Calcio

Hugo e Diego Maradona al Napoli

Stefano Olivari 28/12/2021

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Hugo Maradona è morto, a soli 52 anni. Ed ha raggiunto, ovunque sia, suo fratello Diego. La condanna mediatica dell’essere considerato una figurina anni Ottanta, di quelle sfottute dai nerd, non deve far dimenticare che Hugo Maradona è stato un discreto mestierante del calcio in Europa, Sudamerica e soprattutto Giappone. Con premesse luminose, visto che a 17 anni giocava in Primera Division argentina con l’Argentinos Juniors e che nel 1985 aveva con l’Argentina partecipato al Mondiale Under 16, in una squadra che aveva come leader Fernando Redondo, fra l’altro suo compagno nell’Argentinos.

Ma ovviamente nella nostra testa anni Ottanta Hugo Maradona è stato soprattutto la meteora dell’Ascoli 1987-88, squadra in cui finì in maniera rocambolesca visto che per diversi mesi un Diego fresco di scudetto ed al massimo del suo potere contrattuale aveva chiesto a Ferlaino di prenderlo per il Napoli, che del resto lo scudetto lo aveva vinto con uno straniero solo… Ferlaino ed il neo-arrivato Moggi avevano già in mano Careca, ma acquistarono lo stesso Hugo sperando in un’apertura al terzo straniero che sembrava imminente. Sembrava, appunto.

Così Moggi dovette chiedere favori un po’ a tutti, perché Diego pretendeva che Hugo venisse prestato in Serie A, per averlo vicino. Venne circuito il Pisa di Anconetani, appena tornato in A, che però disse no visto che non voleva sprecare uno dei due posti per gli stranieri: quell’estate arrivarono Elliott e Dunga. Alla fine, dopo un tentativo con l’Avellino, nel taccuino moggiano del dare-avere rimase soltanto l’Ascoli di Costantino Rozzi, che per prendersi Hugo Maradona pretese il prestito di due che nell’Ascoli sarebbero stati titolarissimi, come Celestini e Carannante.

Maradona con Castagner, il cui modulo non prevedeva il trequartista (poi però avrebbe schierato Greco), giocò un totale di 19 partite, di cui 13 in campionato: quasi sempre da subentrante e quasi mai entusiasmando, dietro a Scarafoni e/o Walter Casagrande. Il terzo straniero a partire dalla stagione successiva fece tornare di moda lo scenario di Hugo a Napoli, ma il modo in cui si era concluso il campionato, fra rimonta del Milan e ammutinamento contro Bianchi, per non parlare del resto, certo non aumentò la sintonia fra Diego e Ferlaino, che appena ne ebbe la possibilità acquistò Alemão, fra l’altro lo stesso giorno di Crippa. Così per Hugo iniziò la vera carriera, inferiore alle attese di un trequartista (il piede era il destro) delle nazionali giovanili argentine ed al cognome, ma superiore a quella di tanti altri.

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