Cinema

Stiamo improvvisando

Stefano Olivari 21/04/2011

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Devoti non solo di Mourinho. Lo siamo anche di Nanni Moretti, che al contrario del mito fresco vincitore della Coppa di Spagna ha perso negli anni un po’ di ispirazione ma ha acquistato quel mestiere ‘medio’ che da giovane gli faceva schifo vedere in un Monicelli (il loro faccia a faccia anni Settanta è un cult dell’archivio Rai) o in un Alberto Sordi, qualche giorno fa abbiamo visto Habemus Papam con tutto il carico di pregiudizi del caso. Siccome ci occupiamo di sport (come la Mariella Valentini presa a schiaffi in Palombella Rossa), cinque sottolineature ad uso e consumo di Indiscreto.
1) Il vaticanologo intervistato dal vero-finto Tg3 condotto dal vero Maurizio Mannoni, che non sa spiegarsi il ritardo nell’annuncio dell’elezione del nuovo Papa ma è costretto in quanto esperto a spiegarlo ai telespettatori. A un certo punto non ce la fa più e crolla: ”Scusate, non ci sto capendo niente. Sto improvvisando”. Nella realtà quasi mai il cialtrone crolla, conscio che dopo 5 minuti ci si è dimenticati di qualsiasi cosa abbia detto. Il Moretti smascheratore degli schemi della comunicazione ha dato il meglio però domenica sera da Fabio Fazio, quando gli ha ricordato che dice a tutti ‘Sei il più grande, mi fai venire i brividi’.
2) Il torneo di pallavolo fra continenti, costringendo i poveri cardinali dell’Oceania a giocare in tre perché sono…tre. E’ l’immancabile scena sportiva dei film di Moretti (nelle opere passate calcio, basket, atletica, ovviamente pallanuoto), con deriva grottesco-felliniana da musical sul pasticcere trotzkista, un po’ lunga ma geniale nell’essere troncata. Il bambino vede sempre finire il suo gioco per immancabili ragioni ‘serie’: la cena, la partenza dei compagni, la sua stessa crescita, in questo caso i cardinali che devono riunirsi.
3) La guardia svizzera che deve far credere che la stanza del neo-Papa sia abitata e che vive lì da recluso di lusso, ingozzandosi e guardando la televisione: ottima la scelta di un torneo di biliardo su RaiSport, la summa della tristezza e dell’abbrutimento di chi sta sul divano a scanalare.
4) La citazione delle quote dei bookmaker: in tutte le situazioni in cui chi entra Papa esce cardinale il banco stravince. E in un Conclave quasi mai vince il favorito.
5) La scelta di un’icona degli anni Ottanta come Camillo Milli per interpretare uno dei cardinali più influenti: sì, è proprio il presidente Borlotti della Longobarda. Lo sappiamo noi, ma lo sa benissimo anche Moretti.
Giudizio sul film, fuori da letture politico-psicanalitiche che hanno visto il gran rifiuto del Papa come una rappresentazione di quello morettiano di diventare leader della sinistra dopo la stagione dei girotondi? Non è un’opera estrema, ma è abbastanza lontana dal gusto televisivo per poterla guardare senza pentirsene. Pur avendo conservato le proprie idee di base Moretti non crede più in un cambiamento della società, non è nemmeno tanto arrabbiato con chi non si pone problemi, più che in dinamiche di massa crede in scelte individuali e soprattutto in sè stesso. Manca un anno e rotti alla fine del mondo, inutile sbattersi più di tanto.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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