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Ferrari e Italia, si Arrivabene al 2018

Stefano Olivari 25/11/2014

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Le nostre orecchie pop non avevano mai sentito nominare Maurizio Arrivabene, prima che Marchionne lo nominasse capo della gestione sportiva della Ferrari al posto di Marco Mattiacci, che solo pochi mesi fa era stato messo lì da Montezemolo al posto di Domenicali. Colpa nostra, intendiamoci, l’ignoranza è ignoranza. Rimane il fatto che alla Ferrari ci sia un avvicendarsi di ‘allenatori’ sul modello Zamparini, solo che il presidente del Palermo può essere trattato come una macchietta mentre con il mondo Agnelli i piedi dei giornalisti devono essere di piombo e la lingua felpata il giusto. Perché questa vicenda è tutta agnelloide, visto che Mattiacci non poteva avere né colpe né meriti in un periodo così breve ed ereditando una macchina sbagliata. Arrivabene, bresciano di 57 anni, è infatti vicepresidente della Philip Morris, la multinazionale del tabacco che sponsorizza la Ferrari (e non solo), oltre che consigliere della Juventus. Di sicuro fa parte del governo della Formula Uno, come rappresentante degli sponsor del circus, conosce bene l’ambiente e le sue piccole logiche. In altre parole: non è l’ultimo dei pirla e di certo non è stato messo lì per studiare la nuova macchina (progetto 666, per la serie ‘Siamo tutti satanisti’), ma principalmente per dare più peso politico alla Ferrari. Come se ne avesse poco, in un campionato dove di fatto corrono in quattro… Summa del marchionnismo il comunicato di addio a Mattiacci, di circa una riga (“Auguri per le prossime sfide”, una cosa del genere). Già che ci siamo, ringraziamo Dario Donato per averci ricordato una situazione di non poco conto: avendo tanto tempo libero, Marchionne dal 2008 è consigliere di amministrazione di… Indiscreto. No, ci siamo confusi. Della Philip Morris. Quindi Arrivabene si troverà a rinnovare la sponsorizzazione con se stesso. Ma si tratta di aziende private, se si rovinano sono problemi loro. Più interessante è lo scenario, che non è un fanta-scenario, che vuole Arrivabene come apripista per Andrea Agnelli, con il quale il rapporto è molto forte e che alla Philip Morris ha anche lavorato per qualche tempo (non incartava le sigarette, crediamo). Di certo non sarebbe un ruolo incompatibile con quello alla Juventus, alla fine l’italiano in canottiera anche se milanista o interista continuerà in media a tifare Ferrari. Purtroppo. Però tutto quadrerebbe in vista del 2018: da un lato un grande gruppo finanziario internazionale nelle mani della parte Elkann e con le fabbriche usate per mostre ed eventi, dall’altro la parte sportiva nella mani di Andrea Agnelli, in mezzo i media della casa e quelli che vivono di pubblicità della casa, a troncare e sopire. E il Marchionne pensionato? Leader del centro-destra, anche se nel 2018 non ci sarà forse più alcun operaio da licenziare. Però soltanto lui potrebbe farcela con i dipendenti pubblici, quindi non è escluso che lo si voti pur continuando a tifare McLaren.

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