Basket

NBA e Cina, i buffoni che si scusano con la dittatura

Stefano Olivari 08/10/2019

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La NBA rischia di perdere la Cina, suo principale mercato fuori dagli Stati Uniti, per un moderatissimo tweet di sostegno di un dirigente degli Houston Rockets alle proteste dei dimostranti di Hong Kong. Una vicenda che può stupire soltanto chi considera le aziende private cinesi alla stregua di aziende private occidentali, come se soldi e azioni avessero davvero lo stesso peso in tutto il mondo.

Sulla base di un tweet di Daryl Morey (“Fight for freedom, stand with Hong Kong”) varie aziende cinesi hanno interrotto i rapporti con i Rockets e a queste si è aggiunta anche la federazione cinese di pallacanestro, presieduta da Yao Ming (che nei Rockets ha giocato piuttosto bene per nove anni, dopo essere stato prima scelta assoluta nel 2002). Non solo: un colosso come Tencent ha annunciato che non trasmetterà più in streaming le gare dei Rockets, E fra gli spettatori di Tencent quelli che seguono la NBA sono circa mezzo miliardo…

Il peggio non è ovviamente stata la reazione della finta economia di mercato cinese, reazione perfino logica in un paese retto da una dittatura comunista-capitalista (vi viene in mente qualcosa di peggio?) con l’amico Xi che si è autonominato presidente a vita, ma quella della NBA che vergognosamente in una nota ufficiale ha specificato che quella di Morey è una posizione personale, non dei Rockets né tantomeno della NBA stessa.

Quindi la politicamente corretta NBA, dove da LeBron James al magazziniere ci si esibisce in dichiarazioni anti-Trump e pro diritti di qualsiasi minoranza, se la fa sotto di fronte alle ritorsioni commerciali di una dittatura per un tweet di un privato cittadino. Che vale Petrachi o Ausilio, nel quadro politico mondiale. Davvero una lega di buffoni ipocriti, dai dirigenti bianchi al personale nero, una lega che può emozionare soltanto un pubblico di bocca buona, turisti da terza maglia e hamburger. Spazzatura, tolti venti campioni di cui però almeno una decina non reggerebbe un arbitraggio tecnico.

Pensiamoci quando esaltiamo l’azienda cinese che viene a ‘salvarci’ o a spiegarci come affrontare le sfide della globalizzazione. Certo, basta sparare sulla folla, schiavizzare una miliardata di ex contadini abituati già di loro ad ubbidire, comprare qualche squadra di calcio in giro per il mondo come biglietto da visita.

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