Leggerezza di Spartacus

La Settimana Santa del ciclismo si conclude, domenica pomeriggio, nel Velodromo di Roubaix: un luogo sacro per lo sport europeo, come solamente Kitzbuhel, Holmenkollen e Wimbledon. Il leitmotiv del rito, che riverbera e addirittura amplifica l’epica brutale della Ronde, è il solito: Cancellara, che a Oudenaarde ha chiarito la sua collocazione storica, contro l’Omega Pharma-Quickstep, la corazzata del Nord ancora a secco o quasi; il resto però non è mancia.

SPARTACUS E GLI ALTRI – Ribadiamo che il tris fiammingo del bernese rende ancor più evidente il concetto: Fabian, alla voce flahute, nel dopoguerra, è in una compagnia esclusiva. Al suo livello solamente Rik Van I e II, Merckx, De Vlaeminck, Museeuw e Boonen. Poi, allargando la cerchia, potremmo discutere – sempre in ordine rigorosamente cronologico – di Impanis, Magni, Godefroot, Moser e Kelly. Alla Regina ha da chiedere tutto e niente: il poker sì, ma con la leggerezza di chi ha già in tasca uno scalpo prestigioso. Affiancato da una buonissima Trek, vedremo se continuerà lo straordinario filotto. Difatti, nelle sue (..) tre gare monumento (Sanremo, Fiandre e Rubè), con l’eccezione della Ronde 2012 (quando cadde e dovette ritirarsi), il mostro elvetico ha affastellato undici podi consecutivi… Banda Lefevere in assetto di guerra, con Boonen ultima carta e gli agguati (possibili quanto à bloc) dei vari Terpstra, Stybar e Vandenbergh. E gli altri? I Bmc propongono un dinamico duo niente male, Van Avermaet e Phinney (attenti al trampoliere americano..), poi ci sarebbe Sep Vanmarcke in quota Belkin. E’ il prossimo “pietraio” o almeno quello dell’ultima generazione più pronto di tutti, resta da capire quando avverrà la successione coi Cancellara e Boonen. Segnalando i velocisti resistenti (Kristoff, Degenkolb, Démare..) e i corazzieri del Team Sky (Thomas, Boasson Hagen, Knees..) ricordiamo che a volte, quando il favorito di turno incute timore reverenziale, le fughe a lunga gittata hanno avuto un successo insperato. Accadde nel 2007 con un compagno di Cancellara, l’aussie Stuart O’Grady, che approfittò della rincorsa tardiva del plotone e di una giornata di sole dal tepore estivo. Pure il precedente più clamoroso, che risale all’88, coinvolse un atleta che oggi è legato professionalmente al fuoriclasse di Berna.

DE MOL E DE VLAEMINCK – La forza del paradosso è inserire, nello stesso argomento, gli estremi che – strano ma vero – si toccano. Dirk De Mol, attuale diesse di Spartacus, è l’unico brocco che si sia mai aggiudicato la Classicissima. Quell’anno non si entrava nel Velodromo, ci si fermava (per pecunia) davanti a un supermercato; la mattina prese forma (e sostanza) una fuga bidone. Il belga, col biglietto vincente della lotteria in mano, ebbe l’aiuto fondamentale del Cancellara dei poveri, il rouleur Thomas Wegmuller, passista strapotente e generoso. Che lo condusse al traguardo e, preparandosi alla volata, si accorse di un pezzo di carta negli ingranaggi del cambio: non riuscì nemmeno a sprintare… Dietro, terzo e più inviperito del solito, il grande Laurent Fignon, primo mammasantissima in rimonta. Ecco, De Mol incarna (suo malgrado) l’antimateria nell’identikit del mattatore della Rubè. Se ti chiamano Monsieur Roubaix, non hai nemmeno bisogno della carta d’identità per presentarti. Il mito di Roger De Vlaeminck va oltre il peso specifico di un palmarés sontuoso. Veltro da pianura, fondista nato, finisseur a ventiquattro carati; un funambolo nel “limare” e con le pieghe in curva, nella conduzione del mezzo, da ciclocrossista sopraffino. Campionissimo umorale, matto, figlio di buona donna a leggere le debolezze altrui, a evidenziarle, e nel cogliere l’attimo fuggente. Che giunse – la prima delle quattro volte che si impose nella Reine – il 16 Aprile 1972, l’ultima di quella era nella selva oscura…

ARENBERG – La Foresta è la trasposizione agonistica dell’immaginario, infernale, dantesco. Solo un altro posto nel mondo, l’Hausbergkante della Streif, il sabato della libera, può eguagliare il terrore di quella distesa spaccaossa di cubetti di porfido. Scoperta da Jean Stablinski – che fece il minatore là… – e introdotta nel 1968, fu abolita (provvisoriamente) quattro anni dopo: il dì che, nell’attraversarla, dovettero ritirarsi in ventidue (compreso Eddy Merckx). Ritornò nell’83 e fu un delirio, tra fango e pozzanghere che parevano crateri lunari. Vinse un vecchio lupo di mare, Hennie Kuiper, malgrado un gladiatorio Moser. Ad Arenberg, tra gli altri, rischiò l’amputazione di un arto Johann Museeuw (1998): rimane, al netto della recente inversione di marcia per entrarci, il punto chiave della corsa. Chi si ferma o viene staccato all’ombra delle ciminiere ha già perso la contesa. “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”. L’inferno, innanzitutto. Quest’anno la scritta dell’Alighieri (riutilizzata in funzione postmoderna persino da Bret Easton Ellis…) dovrebbe comparire, a mò di striscione, al settore 28 in località Troisvilles a 97,5 chilometri (sui 257 totali). Duemiladuecento metri belli tosti; del resto la razione di pavè nel 2014 sarà di 51,1 km. Caronte in persona, la Trouée d’Arenberg (il 18: 2400 metri di lunghezza), arriva ai meno 95,5. Se i tre chilometri d’acciottolato di Mons-en-Pévèle (10, a cinquanta dal traguardo) sono quasi sempre stati decisivi, l’ultima botta è rappresentata dalla sequenza micidiale di Camplin-en-Pévèle (il 5: 1800 metri al km 237) e Le Carrefour de l’Arbre (4: 2100 metri a meno diciassette dalla meta). Anche se alcuni ciclisti la pensano come Sartre (“L’inferno sono gli altri”), già farsi la doccia coi colleghi sopravvissuti, nella palestra spartana del Velodromo, significa almeno un pò di (agognato) Purgatorio.

SEAN E BRADLEY – Trent’anni fa, col fango che ricopriva le strade, i corridori, le bici, gli spettatori, nemmeno fosse stato gli schizzi del pennello di Pollock, Sean Kelly si aggiudicò il safari (…) nella melma. Nel 1986 avrebbe fatto il bis. Lui, dopo Kuiper e Hinault, è ancora l’ultimo “tappista” (o polivalente) ad essersi aggiudicato la Parigi-Roubaix. Ci fa piacere che un vincitore del Tour, Sir Bradley Wiggins, voglia cimentarsi con l’Enfer du Nord: qualsiasi risultato otterrà, ha dimostrato rispetto (per la tradizione) e intelligenza. E’ un bel gesto che rinnova, a suo modo, il fascino leggendario (e truculento…) della Rubè. Una competizione organizzata nel 1896 da due filandieri (Vienne e Pérez), quasi per caso, nata per preparare la Bordeaux-Parigi e divenuta – in breve tempo – la Regina delle classiche.

(per gentile concessione dell’autore, da Il Giornale del Popolo del 12 Aprile 2014)

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21 commenti

  1. Il cuore dice Fabian, la sfera di cristallo spera in Taylor per mandare gambe all’aria ancora una volta la scienza anagrafica, la testa sa che come al solito vincerà il pavè.
    De Vlaeminck un idolo, acrobata circense che non sarebbe possibile descrivere in una pagina, figuriamoci in un post, al sol ricordo una sola riflessione si fa largo: è il momento più bello dell’anno, purtroppo sta per finire tutto per ricadere tra le grinfie della noia bulbarelliana.
    Maledetto Nord, ti odio come un’amata che non ricambia…

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  2. Simone
    Liquidata troppo in fretta la trilogia del checco Moser alla Roubaix , vero apogeo del corridore Trentino …

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  3. Cancellara che mi sta venendo un po a noia, vince perche va piu forte, e una ovvieta ma e tremendamente noioso 🙂
    Devono preparargli trappole tattiche…..

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  4. Manca anche l’accenno al vecchio Duclos Lassalle, quello che faceva il morto 🙂

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  5. @Dane:concordo sul momento più bello dell’anno,direi che sorpassa pure il Gennaio coi quattro monumenti dello sci alpino(Adelboden,Wengen,Kitzbuhel e Schladming)e Luglio tra fine Wimbledon e inizio Tour.

    Devolder,la spalla migliore di Cancellara,ha annunciato il forfait per i postumi delle cadute alla Ronde.
    Quindi penso che rimarrà in mezzo tra Omega Pharma e Bmc:non sarà un letto di rose.

    @Leonto:se mi seguisse altrove,sul cartaceo,avrebbe letto della filosofia del flahute.
    Moser,pur non parlando fiammingo,è uno dei più grandi di ogni tempo.
    Era nato per il pavè,i muri e la corsa estrema…

    Simone Basso

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  6. @Leonto:è un articolo sulla Rubè 2014 con accenni storici,non un almanacco.

    Mancano anche Lapize,Henri Pelissier,Ronsse,Rebry,Coppi,Bobet,Daems,etc.

    Simone Basso

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  7. @GoogleUser28: si si scusa 🙂 🙂
    E che mi sono venuti in mente Moser e il vecchiaccio Duclos…..
    Che tempo mettono? Debbo ammettere che vederla col fango mi fa sempre un gran effetto

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  8. @Leonto:variabile verso il soleggiato ma non troppo.
    Sarà la sagra della polvere.
    Non diluvia,col fango da ciclocross e tutto il resto,dal 2002.
    L’ultima gemma di Museeuw,col terzo posto di una matricola ventunenne,Tom Boonen.

    Simone Basso

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  9. @GoogleUser28: fra i luoghi monumeto dello sport europeo (per cui escludiamo Maracana’, Indianapolis e Augusta) ci metterei pure Monza e/o Spa Francochamps (tra l’altro quest’ultima con una bella connessione col ciclismo) per gli sport a motore. Purtroppo il Nurburgring ‘lungo’ non viene piu’ utilizzato e quindi e’ fuori categoria.

    Tornando a bomba sul tema. Speranze italiane nel medio-lungo per le classiche fiamminghe?

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  10. @Gatto Gattoracca:se allarghiamo ai motori i luoghi monumento si espandono.
    Il Nurburgring è stato anche una parte importante della storia ciclistica.
    Ben tre edizioni dei Mondiali furono ospitate dall’anello tedesco…
    La primissima(1927),un trionfo italiano con Binda,Girardengo,Piemontesi e Belloni.
    Il Macbeth francese nel 1966(ne approfittò un incredulo Altig).
    Il bis mancato del miglior Moser di sempre(1978)opposto a Knetemann.
    Una volata persa per troppa sicurezza nei propri mezzi:ero bimbo,ma ricordo ancora i pugni sul divano nero del salotto…

    Detto fra noi,non riesco a trovare un nome certo,sicuro.
    Potrei dire Oss(per adesso una delusione)e Puccio.

    Simone Basso

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  11. Simone, era così bella sta pagina, perchè rovinarla con Moser?!
    Maledetto Leontroll…

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  12. No dai
    E che il Moser che va ricordato e sicuramente quello IMHO
    Sicuramente non quello dell.’enervit , del giro dei cavalcavia e di quant’altro

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  13. Trionfo della polvere e foratura di Boonen x ora da segnalare

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  14. @Dane,Leonto:al di là del bene e del male,Cecco è stato il flahute italiano per eccellenza.
    Tra l’altro ricorrono i quarant’anni del suo esordio sul pavè.
    Perse da De Vlaeminck per una foratura(e una caduta):le matricole che rischiano di vincere la Rubè alla vernice sono,nella storia,rarissime.
    Comunque,per tutto il resto(..),ieri ne discutevamo con l’Olivari,ho idea che ritorneremo sull’argomento…
    “Sordid details following”

    @Poli:col sole possono vincere quindici corridori,nella melma si ridurrebbero a quattro-cinque.
    Il vento sarà un fattore determinante,quasi quanto le alleanze incrociate e i vuoti di sceneggiatura.
    Trek e Omega Pharma già davanti a menare le danze.
    Si intravede la Foresta maligna…

    Meravigliosa cornice di pubblico alla London Marathon.
    Vince il solito,irresistibile,Kipsang(2h04’27”).

    Simone Basso

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  15. Spero boonen!

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  16. Questo è un pischello! Bravo

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  17. Vittoria di Terpstra,meritata,e della Banda Lefevere.
    Il vento da regata(se non ho fatto male i conti,trattasi di media oraria record che batte quella di Peter Post..)ha condizionato la corsa:nel poker tra ammiraglie incomprensibile la tattica Belkin.
    Cancellara e Vanmarcke troppo condizionati dai vuoti di sceneggiatura altrui,Boonen(generosissimo)decisivo nel frantumare la gara.
    Degenkolb e Sagan straordinari,ammirevole Wiggo…

    Simone Basso

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  18. Due note per chiudere la festa.
    La media era più bassa:la regia francese,nel finale totalmente in bambola,ha mostrato un cronometraggio errato.

    Fino a qualche ora fa,da noi,si faceva dell’ironia sulla partecipazione di Wiggins.
    Uno che ha vinto il Tour e con un palmares nei velodromi da fuoriclasse.
    Terpstra,a Gennaio,ha vinto la Sei Giorni di Rotterdam.
    Stybar(quinto),a Febbraio,si era imposto nella prova iridata di ciclocross.
    Appunto,sono tre indizi che realizzano il fallimento della scuola italiana:basata sulla specializzazione,il campionismo,gli squadroni under 23,l’esasperazione e la ricerca del risultato a tutti i costi nelle categorie giovanili.

    Dovremmo finirla colla nostalgia(di Epolandia?)e le insinuazioni sui movimenti egemoni,invece imparare la lezione con la consapevolezza di essere diventati ormai un paese di seconda fascia.

    Simone Basso

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  19. Wiggo mostruoso.

    Nota a margine, mi sembra che sia un anno “divertente” per le corse di un giorno. Attacchi, contrattacchi, colpi di scena, fughe, campionissimi che si dimostrano tali…Un bello spot.

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  20. La grandezza di Cancellara è questa: fa rosicare avversari ed haters anche quando non vince.
    In fondo lui corre sempre per vincere e a viso aperto, mentre la maggioranza degli altri corre per non far vincere lui.
    Come Boonen, che adesso gode ma è il vero fallito della giornata.
    Per il resto Simone ha detto tutto sulla scuola italiana, citando gli esempi di Tepstra (grande pistard, come Wiggins, Cavendish, Phinney, etc…) e Stybar (un ayatollah del ciclocross, pressocchè unico “straniero” – benchè praticamente assimilato – ad inserirsi nel dominio belga).
    Volete che vi racconti dell’ultimo numero messo in scena dalla Federazione?! Da morir dal ridere…

    p.s.: Simone, mi spiace ma non ce la faccio. Piuttosto che Moser mi iscrivo ad un fans club di Mourinho. Mettere poi Moser sulla stessa riga dello Zingaro mi provoca fastidiosissimi eritemi sulla pelle…

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  21. @Lorenzo Zanirato:concordo,è comunque una tendenza sempre più evidente nelle ultimissime stagioni.
    E l’ordine d’arrivo della Roubaix 2014,i primi dieci,è di una qualità clamorosa.

    @Dane:tendo a rimanere neutro con chiunque,rimarrò critico con chi incensa quel periodo(di crisi..)del ciclismo italiano.
    Dopo il 1980,quello di Moser e Saronni era un reality.
    Ma non posso negare la grandezza del trentino e non intrecciarla con quella del gitano:d’altronde la prima Rubè di Cecco fu possibile anche grazie a De Vlaeminck in maglia Sanson.

    Simone Basso

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