L’età del cubo di Rubik

Avete mai completato le sei facce del cubo di Rubik? Noi al massimo della nostra freschezza mentale non ne abbiamo mai finita più di una, guardando con odio coetanei, nessuno dei quali Einstein, che lo finivano in scioltezza. I 75 anni di Erno Rubik sono quindi un pretesto per parlare del cubo che fece epoca in tutto il mondo, nei primi anni Ottanta.

Non è un argomento futile, perché il cubo di Rubik continua ad essere vendutissimo, fra originali e tarocchi siamo a circa mezzo miliardo di pezzi in tutto il mondo. Proviamo a pensare cosa siano mezzo miliardo di ragazzini. Si può dire senza problemi che il cubo inventato dall’ingegnere ungherese sia il gioco più amato della storia dell’umanità.

A provarlo anche la sterminata produzione editoriale, fra tomi para-universitari e guide di trucchi tipo quelle per i videogiochi, nell’ordine dei milioni di copie. Con la fine della moda, a metà anni Ottanta, il cubo di Rubik è rimasto un long-seller ed ha resistito sia ai tentativi di imitazione sia alle infinite cause per il brevetto. Di sicuro il cubo nella sua versione classica ha circa 43 trilioni di combinazioni, ipotizzando soltanto di ruotare le facce e non di scomporlo. E ci fa male pensare, visto tutto il tempo dedicatogli, che il record del mondo sia di 3 secondi (secondi…) e 47 centesimi, di un cinese, stabilito l’anno scorso.

La storia del cubo di Rubik si lega ad altre ossessioni della storia moderna, come il millennium bug. Chi se lo ricorda? Secondo qualcuno tutti i computer del mondo si sarebbero bloccati fra il 31 dicembre 1999 e il primo gennaio 2000… Patrick Bossert, nei primi anni Ottanta ragazzino prodigio che trovò la soluzione del cubo e scrisse anche un libro di enorme successo, a fine millennio asserì di avere inventato un rilevatore in grado di scoprire quali computer fossero soggetti al bug, ma quasi nessuno gli credette ed in effetti il millennium bug aveva lo stesso valore scientifico dei sistemi per il Totocalcio di Vincenzo Carchidi.

Una vita fa, fine anni Ottanta, andammo alla presentazione italiana di un altro gioco inventato da Rubik, chiamato Rubik’s Clock Puzzle. Se non ricordiamo male, lo scopo del gioco era sincronizzare sul mezzogiorno quadranti di un orologio scomposto. Il gioco, prodotto dalla Matchbox di Hong Kong, fu pubblicizzatissimo ma alla fine anche un flop colossale, cadendo nel dimenticatoio (su Wikipedia non esiste…). Ma a Rubik per entrare nella storia è bastato il cubo.

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5 commenti

  1. M

    Perché nella vita per avere successo ci vuole cubo

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    1. A

      è quello che fa will smith appunto per farsi assumere ne “La ricerca della felicità”

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  2. Io il clock puzzle me lo ricordo e lo avevo!Ma il cubo era più bello se non altro per i colori diversi

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  3. “Ma a Rubik per entrare nella storia è bastato il cubo”
    Un po’ come accadde ad Alexey Paijtnov: creò Tetris, ma non riuscì più a replicare lo straordinario successo. Sfortuna nella sfortuna, essendo dipendente statale sovietico (e poi russo), per anni non vide nessun quattrino 😰

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  4. A

    Mai risolto. Però un ragazzino di recente mi ha spiegato una tecnica basata sulla creazione di una croce su una prima faccia per poi fare una serie di rotazioni… ovviamente non ci ho capito nulla.

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