Vietato fermarsi sulla scaletta del privé

16 Gennaio 2004 di Erminio Ottone

di Erminio Ottone
18 – Il sempre giovane Erminio Ottone e il brillante Unhappy Hour hanno per una notte abbandonato la metropoli, cercando al Capogiro di Curno emozioni vere. Ma si sono imbattuti nel giovedì sera del famoso Pineta…

Amici di Indiscreto, ricordate gli agghiaccianti racconti del Pineta? Proprio lei, la discoteca regno del non divertimento… L’unica discoteca da evitare nella godereccia Romagna: d’estate, 30 gradi, non uno straccio di spazio all’aperto, 1000 persone stipate come animali da macellare in una location che ne potrebbe contenere al massimo la metà. Ma si sa, l’italiano medio, se non brilla della propria, adora brillare di luce riflessa e allora va al Pineta… Lotta per entrare, si squaglia nel caldo, diventa contorsionista per farsi largo nell’affollatissima discoteca (finendo per rovesciare nel giro di pochi metri tutto il drink appena acquistato), ma almeno guarda i calciatori ed è in mezzo alle gnocche (degli altri). Insomma, un quadro agghiacciante. Il Pineta, non contento di fare danni a Milano Marittima (nostro racconto del giugno 2002), ha pensato bene di attirare gli sfigati milanesi anche nella loro città (domenica sera al Toqueville, vedi racconto dell’ottobre 2003), ma non solo…

Si è spinto fin nella bergamasca, per diffondere l’epidemia di fighettismo anche da quelle parti. Per fortuna, non ci è ancora riuscito del tutto, ma ce la sta mettendo tutta. L’organizzazione della discoteca regina del non-divertimento si è stabilita al giovedì sera al Capogiro di Curno. Un posto non male: gente di varie parti (Bergamo, Brescia, Como, Cremona), pochi milanesi inamidati, tante ragazze carine e simpatiche, bella musica. Quanto durerà? L’episodio che Ottone sta per raccontarvi, è tipico dell’organizzazione del Pineta, che lasciamo a voi giudicare. Da cronisti, noi raccontiamo i fatti. Giovedì sera, appunto, Capogiro. Un grande spazio centrale, due privè rialzati con scaletta di accesso controllata dal solito muscolato: giacca e cravatta (sui super-anabolizzati il completo sta davvero male!), braccia conserte, sguardo dritto verso l’orizzonte (che in discoteca è una quindicina di metri più in là), pochi capelli, auricolare per far scena. 40 anni circa. Contento lui.
Comunque, Ottone ed il suo ritrovato compagno di sventure Unhappy Hour accedono al privè, ma  incontrano un amico e commettono il delitto di indugiare un secondo in cima alla scaletta per salutarlo… Senza nessun invito a spostarsi, (bastava un “per favore, lasciate libero il passaggio”) vengono spinti violentemente a terra dal palestrato, che davanti ai loro inviti alla calma dà la sua spiegazione: “Fuori dal cazzo, io devo lavorare!”. Già, peccato che a farlo lavorare sia proprio la gente come noi. Triste chi pensa di brillare di luce riflessa solo perché fa il palo davanti al tavolo di calciatori, attricette, prezzemoline e via dicendo. Dispiace vedere che si può arrivare a 40 anni anche così, ma tant’è. Ottone e Unhappy Hour hanno un concetto ben diverso del lavoro. Torneranno in quel posto, perché la gente ancora non è stata contaminata e i PR nemmeno… Ma al primo accenno di contagio da Pineta, scapperanno. Divertimento e arroganza sono due concetti che non si sposano mai.

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