Usa for Africa (We are the world)

26 Giugno 2010 di Stefano Olivari

Tutto il dramma di una partita senza domani nell’uscita di Kingson a togliere il pallone dalla testa del collega Howard, alla disperata ricerca del due a due a novanta metri dalla sua porta. Il Ghana ha salvato la faccia dell’Africa grazie a una partita solidissima: iniziata con mezzora di pressing clamoroso (da una di queste azioni è nato il ribaltamento con il vantaggio del Boateng cattivo), proseguita resistendo con disciplina al solito eccellente secondo tempo degli Stati Uniti, e conclusa nei supplementari con il gol qualificazione di Gyan e un tentativo di abbassare il ritmo che ha permesso solo gli ‘in the box’ a sfruttare la vitalità di Dempsey.
La terza squadra africana ad arrivare nei quarti di un Mondiale, dopo il Camerun 1990 e il Senegal 2002, è tutto tranne che un miracolo. Contro gli Stati Uniti tre degli undici titolari (Jonathan Mensah, Inkoom, Ayew) facevano parte del Ghana campione del mondo Under 20 dell’anno scorso, mentre quasi tutti gli altri sono da serie A di medio livello. Superiore come cilindrata all’Algeria (che invece è una squadra da B francese) e di un’altra categoria rispetto al Sudafrica, non ci sono motivi tecnici per cui il Ghana abbia fatto meglio di Camerun, Nigeria e Costa d’Avorio. Parliamo di valori individuali, perché come squadra fin dall’esordio con la Serbia si era vista una capacità di gestire la partita da club europeo. Venerdì prossimo l’Uruguay, squadra con la stessa filosofia ma tatticamente non speculare (al di là del fatto che Tabarez difenda a cinque o a quattro): da scommettere subito l’Under 2,5 gol, vista la mancanza di spazi (ultimamente in allenatorese di dice ‘densità’). La Celeste ha un po’ più di talento diffuso, a volte basta. Salutano gli Stati Uniti, che Bradley padre ha corretto in corsa inserendo Edu in mezzo al campo per avere qualcuno che tenesse il pallone due secondi sui piedi e favorisse gli inserimenti dei razzi Dempsey e Donovan. Escono dal Mondiale a testa altissima, dopo tre partite epiche nel girone e due errori difensivi (in entrambi i casi DeMerit) nell’ultima partita. I leader emotivi e tecnici, Dempsey e Donovan, avranno un altro Mondiale mentre dietro di loro la generazione Bradley (figlio) dovrà far crescere almeno un difensore centrale e un paio di attaccanti decenti. Forse senza l’involuzione di Eddie Johnson, nemmeno convocato nei ventitre, saremmo a fare altri ragionamenti, ma il movimento è così vitale che magari fra quattro anni gli Usa avranno in ogni ruolo più alternative di quante ne avrà Prandelli.
stefanolivari@gmail.com

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