Tennis

Djokovic oggi, nemmeno l’effetto Connors

Stefano Olivari 16/02/2021

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Djokovic oggi contro Zverev nei quarti degli Australian Open 2021 ha spiegato per la millesima volta, la numero 301 in un torneo dello Slam, perché la testa sia alla base del successo nel tennis. Lo ha fatto contro un avversario di dieci anni più giovane, molto più sano (anche se dubitiamo dell’infortunio che contro Fritz lo aveva portato ad un passo dal ritiro) ed in teoria molto più affamato: zero tornei dello Slam contro i 17 del serbo, 3 vittorie in tornei Masters 1000 contro 36, sorvolando su tutto il resto. Inutile raccontare una partita a tratti commovente, le immagini parlavano da sole, ma sempre interessante la domanda: perché Djokovic è sottovalutato dai media?

Ben prima dei suoi 34 anni, anche perché una volta le carriere avevano lunghezze diverse, tutti gli antipatici della storia del tennis sono diventati simpatici: da Nastase a Connors, da McEnroe a Lendl. Djokovic è invece rimasto il terzo incomodo fra Federer e Nadal, nonostante prendendo tutti al 100% nel momento migliore della carriera sia meglio dei due grandi rivali sul cemento, molto più forte di Nadal sull’erba e di Federer sulla terra, mettendo comunque nel mirino lo svizzero sull’erba. Siccome nel mondo i lettori-telespettatori spagnoli e svizzeri non sono tanti di più di quelli serbi, e le dichiarazioni di Federer e Nadal non sono certo più brillanti di quelle di Djokovic, anzi, il problema deve essere un altro.

Forse, azzardiamo noi, a Djokovic il ruolo di burattino del sistema, sia pure strapagato, sta più stretto rispetto a quanto accada per gli altri due fenomeni, che non a caso hanno sempre fatto a gara per legittimarsi a vicenda e per dire le cose giuste. Il fatto che Djokovic abbia insieme a Pospisil fondato la PTPA ha fatto gridare allo scandalo i tanti cultori dei monopoli, dei sindacati unici e dei partiti unici, per non dire del pensiero unico. Come se l’ATP fosse un’associazione benefica.

Per ingraziarsi i media lo pseudo-negazionismo nei confronti del Covid non gli ha giovato, anche se alla fine il vero problema è che ha tolto la perfezione alle carriere di Federer e Nadal: non meno di 5 Slam ad ognuno dei due (vale ovviamente anche il contrario, soprattutto per Nadal-Roland Garros), senza contare la posizione numero 1 nel ranking. Chissà chi si troverà di fronte in finale a Melbourne, ammesso di battere un Karatsev in missione. Di sicuro il titolo di più sottovalutato nella storia del tennis, una delle poche realtà dove i risultati non mentono, non glielo toglierà nessuno. Comunque almeno un po’ di effetto Connors lo meriterebbe.

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