli fecero la proposta di andare a lavorare in banca,mollò la bici in 3 secondi netti.
    Ora,con i soldi che girano,credo sarebbe più difficile la scelta…e magari uno proverebbe a sfrecciare lui davanti agli altri..

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  12. Gobbo
    sono d’accordissimo con Te. Ma, sarò cinico e maldfidente verso il genere umano, non la vedo una strada percorribile.

    Un mio caro amico era una giovane promessa del ciclismo fino a 18 anni. Uno che sarebbe diventato un buon gregario, un ottimo scalatore , non un campione. Ha smesso appunto a 18 anni perchè aveva due scelte: continuare e comniciare a bombarsi come gli consigliava l’allenatore oppure fare l’università con la prospettiva di guadagnare molto meno di un qualsiasi gregario professionista.
    Ha scelto la seconda, senza, a suo dire rimpianti

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  13. p.s. Perchè in qualsiasi lavoro, quante sono le persone che non rispettano le regole? chi più chi meno? magari anche solo qualche volta… tantissime, forse in percentuale tante quanti sono gli atleti che si dopano.
    Non è lo sport ad essere marcio, è niente di più che quello che avviene nel resto della società.
    Solo che accettiamo con più facilità vivere in un mondo corrotto piuttosto che pensare che la seria A sia parimenti corrotta

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  14. Murillo, in linea di principio hai ragione, tutti integerrimi quando si parla degli altri, quando tocca a noi c’è sempre una giustificazione, per non pagare il canone rai, per l’auto in doppia fila… su su fino all’evasione fiscale o alle truffe vere e proprie (chi non ha mai gonfiato un preventivo del carrozziere…?).
    Il fatto è che per la massa lo sport è (o dovrebbe essere) un momento di evasione ma anche di sincera passione e partecipazione e vorremmo che i nostri idoli fossero buoni e puri.. Ovviamente solo i nostri però, perché gli avversari invece sono delle m… a prescindere… 🙂 E questa forse è una chiave di lettura del perché sul ciclismo ci si divide tra i veri delusi, che soffrono per la situazione in cui questo sport è finito ma pensano ancora che si possano fare dei distinguo, e quelli che invece condannano tutti senza appello. Essendo uno sport individuale, non di squadra, i nostri preferiti cambiano in continuazione e il meccanismo di identificazione = schieramento viene meno…

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  15. Non puo esserci sana e onesta competizione quando ci sono soldi e tutto il resto d mezzo.
    E’ già difficile che ci sia a livello dilettantistico, figuriamoci nel mondo professionistico.
    Servono regole che limitino e puniscano più possibile chi bara.
    Poi il discorso di Gobbo è bello, ma ripeto a mio parere, non praticabile.

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  16. Intanto in Australia…… http://www.guardian.co.uk/sport/2013/feb/07/australian-doping-warning-uk-head

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