Cinema

Il tempo delle mele

Stefano Olivari 23/07/2010

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Parigi, 1980. La tredicenne Vic Berreton (Sophie Marceau) va al liceo e vive le solite storie di quell’età: innamoramenti platonici e non dichiarati, permessi per feste agognati, ore al telefono (fisso!). Borghesi e più incasinati di lei sono i genitori: il dentista insoddisfatto François (Claude Brasseur) e la disegnatrice in carriera Françoise. Il padre si concede un ultimo giro con una vecchia amante, ma non riesce a gestire la situazione e racconta tutto alla moglie. Che di lì a poco lo cornificherà con il professore di tedesco di Vic, prima dell’inevitabile riappacificazione finale (come avrebbe detto Casini, all’epoca più o meno il portaborse di Forlani: ”La famiglia, la famiglia, la famiglia!”).
La figura più vitale è quella della bisnonna Poupette (nonna della madre), musicista e dispensatrice di consigli concreti, mentre è un po’ amorfo il primo amore di Vic: il compagno di liceo Mathieu, che dopo varie incomprensioni viene accalappiato nella adolescenziale ‘festicciola’ finale. Scena di culto uno, a nostro parere: nella prima festa, mentre tutti ballano scatenati, Mathieu appoggia le cuffie del walkman alle orecchie della ragazza e si mettono a ballere un lento (ovviamente ‘Reality’, del mitologico Richard Sanderson) mentre il resto del mondo va a un’altra velocità. Scena di culto due: alla fine del film, una volta conquistato Mathieu, Vic mette gli occhi su un biondo presente alla festa e si mette a ballare con lui. Ricordo personale: visto per la prima volta al cinema nel 1981, l’unico film visto in piedi in vita nostra. Per dire il successo, con scene di fanatismo femminile per una ragazza che non si sarebbero più viste: si chiama identificazione. Un tutto esaurito, era sabato pomeriggio, memorabile. Il mitico messaggio, per noi che siamo cresciuti nei cineforum oratoriali: all’alba degli anni Ottanta pensavamo che si potesse fare tutto senza le ideologie del decennio precedente e i sensi di colpa che avrebbero ammorbato la cinematografia, anche del genere giovanilistico, dei decenni successivi. Giudizio del critico di sinistra: l’alba di una generazione che avrebbe fatto del proprio privato una ideologia. Giudizio del critico di destra: in questo film meglio la madre, ma Sophie Marceau in quelli successivi ci avrebbe dato non poche soddisfazioni.
stefanolivari@gmail.com
Scheda del film su Wikipedia

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