Un’estate italiana

Qual è l’inno dei Mondiali di calcio che ricordate di più? Se fatta in Italia, non c’è dubbio che la risposta a questa domanda non possa che essere Un’estate italiana, almeno per chi nel 1990 c’era già. Sono passati 30 anni da quando la canzone scritta da Giorgio Moroder e adattata e interpretata in italiano da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato divenne la colonna sonora delle notti magiche di un’edizione in cui l’Italia, che giocava in casa, si piazzò al terzo posto dopo aver sognato a lungo di poterla vincere.

Il brano, inciso anche in una versione inglese intitolata To be number one (testo di Tom Whitlock) proposta da un gruppo battezzato per l’occasione Giorgio Moroder Project, fu per la prima volta pubblicato nel novembre 1989, presentato il 9 dicembre in occasione del sorteggio dei gironi, e poi l’8 giugno nel corso dell’inaugurazione allo stadio Giuseppe Meazza (San Siro) di Milano, registrando un grande successo in tutta Europa e conquistando quindi non solo la memoria del pubblico italiano. Insomma, un simbolo ben oltre il ricordo di quell’estate.

Ecco che il video vede(va) i nostri due eroi Nannini e Bennato al centro di una scena digitale, in alternanza a un collage di immagini di campioni in azione e a sollevare trofei, da Gullit a Maradona, da Franco Baresi a Platini, tra esultanze ma anche tante disperazioni e confronti arbitrali. E con alcune scelte curiose, come l’iconico adoratore in ‘mutande’ e la gallina a chiedersi se è gol… Storia e atmosfera diversa rispetto al video di To be number one, con il bambino che desidera tanto un pallone.

I singoli del 1990 furono di fatto tutti superati da Un’estate italiana il cui testo, su uno straordinario pop dall’arrangiamento erede del decennio appena concluso, resta ancora oggi evocativo tra calcio e metafore della vita, con “il mondo in una giostra di colori” e “negli occhi tuoi voglia di vincere” in “quel sogno che comincia da bambino e che ti porta sempre più lontano”, per inseguire un gol al quale ognuno aveva (e ha) il suo magico significato da attribuire.

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12 commenti

  1. È curioso che per almeno due decenni Bennato e Nannini ai loro concerti l’abbiano eseguita di malavoglia, solo ultimamente si sono riappacificati con la canzone che li ha consegnati all’eternità e, nel caso di Bennato (la Nannini era già straconosciuta, in Germania e mezza Europa), messi sulla cartina geografica…

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    1. Forse più che sulla cartina geografica sul mappamondo, sulla cartina geografica forse c’era già per altro credo (da l’Isola che non c’è e peterpanismi vari a Ok, Italia…).

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  2. Quella è l’unica che conosco. Comunque a proposito di Bennato, una volta avevo commentato una presunta notizia su Lautaro che voleva cambiare squadra citando una sua canzone: “Quanta fretta, ma dove corri, dove vai”. Mi era venuto un dubbio, sono andato a leggermi il testo, ed è pazzesco: sembra scritta apposta per i procuratori… L’inno dei procuratori…

    Quanta fretta! Ma dove corri? Dove vai?
    Se ci ascolti per un momento, capirai
    Lui è il gatto ed io la volpe, stiamo in società
    Di noi ti puoi fidare
    Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai
    I migliori in questo campo siamo noi
    È una ditta specializzata, fai un contratto e vedrai
    Che non ti pentirai
    Noi scopriamo talenti e non sbagliamo mai
    Noi sapremo sfruttare le tue qualità
    Dacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorso
    Per la celebrità
    Non vedi che è un vero affare, non perdere l’occasione
    Se no poi te ne pentirai
    Non capita tutti i giorni di avere due consulenti
    Due impresari che si fanno in quattro per te
    Avanti, non perder tempo, firma qua
    È un normale contratto, è una formalitá
    Tu ci cedi tutti i diritti e noi faremo di te
    Un divo da hit parade
    Non vedi che è un vero affare, non perdere l’occasione
    Se no poi te ne pentirai
    Non capita tutti i giorni di avere due consulenti
    Due impresari che si fanno in quattro per te
    Quanta fretta! Ma dove corri? Dove vai?
    Che fortuna che hai avuto ad incontrare noi
    Lui è il gatto ed io la volpe, stiamo in società
    Di noi ti puoi fidar, di noi ti puoi fidare, di noi ti puoi fidar

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    1. Si, la conosciamo, eh?!

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      1. Non avevo mai sentito collegare quella canzone al calcio in trent’anni che la conosco. Secondo me sono stato il primo…

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        1. Nel caso leggesse qualcuno che conduce un programma radiofonico sul calcio… Al prossimo calciomercato usala come sigla e ringraziami dopo quando ti faranno i complimenti per l’idea..

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        2. Il primo a non averla sentita in trent’anni? Si. 🙂

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  3. Gli inni dei Mondiali sono diventati un genere a parte da quel mondiale. Produzione perfettamente centrata, sia per la firma di livello ma soprattutto perché proprio per cotanto autore di è evitato di cadere sulla solita lagna all’italiana (ricordo un lisergico sondaggio “A chi avreste affidato l’inno dei Mondiali?!” dove mi pare vinse Ramazzotti tra il pubblico giovane e………Modugno tra il pubblico più maturo!) da tovaglie a quadretti biancorossi.
    Sulla canzone si può discutere ma l’emozione che trasmette è pazzesca e non è solo questione di merendine di una volta (gli inni dell’86 o 94 non mi fanno lo stesso effetto), difatti anche questa non riesco ad ascoltarla, esattamente come la sigla di Goldrake. Quando le incrocio anche per caso tolgo subito l’audio perché troppo strazianti, già solo l’intro alla chitarra elettrica è un gavettone ghiacciato…

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  4. Direttore, forse avevo già chiesto ma rinnovo l’invito a creare una rubrica dedicata a Italia ‘90. Lei aveva l’età giusta all’epoca e la curiosità giusta per cogliere dettagli di quell’Italia che si preparava all’evento e dell’evento in se che pochi qua dentro hanno. Quella sua frase “(Italia ‘90) chiuse un’epoca irripetibile per il calcio italiano” è una delle cose più epiche mai lette. Forse semplicemente però la mia è nostalgia di un’epoca non vissuta (visto che a Italia ‘90 ero un bambino).

    Concordo con Dane, attacco di chitarra A dir poco lacerante.
    Ricordo ancora Pizzul in silenzio durante la manifestazione d’apertura e poi la sua voce che rompe il silenzio: “Siamo pronti”. Come un generale che prepara la truppa all’Evento per antonomasia.

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    1. D’accordissimo, sarebbe una gran cosa!

      Già vedere le partite dell’Italia su RaiSport (finalmente tutte, e in sequenza: forse è questo il segreto) mi sta riportando una serie di micro-ricordi che credevo sepolti. Ero bimbetto anch’io, e dei mesi tra il 1989 e 90 ricordo nitidamente una nazione che parlava esclusivamente di calcio: anche le zie, anche le maestre. Impossibile non appassionarsi e non arrivare a giugno carichi a pallettoni.

      Tra meno di un mese sarà il trentennale dei palloni giganti in quel venerdì a San Siro, del Camerun con due espulsi che batte i campioni, di Caniggia che entra al posto di Ruggeri e – meraviglia! – i nomi si muovono sullo schermo, con effetto entrata-uscita (Pizzul non vedeva l’ora di annunciare “la nuova grafica”, anche se font e layout by Mario Convertino erano già in uso da un anno). Sarebbe bello rievocare quel mese irripetibile.

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  5. La differenza tra i titoli delle versioni italiana e inglese che racconta da sola la differenza tra le due culture.
    Bennato ha scritto la mia sigla di trasmissione sportiva preferita che è “È gol” , sigla della Domenica Sportiva di inizio anni 80

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