Vecchi microservi

29 Marzo 2012 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
In giro a quest’ora? Non ha niente di meglio da fare? Le classiche domande che ci facciamo quando vediamo qualcuno per la strada alle undici del mattino, quando legittimamente gli interrogativi potrebbero essere ribaltati su chi osserva. In realtà la vera domanda, che non abbiamo il coraggio di fare nemmeno a noi stessi, è la seguente: come fa a non essere in questo momento collegato al web e quindi al mondo? Magari in questo momento stanno accadendo cose importantissime e lui/lei è lì davanti a quella stupida vetrina a perdere tempo… I dati, come spesso accade, ci danno torto, perché secondo l’ultimo report di Audiweb (relativo a febbraio 2012) nientemeno che 39 milioni e 440 mila italiani risultano collegati al web attraverso computer.
Più del 70% della popolazione, il futuro è già qui. Invece no, perché avere a disposizione una connessione internet non significa navigare. I cosiddetti utenti attivi, cioè quelli che si collegano almeno una volta al mese, sono infatti solo 27 milioni e 700mila, cioé il 50% esatto. Facciamola breve, l’unico dato che conta è quello degli utenti attivi nel giorno medio, che risultano essere 13 milioni e 760mila (25% degli italiani), con una crescita del 7,3% rispetto all’anno precedente. Incuriosice il tempo medio passato sul web, diminuito da un’ora e 37 minuti al giorno a un’ora e 26, ma ancora di più il numero di pagine lette al giorno: 166 contro 202. A questo punto entra in scena il massmediologo del Cepu, insieme al sociologo con i corsi a fascicoli: non ne possiamo più. Non ne possiamo più di questa quantità di informazioni e ci attacchiamo a pochi siti, al di là di quelli che dobbiamo visitare per ragioni pratiche o acquisti. Dati che confermano i nostri pregiudizi: sul web italiano più uomini (55%) che donne, più adulti (metà degli utenti attivi ha fra i 35 e i 54 anni) che ragazzi o vecchi. Dato che li contraddice: la fascia oraria con il più alto numero di utenti attivi è quella 18-21. Sarà anche vero che il web è per chi in ufficio si annoia, ma è ancor di più per chi nel resto della giornata è impossibilitato a collegarsi. Tutto questo è superato, già mentre ne stiamo parlando, perché queste rilevazioni riguardano solo chi si è connesso tramite un computer mentre quasi tutto ciò che è social ormai transita per gli smartphone. Concludendo? Il web è vecchio, chi è nato con lui lo considera solo uno strumento e non un modo di vivere. Meno che mai un sinonimo di libertà o un mezzo per riscattare la propria sfiga. Noi collegati metà giornata siamo invece sempre qui, a metà fra il nonno multimediale e i microservi di Douglas Coupland. Senza nemmeno creare codici, ma abbeverandoci da quelli degli altri.

Twitter @StefanoOlivari

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