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Gallinari su Morse

Franco Casalini 01/09/2022

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Estratto di ‘E via… verso una nuova avventura! 1978-1990: la squadra della nostra vita‘, libro scritto da Franco Casalini con Mino Taveri (prefazione di Dino Meneghin, postfazione di Mike D’Antoni) e pubblicato da Indiscreto nel 2011.

“Scendo dal pullman” –Fu l’unica litigata fra Dan e Toni, almeno l’unica cui assistetti: c’era in ballo la gestione di Marco Baldi, che tutti, ma particolarmente il coach, volevamo andasse, l’anno dopo, a studiare e giocare in una high school americana. Ora, sia pure d’accordo sul principio, Toni, almeno così credo di avere capito, teneva aperta la possibilità che, invece, restasse, se per caso ne avessimo avuto bisogno, cosa che Dan non voleva nemmeno sentire, sia pure come ipotesi remota. Si era in pullman, in attesa di partire per una trasferta. Salgo e sento che, fra i due, la discussione è accesa. Pacata, ma accesa. Non faccio a tempo a sedermi, che sento il coach dire: Se non facciamo così, scendo dal pullman!”. E Toni: E scendi, cosa vuoi che ti dica!”. Addirittura! Ovviamente, non scese, e già al primo semaforo dopo la sede la lite si era ricomposta

Un gruppo magico – Ne abbiamo perse tante, di partite, in nove anni. Tutte sconfitte dolorose, alcune ferali. Eppure, mai, nemmeno una sola volta, ricordo se ne sia fatto un dramma. Quanto poi a farne una colpa specifica di chicchessia, neanche a parlarne. Chissà, forse il vero segreto di quegli anni sta tutto qui. E forse è anche il segreto di tutti i grandi cicli: Varese negli anni ’70, Virtus Bologna a cavallo del secolo, Siena dal 2007: a parte una miriade di racconti di Meneghin su Varese, non conosco le dinamiche interne di quelle grandi squadre, ma posso scommettere che è così. Senza dimenticare qualche discreto giocatore, ovviamente. Ma, almeno per noi, è stato un processo lungo, fino al Grande Slam del 1987.

Sempre presenti –Ogni singolo episodio, ogni singolo comportamento, rapportato a quello del gruppo, ogni giorno di vita in comune, tutto ha portato ad essere quello che poi siamo diventati. A cominciare dal primo anno: assieme al coach e a me, oltre a Cappellari, di quella prima edizione sono arrivati all’ultima, senza interruzioni, solo in tre: D’Antoni, Franco Boselli e Gallinari. Senza dimenticare Franco Carnelli, il dottore, e Claudio Trachelio, il preparatore atletico, figure tutt’altro che comprimarie. Riesce dunque difficile comprendere come un così esiguo gruppo di persone possa essere stato il nucleo da cui partì tutto. Eppure, è stato così. Ciascuno nel proprio ristretto ambito e nel rispetto delle competenze altrui.

La caviglia di Battisti –Tutto nasce in due fasi ben distinte, ma strettamente collegate e contemporanee: la nascita della mentalità cosiddetta “vincente” e, contemporaneamente, la nascita di un gruppo che, semplicemente, stava bene insieme. La prima la avviò il coach, la seconda fu fortuna e merito di tutti. Prima fase, lavoro sulle teste. Primo, piccolissimo, episodio: insignificante torneo a Rimini, ancora in giugno. Valentino Battisti, non ricordo come, si distorce una caviglia. Ok, starà fermo qualche giorno. Cosa? – disse il coach –  nemmeno per sogno, lui oggi si allena: fasciatura stretta, e via”. Ma, coach – notai sorpreso, abituato al tran tran precedente –  per un allenamento?”. Ma quale allenamento! Qui si tratta di saper soffrire”. Il primo esempio di quello che sarà il famoso “sputare sangue”. Ricordo il buon Valentino che mi guardava quasi chiedendomi, devo proprio…? Si allenò, guarì, e imparammo la prima lezione.

Gallinari su Morse –In altri capitoli già racconto quelle prime giornate di allenamento, quelle prime partite di pre-stagione, il cazziatone ai due Mike al torneo di Rozzano, prima vera sberla per il gruppo, ma il bello doveva ancora venire. Con l’inizio del campionato. Varese, ancora la grande Varese di Morse, Meneghin, Yelverton e Ossola, in casa. Dopo un tempo siamo sotto di brutto, tanto che Oscar Eleni, giornalista tanto appassionato quanto catastrofico, so che disse (io ero in spogliatoio): “Si sa già chi retrocede quest’anno”.  E ne aveva ben donde, viste le premesse orrende di quella prima esibizione. Poi, d’incanto, come il flauto sorto dal nulla nella sonata di Mozart descritta da Salieri in Amadeus, Gallinari  fermò Morse, fino allora, come sempre, inarrestabile. E vincemmo. Fu una pura intuizione del coach, magari dettata dalla disperazione, ma quanto mai decisiva. “Ma allora si possono vincere tutte le partite?”,  mi chiesi, e credo non fui il solo, fra quelli abituati da qualche stagione a subire le sconfitte senza far più di tanto per evitarle. Tanto per cominciare Gallo non uscì più dal quintetto, più o meno. E fu il primo messaggio al gruppo: compiti precisi ed invariabili. Mike dirige e decide, in campo, Kupec e Sylvester tirano, Toio e Gallo difendono, prendono i rimbalzi, e fanno i blocchi. Punto e basta. 

Estratto di ‘E via… verso una nuova avventura! 1978-1990: la squadra della nostra vita‘, libro scritto da Franco Casalini con Mino Taveri (prefazione di Dino Meneghin, postfazione di Mike D’Antoni) e pubblicato da Indiscreto nel 2011.

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