Calcio

Interspac, da Cottarelli a Bergomi

Stefano Olivari 25/06/2021

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Siamo grandi sostenitori dell’azionariato popolare nei club sportivi, dai Green Bay Packers alla Bundesliga. Per questo Interspac, il progetto di Carlo Cottarelli per l’Inter, merita di essere preso in considerazione al di là dei tanti vip che hanno aderito: da Bocelli a Vecchioni, passando per Fognini, Mentana, Max Pezzali, Enrico Ruggeri, Gad Lerner, Michele Serra, Ligabue, Bonolis, Cecchetto, Severgnini, Salvatores e tanti altri, con parecchi giornalisti ed in quota virologi il professor Galli. Rumorose assenze quelle di Moratti e soprattutto quella di Ernesto Pellegrini, del quale Cottarelli fu consigliere nel 1984.

Fra gli aderenti della prima ora, perché nella seconda ora i soldi dovrebbero tirarli fuori anche i non vip ed anzi senza la massa questa idea non ha senso, l’unico uomo di calcio è Beppe Bergomi e la cosa è significativa perché se c’è una cosa che ai grandi club non mancherebbe sono proprio i grandi ex desiderosi di rientrare in pista in qualche modo. Mettiamola così: l’azionariato popolare è qualcosa di lontano dalla cultura degli sportivi italiani, e ancora di più degli ex campioni, legati al mito del ricco che deve metterci i soldi e poi far comandare loro che hanno a fatica la terza media o hanno comprato il diploma.

Ma venendo al caso Interspac, quante possibilità ci sono che ne venga fuori qualcosa di buono? La domanda se la pongono gli stessi promotori, visto che hanno messo online un sondaggio (questo il link) per vedere se al di là delle parole esiste anche una massa di tifosi medi disposti a tirare fuori soldi ed in quale misura. La prudenza di Cottarelli forse è doverosa, ma diciamo subito che non ci piace questo sottolineare di voler lavorare con la proprietà attuale: chi mai vorrebbe essere socio di minoranza in un club calcistico indebitato ed in perdita?

Si possono trovare persone disposte a pagare per cambiare un sistema o anche soltanto per divertirsi, ma certo non per regalare soldi a Zhang. Sarebbe come comprare abbonamenti del terzo anello a 10.000 euro, dal punto di vista dell’impatto sulla gestione del club. Però questo è l’inizio e speriamo che un po’ in tutta Italia questa idea si diffonda e si affini. Avrebbe fra l’altro un sottoprodotto interessante, cioè quello di premiare i dirigenti migliori, che diventerebbero contesi come i calciatori.

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