Vita da Hollywoood

7 Maggio 2002 di Erminio Ottone

Thomas Turbato
Milano, città di provincia. Paesino travestito da metropoli, dove tutti credono che la notte offra vaste possibilità di scelta, per poi accorgersi che i luoghi del divertimento (si fa per dire) sono sempre quelli: Hollywood, Toqueville, Old Fashion e pochi altri. L’importante non è divertirsi, conta soltanto esserci… E se nella discoteca c’è qualche vip (che nemmeno ti caga) tanto meglio!
Regina del palinsesto della mondanità milanese è la domenica, perché è quella la sera in cui si vede chi è davvero ‘trendy’ e chi è ‘out’, chi può permettersi di fare le 6 del mattino anche se il giorno dopo è lunedì, e chi no. Regina delle discoteche domenicali è l’Hollywood, punto di incontro di modelle, calciatori, attori, letterine e dell’immancabile seguito di sciacquette e leccaculo vari. Obiettivo numero uno: accedere al privee, l’unico in Italia dove gli ‘eletti’ abilitati ad entrare sono infinitamente di più rispetto agli ‘sfigati’ messi alla porta. Per far parte del non selezionatissimo privè, bisogna comunque avere dei santi in paradiso, ma non è detto che basti. La ‘porta’ delle meraviglie è un pertugio di un metro scarso che si apre in fondo alla sala principale, e lì convogliano le anime dannate, bramose di entrare nel privè della perdizione (nella bigotta e
‘infighettata’ Milano, perdizione significa il più delle volte strappare un bacio in bocca; per prestazioni più ardite, è necessario munirsi di Visa per pagare tavolo e bottiglie che facciano da esca per le bellone di passaggio). Capita che davanti alla porta di questo presunto paradiso si raccolgano centinaia di ‘imbucati’, rendendo impossibile l’accesso al privè…Organizzare meglio le operazioni di smistamento eletti/sfigati? Macché, funzionasse tutto alla perfezione, non ci troveremmo in Italia. E così, può capitare che anche i ‘raccomandati’ cui basterebbe un semplice cenno al ‘guardiano’ per ottenere il visto di ingresso, proprio non riescano a superare quella massa supplicante. Come fare? C’è un altro ingresso, dal quale è possibile piombare alle spalle del buttafuori in questione, salutarlo velocemente ed avere l’autorizzazione a varcare il tendone nero
che delimita l’area vip. A un fortunato è stato concesso di scavalcare. Chiedi di poter fare lo stesso al buttafuori incaricato al controllo di questo passaggio alternativo, e ti senti rispondere: “lui lavora qui, se permetti”! Frase ed espressione facciale cariche di supponenza, come a sottolineare che ‘quello lì’ è una persona importante, tu un povero pirla. Peccato che chi la pronuncia sia un quarantenne calvo e piuttosto in carne: arrivare a quell’età per stoppare gli ‘sfigati’ non rientra certo tra i miei sogni di bambino. La massa supplicante aumenta col passare dei minuti. C’è chi spinge per entrare, chi non riesce ad uscire. Chi prova a farsi largo tenendo per mano la ragazza può perderla e non ritrovarla più se non all’uscita. Meglio rinunciare. Tanto…. E qui, ecco un vecchio inconveniente del tempio del divertimento milanese. Capitava nei primi anni ’90, capita ancora oggi: il cesso degli uomini esonda come un fiume in piena, depositando sul pavimento della sala principale due dita di acqua mista a ciò che la gente ha bevuto e smaltito. Sistemare il guasto? Macché, non sarebbe ‘Italian style’: Gene Kelly cantava ‘Singing in the rain’, qui va di moda il ‘dancing on the pee’… Nessuno ci fa caso, nessuno chiama l’ufficio di igiene. Ma cosa importa? Siamo all’Hollywood, di là c’è la festa di Simona Ventura, cantanti, modelle e
figone varie… E naufragar ci è dolce in questo mare.

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