Attualità

Je suis Cocoricò

Stefano Olivari 04/08/2015

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La droga, leggera o pesante che sia, si vende nelle scuole italiane da almeno quaranta anni e siamo abbastanza vecchi per poterlo testimoniare. Non parliamo poi di parchi, bar, ristoranti, spiagge, eccetera, o di normali giri di amicizie che permettono a chi lo desideri di acquistare qualsiasi cosa, senza bisogno di tirare fuori il solito web cattivo e tentatore. Per questo la chiusura per quattro mesi del Cocoricò, la discoteca di Riccione dove la scorsa settimana si è sentito male ed è morto un ragazzo di sedici anni (con ecstasy portata da fuori), è un gigantesco errore che il questore di Rimini Maurizio Improta ha disposto in maniera molto politica, pensando di interpretare quel sentimento prevalente degli italiani che bene è stato interpretato da Alfano: “Siamo pronti a chiudere altre discoteche”. Che statista… Una parte della relazione di Improta contiene una frase illuminante: “Il locale è ormai percepito e incontestabilmente considerato negli ambienti e circuiti reali e virtuali del mondo giovanile, un simbolo degli eccessi, un luogo dove è ammissibile abbandonarsi a forme estreme e incontrollate di divertimento che portano i giovani avventori a perdere il contatto con la realtà e a non percepire più i segnali di allarme del proprio organismo”. Dov’è il reato? Visto che droga e sesso con il primo che capita possono essere praticati altrove, al limite anche a casa propria, l’unico risultato concreto è un’azienda rovinata e duecento dipendenti-collaboratori con un nuovo lavoro da trovare, problema che però lascia indifferente gente con il posto fisso e culturalmente nemica dell’iniziativa privata. Non ci riferiamo a Improta o ai poliziotti, prime vittime di leggi troppo permissive, ma ai magistrati e a tutti quei politici che pensano che la ricchezza si crei per decreto o trasferendo fondi pubblici. Pochi gli esponenti di destra o di sinistra che hanno preso posizione a favore di un’azienda e contro l’oscurantismo di chi vuole mettere la polvere sotto al tappeto: la morale fasciocomunista è nemica del divertimento fine a se stesso, da sempre. Hanno i valori, loro. E anche i media stanno attentissimi a non urtare il proprio attempato utente medio, visto che non è simpatico sentirsi dire “Forse tu sei un genitore di merda o forse no, ma tuo figlio di sicuro è una testa di cazzo. Lo spacciatore è un delinquente, ma non esisterebbe senza una clientela”. Quindi #jesuiscocoricò, contro chi invece di far rispettare le leggi ordinarie cerca e trova un capro espiatorio senza coperture ideologiche.

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