Calcio

Milan, da cacciare è Elliott

Stefano Olivari 30/09/2019

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Il Milan è crollato contro la Fiorentina, ha perso 4 partite di campionato su 6 e il grande imputato mediatico è ovviamente Marco Giampaolo, che fra poco sarà linciato dagli stessi che lo avevano definito ‘maestro di calcio’ su istigazione di Sacchi, peraltro in parte colpevole della sua scelta.

Timidamente qualcuno butta lì il nome di Maldini, per il godimento puro di Adriano Galliani, nessuno ancora osa dire che anche Boban è per il momento soltanto uno che si presenta bene, uno che dice frasi che a noi giornalisti sportivi cresciuti leggendo David Messina e Zagor sembrano profonde. Ma si sa, gli slavi quando ti parlano sembra sempre che abbiano ragione (cit. Tavcar). Ma sbagliano anche loro.

L’originale linea di Indiscreto la conoscete: non ce la prendiamo quasi mai con i giocatori, che giocano come sanno (Kessie non sarà mai Rijkaard, nemmeno nella prossima vita), o con gli allenatori che sono gli unici a capire qualcosa di calcio, anche se Giampaolo metterebbe tristezza al Jovanotti di Gimme Five e sul piano tattico ha le sue colpe, ma con i dirigenti che nel bene e nel male determinano i cicli di un club. Quindi è facile salire da Boban-Maldini-Massara a Gazidis e soprattutto ai Singer, cioè il fondo Elliott, per arrivare all’uomo i cui comportamenti hanno determinato l’eterna transizione del Milan: Silvio Berlusconi.

È lo stesso delle cinque Coppe dei Campioni-Champions vinte, tanto per mettere tutto in prospettiva. Ma anche lo stesso Berlusconi che dopo cinque anni di navigazione a vista (nel 2012, con la cessione di Ibrahimovic e Thiago Silva, la fine reale del suo Milan) con mezze figure e parametri zero alla Galliani si è inventato Yonghong Li e che poi, pur non essendo più proprietario del Milan, ha Elliott come partner in partite più importanti del calcio: TIM, per dirne una., ma anche il contrasto di Vivendi su più fronti.

Il problema dei fondi attivisti come Elliott, problema dal punto di vista dei tifosi, è che il loro orizzonte è dichiaratamente il breve periodo. Estrarre valore dalle aziende partecipate o controllate, nel modo che per gli azionisti di Elliott è il migliore. Come si può estrarre valore dal Milan? Con una faraonica campagna di rafforzamento, peraltro impossibile per le norme UEFA e l’incertezza sul futuro da Champions? Oppure tenendosi a galla e facendo approvare un progetto immobiliare da rivendere insieme al club? Insomma, siamo convinti che la squadra di Giampaolo un po’ si riprenderà ma che il bene del Milan sarebbe che a non mangiare il panettone fosse Elliott.

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