Basket

Il fuoco di Durant e dei Thunder

Stefano Olivari 23/05/2016

article-post

E se fosse l’anno buono per i Thunder? Lo si dice da cinque stagioni, poi finite fra mezze delusioni (su tutte la finale persa con i Miami Heat nel 2012, quando c’era anche Harden), oppure fra infortuni e polemiche, insieme a considerazioni amare su una squadra con due capitani che condizionano troppo i gregari. Però in questi playoff c’è un fuoco diverso e non certo perché dalla panchina Billy Donovan abbia portato chissà quali schemi sconosciuti a Scott Brooks: anzi, pregi e difetti dei vecchi Thunder si sono estremizzati e il discorso tattico rimane sempre lo stesso anche se Donovan ha proposto più variazioni sul tema rispetto al suo predecessore (l’ultima è il maggiore utilizzo di Ibaka da centro, in una versione di ‘small ball’ che toglie un po’ di pressione alle due stelle). L’ennesima prova la si è avuta la scorsa notte, quando a Oklahoma City gli Warriors sono stati asfaltati molto al di là del 133-105 che porta in vantaggio 2 a 1 i Thunder nella finale della Western Conference. Alla Chesapeake Energy Arena le 73 vittorie della stagione regolare sono sembrate un ricordo e gli Warriors sono stati battuti soprattutto psicologicamente, venendo sotterrati in un tipo di pallacanestro che fondamentalmente (e con più organizzazione dei Thunder) sarebbe la loro. Durant e Westbrook, 33 e 30 punti rispettivamente, sono stati dominanti ma la chiave di questo 2 a 1 oltre alle scelte di Donovan è stata una difesa almeno accettabile su Curry e Thompson, che non li ha certo annullati ma ha evidenziato certi limiti dei compagni visto che le loro statistiche individuali sono state buone ma il loro plus-minus è stato peggiore del risultato di squadra. La partita va però letta al di là dei numeri, essendosi decisa fondamentalmente nel secondo quarto ed in base a uno stato emozionale di quelli difficili da spiegare (se fosse facile tutti avrebbero la ricetta per vincere tutto). Continua sul Guerin Sportivo.

Potrebbe interessarti anche

  • preview

    Il Muro della Pallacanestro 2025

    Lo spazio per commenti e interventi riguardanti lo sport più bello del mondo…

  • preview

    La musica è finita

    Oscar Eleni ai Caraibi  per dimenticare il Merdocene, questi anni bui, come li descrive un giornalista canadese, per brindare con la gente del Curaçao, 188 mila abitanti, il paese più piccolo mai qualificato per i Mondiali di calcio che l’Italietta bavosa non ha  ancora raggiunto. Dicono che siamo stati fortunati nei sorteggi per lo spareggio […]

  • preview

    Gli anni di Sugar Ray

    Oscar Eleni sui prati di Lillehammer fra amici che avevamo lasciato in lacrime nel 1994  dove nelle Olimpiadi invernali l’Italia festeggiava medaglie importanti con Deborah Compagnoni, la Di Centa, si prendeva il quarto posto nel medagliere e nell’ultima giornata rubava il sorriso, la parola, persino al re Harald mentre la staffetta sugli sci sottili, quella […]