Calcio

Il tifo di Caressa e Bergomi

Indiscreto 07/05/2025

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Come tutti i vecchi amiamo le cover, il già visto e già sentito, quindi cosa c’è di meglio di una discussione sulle telecronache tifose? Lo spunto arriva chiaramente da Fabio Caressa e Beppe Bergomi, per il modo in cui hanno raccontato Inter-Barcellona 4-3 di ieri e che loro, a mente fredda, hanno spiegato con l’entusiasmo per una partita che sarà ricordata per anni e con un generico tifo per le squadre italiane. La prima spiegazione ci può stare, ma purtroppo questo entusiasmo poco si stacca dall’entusiasmo medio per un gol in Torino-Venezia o per un anticipo di Bundesliga: se tutto è bellissimo, allora niente è bellissimo. Per stare sul tema Inter, chi si ricorda Trevisani e Adani dopo il gol di Vecino al Tottenham? Sì, la garra charrua… Un concetto che diventa più chiaro quando si guardano gli highlights montati con il commento originale: un festival di urla e di soprannomi demenziali per gol che non sono esattamemente quelli del 3-3 all’ultimo minuto in una semifinale di Champions.

La seconda spiegazione è quella più mainstream, quella che tante volte abbiamo criticato e che ci è costata anche diverse collaborazioni: questo accade quando si parla di cazzate, figurarsi con gli argomenti seri. Non si sta discutendo di Caressa romanista o di Bergomi interista criptomilanista e quindi inviso a molti interisti nonostante la sua carriera tutta neroazzurra (in realtà il tema è quello dei grandi ex che gufano i nuovi della loro squadra: è umano, tutti sono Pietrangeli con Sinner anche se fingono, a partire da Panatta, di prenderla alla Panatta), ma di questo supposto e ipocrita tifo per ‘le italiane’. Fastidioso su tutte le reti per quella filosofia da piazzisti di un prodotto già venduto, ma anche per la sua totale assenza di logica: nessuno degli spettatori neutrali di Inter-Barcellona e meno che mai gli spettatori tifosi di Milan e Juventus tifava per l’Inter, il tifo ‘italiano’ esiste a malapena per la Nazionale, e non è nemmeno sempre vero, figurarsi per i club. Forse ci conquisterebbe, per motivi politici, un Athletic Bilbao italiano, ovunque fosse, ma non ne vediamo.

Poi questa storia delle telecronache troppo tifose viene fuori soltanto con quei tre club, in passato (Mediaset-Milan) per evidenti ragioni, ma in linea di massima anche per gli altri parlare di ‘tifo degli italiani’ è un’ipocrisia: alla stessa Atalanta si fanno tanti complimenti, ma non è che qualcuno fuori dalla provincia di Bergamo soffra per l’Atalanta, con discorsi simili che si possono fare per Fiorentina e altri. Già Napoli e Roma attirano antipatie trasversali simili a quelle delle grandi, anche se il loro tifoso medio è meno abituato a sopportare il tifo contro. In definitiva, a chi è davanti al televisore non dà fastidio che il telecronista o la seconda voce siano tifosi, perchè tutti lo siamo e senza almeno esserlo stati non si può capire il calcio, ma che ‘facciano i tifosi’: e il fatto che nemmeno siano tifosi di quella squadra è un’aggravante. Bei tempi quando deridevamo i telecronisti sudamericani con le loro esultanze per subnormali.

stefano@indiscreto.net

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