Cinema

La banda degli onesti

Paolo Morati 14/05/2024

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Prendiamo nuovamente spunto da una notizia di cronaca (il sequestro a Napoli di circa 48 milioni di euro in banconote da 50 euro contraffatte) per parlare di un altro film interpretato da Totò: La banda degli onesti. Uscito nelle sale nel 1956 e diretto da Camillo Mastrocinque, racconta la storia del custode Antonio Bonocore (Totò), del tipografo Giuseppe Lo Turco (Peppino De Filippo) e dell’imbianchino Cardone (Giacomo Furia) che si ritrovano con in mano cliché e carta filigranata trafugati da un condomino di Bonocore nientemeno che all’Istituto Poligrafico dello Stato. E che decidono, dopo tanti dubbi e spinti dalla necessità, di produrre loro stessi le banconote da diecimila lire (dei lenzuoli, di fatto).

Parte del filone più ‘serio’ delle pellicole interpretate dal principe De Curtis, La banda degli onesti include diverse scene entrate di diritto tra le migliori del suo repertorio. A partire dal confronto tra Bonocore e il prepotente ragionier Casoria (il sempre straordinario Luigi Pavese), amministratore dello stabile, passando per la spiegazione sociale che lo stesso portinaio dà al tipografo davanti a una tazza di caffè (con continue storpiature del cognome). “Questo è lei (la prima tazza di caffè, ndr) e questo è il capitalista, il profittatore (la seconda tazza, ndr). E questo è invece il capitale (lo zucchero). In origine sono senza zucchero tutti e due…”, fino alla leggendaria scena della produzione delle banconote.

Totò passa con disinvoltura dal comico al malinconico, dipingendo insieme agli altri protagonisti un mondo fatto di cambiali e vite sul filo della Lira. Da citare per tutti il dialogo tra Bonocore e il suo futuro sostituto, inviato dal vendicativo Casoria, che in poche battute ed espressioni (quella di Totò vale tutto il film) tratteggia il dramma della possibile perdita del lavoro. Iconico, oltre che primo grande film con Totò e Peppino insieme.

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