Calcio

In mancanza del silenzio

Stefano Micolitti 30/03/2009

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Più o meno tutti siamo cresciuti leggendo gli editoriali sui morti di Italia Novanta, ma anche nel 2009 trovare caschi protettivi in un cantiere edile (ne abbiamo proprio uno sotto la finestra) italiano non è esattamente la regola. L’unica certezza è che i morti di calcio abbiano più valore di altri, il controllo sociale ed il mitico ‘sistema’ prevede che noi si parli soprattutto di loro. E che anche all’interno dei morti di calcio si stabilisca una gerarchia precisa: per i 22 (ma forse di più, a chi importa contarli) ivoriani che hanno pagato con la vita la scelta di seguire Drogba e compagni nella partita con il Malawi la formula della ‘tragica fatalità’, per la prima ricorrenza della morte di Matteo Bagnaresi la solita spazzatura retorica ed ideologizzata invece del pietoso silenzio. Però bisogna ricordare che l’ultrà del Parma, uno che nel curriculum aveva tre anni di Daspo e prodezze anche extracalcistiche, non è stato ucciso dal poliziotto cattivo (la vulgata del caso Sandri) ma da una manovra affrettata di un autista terrorizzato da lanci di sassi e bottiglie. E giova anche ricordare che il pullmann (di tifosi dello Juventus Club Crema, ben lontani dal mondo ultrà) era stato assalito proprio dagli ultras del Parma. Meglio il silenzio. In mancanza del silenzio, almeno la verità.
stefano@indiscreto.it

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