Wayne Rooney, eroe della vecchia Inghilterra

10 Settembre 2015 di Stefano Olivari

Il record di gol nella nazionale inglese, 50 superando i 49 di Bobby Charlton, è un ottimo pretesto per celebrare Wayne Rooney al di là dei confronti con epoche troppo lontane e situazioni tattiche che fanno pensare quasi a sport diversi. Charlton nella storica nazionale di Alf Ramsey giocava da centrocampista centrale, dietro a Hunt e Hurst, in un 4-4-2 reso ancora più blindato dal fatto che l’altro centrale di centrocampo, il duro Stiles, giocasse davanti alla difesa, mentre nel miglior Manchester United di Busby il sacrificato Charlton era ancora più lontano dalla porta, stando dietro a tre giocatori offensivi come Aston, Kidd e ovviamente George Best. Per questo i tantissimi gol segnati in carriera hanno un peso specifico superiore a quelli di Rooney, che pur sacrificandosi e correndo come un matto è quasi sempre stato la prima o la seconda punta delle sue squadre. Questo non toglie che nella storia del calcio inglese Rooney meriti un posto fra i primissimi, perché ha rappresentato un’idea di calcio e di vita davvero fuori dal suo tempo, il working class hero che non si vergogna delle sue origini (l’orgoglio di classe, prima ancora della marxiana coscienza, è il tratto distintivo del proletariato britannico) e che non cerca di sembrare diverso da come è: inevitabile il confronto con Beckham, che ha la stessa estrazione sociale ma è fin da subito diventato stella del jet set, o con l’idolo (Rooney ha più volte raccontato che si faceva chiamare ‘Owen’ nel calcio di strada, soprattutto dopo il gol all’Argentina del Mondiale 1998) Michael Owen, figlio di un calciatore e quindi in una condizione particolarissima. Continua sul Guerin Sportivo.

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